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(20 settembre 2013) - Enel Brindisi in «vetrina» nel terzo Memorial


Archiviamo il terzo Memorial «Elio Pentassuglia-BMW Cup» con la consapevolezza di aver visto il bicchiere mezzo pieno. Buona la cornice di pubblico, molto di più nella prima giornata rispetto a quella conclusiva, a dimostrazione della forte curiosità degli appassionati di vedere all’opera la formazione che affronterà il secondo campionato consecutivo in serie A, terzo dell’era Bucchi. La buona affluenza di pubblico ha dimostrato in modo inequivocabile il grande affetto, mai sopito, che Brindisi ha nei confronti del compianto Elio Pentassuglia, e della grande riconoscenza per quanto Big Elio ha dato alla pallacanestro brindisina e pugliese. La terza edizione del memorial è stata anche l’occasione per presentare ufficialmente la squadra e tutto lo staff tecnico. Meno sfarzo del passato, anche se resta memorabile la presentazione nel piazzale Lenio Flacco della prima era della gestione Ferrarese. Serve poco apparire, meglio essere, e per questo condividiamo pienamente la scelta fatta.

Presentazione affidata ad un «mordi e fuggi» di Mino Taveri, ma mattatore della prima parte è senza dubbio il presidente Nando Marino. Passionale il suo intervento di saluto e di ringraziamento, ma a destare meraviglia, conoscendo la pacatezza del presidente, è stata una frase a dir poco scoppiettante: «vi presento la squadra più forte di sempre!». Dichiarazione impegnativa e gli crediamo sulla parola, non abbiamo elementi per dubitarne, con la sincera speranza che sia veramente così. 


Dopo poche settimane di preparazione non si poteva pretendere molto, ma le partite della New Basket sono state partite vere e soprattutto ci hanno ridato fiducia dopo un certo sconforto maturato a Matera. Abbiamo visto una formazione votata al sacrificio, attenta in difesa (il Sassari ne sa qualcosa) e con i colored che lottavano su ogni pallone come se fosse il più importante del campionato. Generalmente i giocatori d’oltre oceano, in questi tornei pre-campionato si risparmiano un po’, ma in questa occasione non hanno lesinato le energie, pur esigue a causa dell’inizio della preparazione, e la loro agilità è stata messa a dura prova dai pesanti carichi di lavoro.


Tutto sommato, abbiamo visto qualcosa su cui si può costruire un campionato di buona levatura e attendiamo di valutare la formazione sotto la regia del play titolare Dyson, fermo ai nastri di partenza a causa di un risentimento muscolare. Questo aspetto della squadra ci è piaciuto e forse l’assenza di una stella assoluta non può che far bene. Tanti ottimi giocatori tutti votati al gioco di squadra e non agli scout personali. Il bicchiere a questo punto sarebbe completamente pieno e ben augurante, ma purtroppo il reparto che non c’è piaciuto è sicuramente quello dei lunghi. Zerini a parte, sempre costante e concreto il suo gioco, e con Akingbala ormai virtualmente sull’aereo che lo riporterà a casa (per lasciare il posto al suo connazionale Alade Aminu), Miroslav Todic non ci ha entusiasmato per nulla e certe sue giocate, sia offensive che difensive ci hanno fatto torcere il muso dal disappunto. La nostra valutazione non positiva è confortata dai continui richiami di coach Bucchi al lungo bosniaco, enfatizzati dai due indici portati alle tempie come per dire: «usa la testa». Ovviamente i giocatori più possenti tardano ad entrare in forma e speriamo che sia solo questo, ma non siamo molto contenti della prestazione di Miro, come desidera essere chiamato.


L’ala forte titolare Delroy James è stata una piacevole sorpresa mentre Massimo Bulleri una conferma, un giusto mix di sagacia tattica e di eccellente tecnica. Con l’arrivo del nuovo pivot e con il recupero fisico del play titolare si potrà lavorare con più continuità. Gli impegni con tornei e amichevoli programmati fino all’inizio del campionato non possono che far bene e dare al coach tutti gli elementi necessari alla gestione di un roster che si preannuncia «intrigante».


Un piccolo inciso per Omar Thomas, beniamino dei tifosi nella esaltante cavalcata che portò la New Basket in serie A con al timone lo «sceriffo» Perdichizzi. Opaca la sua prestazione e non allineata alla sua fama e alle aspettative di coach Sacchetti.

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(13 settembre 2013) - Torneo prestigioso nel ricordo di Elio


La stagione 2013/2014 della NBB, col terzo campionato di Piero Bucchi a Brindisi, prenderà ufficialmente il via in occasione del terzo Memorial «Elio Pentassuglia», che quest'anno è anche BMW Cup. Con l'Enel Brindisi si contenderanno il trofeo EA7 Milano, Banco di Sardegna Sassari e Pasta Reggia Caserta. Per la prima volta il memorial si disputerà sotto forma di quadrangolare. Nelle edizioni precedenti, l’Enel Basket Brindisi ha sconfitto Sutor Montegranaro (2011) e Juve Caserta (2012).

Si rinnova anche quest’anno l’appuntamento con il ricordo di Elio Pentassuglia, uno dei massimi rappresentanti della Brindisi cestistica, se non il più grande. Era il 31 ottobre 1988 quando, in un incidente stradale, perse la vita il grande trascinatore della pallacanestro Brindisina. «Big Elio», soprannominato così a causa della sua mole e soprattutto per le sue indiscutibili doti umane, oltre che a Brindisi aveva legato per sempre il proprio nome alla storia cestistica di Rieti. A 56 anni stava tornando a casa dal padre nella sua Brindisi quando, lungo la statale 16 nelle vicinanze di Mola di Bari, impattò frontalmente con un'altra auto. Pentassuglia era stato per anni il coach di Rieti. Stagioni di grandi fortune grazie alle quali la  città laziale conobbe due volte la final four e la vittoria in Coppa Korac. Erano gli anni di Willie Sojourner e di un altro grande giocatore della Rieti cestistica: Cliff Meely, anche lui morto tragicamente. 


La vita di Pentassuglia è caratterizzata dallo sport a 360 gradi. Dopo un inizio di carriera nella pallavolo, ha giocato sin dagli Anni '50 nella Libertas Brindisi. Poi, dovendo abbandonare l'attività agonistica per problemi fisici, ha seguito il settore giovanile della sua squadra e della nazionale di basket. Le sue formazioni giovanili hanno ottenuto un successo enorme, vincendo tornei in tutta Italia. In quelle squadre hanno militato Claudio Calderari, Antonio Bray, Giuseppe Lonati, Giuseppe Galluccio, Giuseppe Rutigliano, Piero Labate, Maurizio Solfrizzi, Roberto Cordella: molti di loro hanno proseguito la carriera con successo. Big Elio continua la carriera come head coach ingaggiato da Napoli, Rieti ed infine Varese. Tra il 1982 e il 1985 torna ad allenare la squadra della sua città (Bartolini Brindisi) nel frattempo ritornata in A2. Un grande e per questo la casa del basket brindisino è da anni a lui intitolata.


Tornando al basket giocato, il memorial di quest’anno vedrà in campo squadre di prima fascia, ma senza dubbio - e nessuna se la prenda - la presenza dell’EA7 Milano e del Banco di Sardegna Sassari caratterizzeranno il torneo. La formazione milanese e quella sassarese sono tra le migliori compagini del prossimo campionato e gli addetti ai lavori vedono proprio nella roster allestito da Luca Banchi e Massimo Cancellieri il vero «schiacciasassi» con i ragazzi di Meo Sacchetti a contendergli il primato.


Piero Bucchi ha dichiarato che il torneo brindisino sarà molto utile per valutare attentamente la formazione allestita e poter eventualmente intervenire tecnicamente per dare equilibrio alla stessa. 


La formazione biancazzurra vista nell’allenamento di Matera (e non possiamo definirlo diversamente) ha fatto intravedere qualcosa di interessante su cui lavorare, ma nello stesso tempo ha messo in evidenza qualcosa su cui bisogna essere molto attenti ed oculati. Lo stesso Bucchi, sollecitato sullo stato di forma del pivot titolare Akinlou Akingbala pivot titolare ha detto: «Non sta bene, è molto indietro, fisicamente è molto pesante e sta combattendo. Per lui sarà un percorso in salita molto complicato». Parole dure, inequivocabili e molto decise, che in aggiunta a quanto abbiamo intravisto nei pochi minuti in cui è stato in campo ci lasciano senza parole. Sappiamo che il valore della nuova squadra dipenderà molto da quello dell’asse play-pivot, e speriamo che le negative impressioni iniziali siano immediatamente smentite per non trasformare il pir vivace mercato di quest’anno in un deludente riscontro sul campo, a cominciare dai forti dubbi su Akingbala e dalla fondata ipotesi del taglio!


Nicola Ingrosso

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(12 aprile 2013) - Animus pugnandi, la lezione casertana


Alla vigilia della trasferta di Caserta, coach Bucchi ha rilasciato questa inattesa dichiarazione: «... è preferibile giocare fuori casa dove non c’è il rumoreggiare del pubblico, penso che la squadra si rassereni …». Vogliamo considerare che le intenzioni di Bucchi fossero quelle di proteggere la squadra. In realtà le sue parole rischiano di ritornare al mittente come un boomerang e di creare una frattura con i tifosi, ingiustamente ritenuti artefici della «insicurezza della squadra» e delle sconfitte interne. Al miglior pubblico della serie A, capace di seguire la squadra fino in capo al modo, questa accusa doveva essere risparmiata.

Purtroppo la storia degli ultimi mesi non dà ragione al coach: in trasferta ha giocato senza il «rumoreggiare del pubblico» e ha perso lo stesso. Con quella di Caserta sono sette le sconfitte, frutto di sette partite fotocopia, tutte causate dallo stesso male oscuro. Per cercare di vincere, allora proponiamo di giocare le gare interne a porte chiuse senza pubblico e magari anche senza squadra ospite. Potrebbe essere un’idea per invertire il trend negativo?

Come ha potuto verificare a Milano, Bucchi sa bene cosa possa succedere se perde anche il supporto dei tifosi. Gli oltre 2500 abbonati, tra cui il sottoscritto, con i loro novecentomila euro (dati statistici dello scorso anno diffusi dalla Legadue) contribuiscono non poco anche all'ingaggio del coach e meritano, di conseguenza, più rispetto, meno favole e più assunzione diretta di responsabilità.

Non siamo solo noi a chiederlo, lo chiede a chiare lettere anche il patron con un recente post su facebook: «Non ho mai voluto dire una parola dopo una partita persa perché si rischia a caldo di sbagliare. Dopo sette di fila però dico che non è assolutamente giusto fare tanti sacrifici per subire tutte queste mortificazioni. Non può terminare così questo campionato e non è questione di salvezza ma di dignità». Dure e chiare le parole di Ferrarese, che smentiscono clamorosamente una delle linee programmatico-gestionali della presidenza Marino. Dichiarazioni che potrebbero riservare risvolti imprevedibili come già successo all'indomani della nefasta precedente esperienza in serie A. In quella occasione portarono, a «furor di popolo»,  al cambio repentino del timoniere e del nostromo. Potrebbe essere una soluzione necessaria anche in questa occasione e sarebbe forse il segnale forte che molti attendono. I vincoli contrattuali onerosissimi, purtroppo, impongono serie riflessioni cui fa eco il rispetto dei sacrifici di tutti, che richiedono «decisioni forti». Saprà la dirigenza conciliare queste due necessità?

I successi su Siena e Cantù, pur essendo stupende pagine di sport, che resteranno per sempre nella storia del basket cittadino, purtroppo non reggono più: ormai Siena e Cantù perdono praticamente con tutti, anche con la derelitta Biella. Che tristezza dover fare queste considerazioni dopo aver vissuto l'esaltazione del girone d'andata e dopo aver sperato in un epilogo diverso della stagione. Mi dispiace dirlo, ma in anticipo cogliendo alcuni segnali negativi, notando cedimenti della squadra anche nelle vittorie. I nostri allarmi sono stati fraintesi e non ascoltati. Non pretendevamo di essere ascoltati, in fin dei conti chi siamo noi? Nessuno, siamo della pallavolo, e non possiamo nulla contro la presunzione di chi pensa di avere le risposte giuste su tutto propinando anche belle favole. In questa confusione totale abbiamo però la certezza che il prossimo anno giocheremo ancora in serie A ... nella speranza che gli errori di questa stagione, insieme ai meritati successi, possano servire di monito e di esperienza per tutti. La dedizione e il sacrificio di Montegranaro e Caserta, da mesi senza stipendi, sono il vero esempio di sport, quello con la S maiuscola. Siamo in sintonia con le riflessioni di Lilli Colelli, quando sostiene che una squadra esprime sul campo il carattere, la determinazione, il coraggio, la voglia di lottare e di vincere che il proprio allenatore riesce a trasmettere. Caserta ha dimostrato di avere proprio l'animus pugnandi di coach Sacripanti ... noi sappiamo solo accontentarci. Voltiamo pagina, è meglio: questo campionato è andato così.

Nicola Ingrosso
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(14 dicembre 2012) - TIME OUT (43) a cura di Nicola Ingrosso



La telenovela del nuovo palasport

Questa settimana non parliamo di basket giocato ma della telenovela del nuovo palasport, una vicenda che sta assumendo sempre più contorni di difficile interpretazione. 

Il tifo organizzato non ha fatto mancare il suo dissenso: «Esagonale, quadrato o triangolare lu palazzetto sa da fare», recitava uno striscione apparso in curva accolto con un grosso applauso da tutto il pubblico presente, alla stessa stregua dello striscione apparso immediatamente dopo, che chiedeva rispetto. Una richiesta di rispetto scaturita dalle notizie diametralmente opposte che giungono da piazza Matteotti; rispetto che i tifosi - e non solo loro - chiedono anche dopo aver letto il comunicato stampa congiunto Comune-New Basket Brindisi, diramato nei giorni scorsi, che nelle intenzioni voleva sicuramente essere catartico ed invece è stato ermetico. Catartico nel tentativo di ricercare la purificazione, forse, per le troppe inesattezze di questi giorni, invece è risultato ermetico e di difficile comprensione.

Il sindaco Mimmo Consales decide di incontrare il neopresidente della NBB e con lui affrontare il problema della costruzione del nuovo palazzo dello sport. Si legge nel comunicato che l’incontro è stato proficuo. Ne siamo contenti, ma proficuo per cosa? Per ricevere ancora un impegno e solo un impegno circa la costruzione del nuovo palasport? Leggiamo inoltre dell’impegno del Comune a rispettare il crono-programma e la rapida conclusione dei lavori, senza far mancare l’ennesimo  colpo di scena finale, auspicando addirittura un anticipo sui tempi previsti. Ermetismo totale in barba anche a Salvatore Quasimodo che è uno dei più famosi ermetisti italiani. Crono-programma? Rispetto dei tempi? Anticipo sui tempi? Ma di cosa si parla? Sarebbe lecito prima conoscere quali sono questi tempi, ma soprattutto che fossero comunicati ufficialmente dagli uffici preposti, senza affidare queste notizie al social network di turno.

Ci piacerebbe che il Sindaco o almeno gli uffici comunali rendessero trasparente tanto entusiasmo e dichiarassero chiaramente le loro intenzioni, presentando pubblicamente progetto e tanto di diagramma di Gantt. Questo sì che sarebbe un colpo ad effetto, e non quattro fogli stropicciati, dati in pasto ai fotoreporter durante la festa promozione. Chiediamo molto? Forse questo impegno lo pretendono migliaia di tifosi, che sono anche migliaia di «grandi elettori» del sindaco Consales. 

La dichiarazione del presidente Nando Marino, poi, è tutto un programma: «... il presidente Marino ha ribadito quale sia la necessità di avere quanto prima una nuova casa per l’Enel Basket Brindisi, cioè per poter stilare programmi ancora più ambiziosi ed in grado di appagare la ‘voglia di basket’ di tantissimi appassionati della Puglia …».

Se il nuovo palasport deve essere un grande contenitore di aggregazione sociale, adibito allo svolgimento di grandi eventi e manifestazioni sportive, utile se non indispensabile a tutto il territorio brindisino e a tutti, allora ben venga, ma se deve essere - come succede ora - ad uso esclusivo della New Basket Brindisi cominciamo a non essere più tanto contenti. 

Non dimentichiamo che durante l'ultima ristrutturazione del PalaPentassuglia è stata negata, forse per errore di progettazione, e forse no, la realizzazione di due fori porta-pali. Così la nostra provincia non ha potuto beneficiare (anche in termini economici) di quanto si crea intorno a grandi manifestazioni sportive, dalla presenza di pubblico alla promozione del territorio! Fu vietato di fatto di far disputare una gara della Word-League di volley. Grazie alla mediazione paziente dell’ing. Mario Palmisano Romano, presidente provinciale della FIPAV, la Federazione internazionale aveva assegnato a Brindisi l’organizzazione di una gara dal fascino estremo e dallo spettacolo assicurato: Italia-Cuba. Uno smacco alla pallavolo, e al territorio brindisino tanto che a distanza di quasi due anni è sempre presente sul sito del Comitato provinciale questa scritta: «Brindisi non ha potuto ospitare la gara Italia-Cuba per colpa di due buchi! Una altra grande occasione persa. Che vergogna!». Riflettiamo.

Nicola Ingrosso

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(16 novembre 2012) - TIME OUT (39) a cura di Nicola Ingrosso



Conferme «targate» Reynolds e Simmons

Commentare a bocce ferme una partita come quella giocata con Pesaro è impresa quanto mai difficile. Pesaro gioca veramente male e fa giocare male anche gli avversari. Che Pesaro fosse formazione inadeguata per la serie A ne avevamo avuto sentore nella visione della gara con Reggio Emilia e trasmessa in diretta su La7d. La formazione marchigiana gioca il peggiore basket visto fino a questo momento e le mani tra i capelli, a mo' di disperazione, del presidente Franco Del Moro - fine intenditore della palla a spicchi - è un chiaro esempio: 15 punti nel primo tempo, con 8 nel primo quarto e 7 nel secondo e 28 palle perse non sono numeri da serie A. I 17 punti di differenza a favore della NBB sono anche pochi rispetto a quanto il campo ha detto. 


Se pur nel torpore generale e con un gioco che solo a tratti può definirsi «basket», sono stati comunque colti segnali significativi se non importanti. Prima nota, chiara ed inequivocabile, è che la NBB ha trovato il suo play. Scottie Reynolds, con calma e autorità, ha preso per mano la squadra diventandone il metronomo. La valutazione finale con un 25 di eccellenza assoluta dimostra che il play-guardia dell'Alabama sta diventando il vero leader della formazione di coach Bucchi: giocatore dall'intelligenza cestistica sopraffina, pronto a cogliere e intuire i movimenti dei compagni, trovandone quasi sempre uno libero, o a servire assist che non aspettano altro che finire in fondo alla retina. Reynolds è anche pronto ad assumendosi la responsabilità del tiro, con statistiche del 70% (7/10 da due) con tiri quasi mai forzati, che fanno di lui il giocatore faro, e fa mettere definitivamente in soffitta gli esperimenti di Gibson play. Scottie ha conquistata «sul campo» la fiducia dei compagni. 


Ulteriore conferma anche per una delle novità di Sassari: Cedric Simmons è diventato il pivot titolare e contro Pesaro ha saputo lottare ad armi pari con Andrea Crosariol, centrone di 210 cm., e ha ridicolizzato Sylvere Bryan, apparso il fantasma del buon giocatore dell'esperienza di Venezia e Brindisi.


Altro elemento positivo emerso dalla gara è l'intensità  difensiva e l'accortezza nel fondamentale tanto caro a coach Bucchi. 


Non vorremmo ripeterci, ma anche dopo Pesaro continuiamo ad aspettare che Jeff Viggiano diventi finalmente il quinto giocatore di questa formazione. Il giocatore della nazionale è stato spesso in affanno, soprattutto nei giochi difensivi, tanto da essere poco lucido e commettere due falli in pochi secondi. Jeff è apparso in debito d'ossigeno e con una condizione fisica approssimativa. Questa formazione ha bisogno anche di lui, visto che possiamo vantare una tra le  più ampie rotazioni di tutta la serie A. Bucchi ha schierato dieci giocatori e tutti sono andati a canestro con ben 17 punti venuti dalla panchina. Siamo sulla strada buona e già da domenica prossima potremo verificare i progressi compiuti, anche in virtù del nuovo assetto di squadra, e lo faremo contro Montegranaro che in questo inizio di campionato è apparsa formazione ben diversa da Pesaro, con il valore aggiunto di avere in panchina Carlo Recalcati, icona del basket italiano.


Dedichiamo una finestra ad una pagina a dir poco sconcertante e che ha il sapore dell'incredibile. Ci riferiamo alla gestione dell'impiantistica sportiva. Da anni l'azienda Natuna gestisce, su delega del Comune, gli impianti sportivi, garantendone la manutenzione e l'efficienza. Apprendiamo che nei giorni scorsi la richiesta di efficienza non e stata garantita e per una bolletta riferita al consumo di energia elettrica non pagata è stata «spenta» di fatto l'attività sportiva cittadina, lasciando gli impianti al buio con le squadre che hanno dovuto sospendere gare e allenamenti. Siamo convinti che visti i precedenti, la Natuna con questo comportamento abbia definitivamente «spento» la fiducia nei suoi confronti e che il Comune debba prendere provvedimenti, non potendo accettare una simile situazione anche in virtù di quelli che sono gli obblighi contrattuali, ma soprattutto in difesa di quella immagine che deve mantenere e difendere vista la recente nomina a «Città Europea dello Sport 2014».


Nicola Ingrosso





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(9 novembre 2012) - TIME OUT (38) a cura di Nicola Ingrosso


Dal "ranocchio" al principe sardo

Dopo il tracollo con Venezia su varie testate giornalistiche locali e su siti web si è letto di tutto. Per trovare cause e rimedi dopo un simile tracollo, c'è chi ha scomodato la «chimica», chi girava con il lanternino alla ricerca di «alchimie» giuste figlie più di streghe e fattucchiere che della logica, chi voleva affidarsi - scomodandoli - ai santi nella ricerca del «miracolo», e chi voleva affidarsi a fantomatici eroi nella speranza di una «impresa». Invece la risposta, come sempre accade, e quella più semplice: mettere ordine e fare cose semplici e ovvie, prendendo spunto da quello che ci suggerisce il campo.


Rimettendo le tessere del puzzle al loro posto, Scottie Reynolds ha giocato da play, Jonathan Gibson da guardia, e così sono cambiati squadra, gioco e risultato. Di questo anche il mitico «Kociss» Fultz, icona del basket bolognese nei primi Anni '70, nonché  padre del play della NBB Robert Fultz, in una recente intervista aveva parlato, formulando questa ipotesi e confermando di fatto anche la nostra tesi. 


In terra sarda, coach Bucchi, nel ridare ordine al «caos» delle prime gare di campionato, ha schierato Cedric Simmons in quintetto. Il pivot ha preso possesso dell'area colorata con autorità, relegando Jerai Grant, volenteroso figlio e nipote d'arte, al ruolo di rincalzo di lusso. 


In questo ordine quasi ottimale, che ha di fatto annichilito la formazione di Meo Sacchetti, resta ancora da migliorare il rendimento di Viggiano: a Sassari è stato meno evanescente, più produttivo e più accorto di altre volte.


Due semplici modifiche, qualche accorgimento difensivo e più determinazione hanno trasformato d'incanto il brutto ranocchio della gara contro Venezia nel bel principe della trasferta di Sassari. 


Da play quasi a tempo pieno, Reynolds mette in pratica una buona rotazione di palla e con 12 assist ha permesso alla squadra di giocare molto meglio. A beneficiarne sono stati principalmente i lunghi e questa dovrebbe essere la strada da percorrere nel prosieguo del campionato.


In alcuni frangenti si è anche riprovato a far portare palla a Gibson: un disastro, cinque palle perse su un totale di 14 di squadra. Numeri, statistiche e andamento della gara che dovrebbero far dire «basta» agli esperimenti pericolosi, auspicando che lo staff tecnico guardi anche di più la panchina. Matteo Formanti e Andrea Zerini, esempi di dedizione e sacrificio, quando chiamati in causa rispondono sempre «presente» ... altro che non schierati contro Venezia per scelte tecniche!


Nel complesso possiamo definire che quella di Sassari è stata una NBB molto diversa che assomiglia tanto a quella formazione che tutti si aspettavano ad inizio campionato. Merito di coach Piero Bucchi o del fantomatico mister Cucchi ... come titolava alla vigilia della trasferta isolana un giornale locale? Todo puede ser!


Il presidente della NBB Nando Marino in conferenza stampa all'indomani della sconfitta conto Venezia aveva detto: «Con la partita ancora in corso, pur pressoché decisa, molti tifosi hanno lasciato il palasport: mi è sembrato non rispettoso verso giocatori, staff e dirigenti che per primi auspicavano una affermazione contro una squadra, come Venezia, di assoluto valore ...». Ci piacerebbe ricordare al massimo esponente della NBB che dai dati resi pubblici a conclusione del campionato di Legadue dello scorso anno, il pubblico Brindisino ha contribuito con circa 900mila euro al budget diventando di fatto un socio di maggioranza relativa della società e ha tutto il diritto di esprimere il suo dissenso se manifestato in modo civile. Concordiamo con lui invece sulla stupidità di offese nei confronti della terna arbitrale che porta via risorse economiche che potrebbero essere impiegate diversamente.


Concludiamo facendo riferimento a un'altra querelle: la vetustà del pubblico. Una semplice proposta: offriamo gratis i biglietti non venduti agli alunni delle scuole, portiamo nel palasport gioventù entusiasmo, tifo. Perchè continuiamo a tenere posti vuoti? Ci si apre al sociale e avvicinare nuovi appassionati alla pallacanestro. Semplice!


Nicola Ingrosso

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(2 novembre 2012) - TIME OUT (37) a cura di Nicola Ingrosso


Un "gruppo" di solisti senza regole

Prima della gara è stato pubblicamente ufficializzato, davanti ad un pubblico biancoazzurro festante, il passaggio di consegne tra Antonio Corlianò e Fernando Marino. Tanto di braccia al cielo, la benedizione di Massimo Ferrarese, foto di rito ... ma purtroppo non si è brindato,  dovendo subire una brutta sconfitta, sia nel punteggio e sia nel modo in cui è maturata. La curva nord del palasport «Elio Pentassuglia», instancabile nell’incitare la squadra, oggi è stata protagonista di due episodi: ad un certo punto della gara ha esposto lo striscione «...vogliamo il palazzetto...» e a due minuti dalla fine della gara, con la Reyer ampiamente in vantaggio, ha lasciato anticipatamente gli spalti.


Per commentare questa giornata partiamo proprio dallo striscione della curva e cambiamo la frase con: «...vogliamo una squadra ... vogliamo un play...». Non è una esagerazione la nostra, ma l’affermazione e la naturale deduzione dopo aver assistito ad un basket indecifrabile. Ci affidiamo a wikipedia (in stato d’allarme per le decisioni che prenderà il Senato Italiano che sta discutendo un disegno di legge in materia di diffamazione che ne limiterebbe tantissimo i contenuti e l’utilizzo) e cerchiamo la parola basket. Nella enciclopedia planetaria leggiamo: «La pallacanestro, conosciuta anche come basket è uno sport di squadra in cui due squadre di cinque giocatori ciascuna si affrontano per segnare con un pallone nel canestro avversario, secondo una serie di regole prefissate». Quello che ci fa sorridere è che pure wikipedia parla di due squadre mentre domenica in campo abbiamo visto solo una formazione che potesse definirsi tale (la Reyer) e, di contro, un gruppo di solisti che senza regola alcuna hanno spesso giocato uno contro cinque. Artefice di questo sfacelo è senza dubbio Gibson, «gioia e dolori» di questa formazione. Il californiano è apparso in totale confusione tattica e agonistica, ha voluto fare tutto e lo ha fatto male. 


In molti frangenti del primo e del terzo quarto, i biancoazzurri sembravano più l’esercito di terracotta scoperto nel 1970 nei pressi del monte Li, nel Nord della Cina, che una formazione vogliosa di abbozzare una difesa credibile e mettere in pratica un gioco fluido e godibile. E pur vero che Diawara è giocatore talentuoso e in alcuni frangenti incontenibile, ma quando è stato affidato alle cure di Viggiano ha messo a segno 21 dei suoi 26 punti totali: 10 nel primo quarto e 11 nel terzo quarto. Diawara. talento cestistico che solo Perdichizzi non aveva compreso, si è preso la sua rivincita nonostante gli impietosi fischi, ma quello che conta, ha ridicolizzato Viggiano, mettendo ulteriormente a nudo l’inconsistente spessore agonistico e difensivo del giocatore della nazionale. Coach Bucchi ci suggerisce di avere pazienza e di aspettare il vero Viggiano e noi lo faremo ... tanto non possiamo fare altro! Ma intanto le sconfitte aumentano, un dato negativo spiegabile col demerito e l’inconsistenza difensiva di un Viggiano in apnea.


Ritornando all’esercito di terracotta cinese, Bucchi ne è stato il condottiero, anche lui in confusione (se vuole ci spieghi perché Formenti non è stato utilizzato). Ci piace molto di più però associare Bucchi all’imperatore cinese Qin Shi Huang,
per capirci quello che costruì la Grande Muraglia come mezzo di difesa, e non associarlo a quello che oggi è stato incapace di cambiare l’inerzia della gara. Per la verità il coach era quasi riuscito a cambiare l’inerzia del match: nel secondo quarto ha schierato un quintetto di lottatori che hanno annullato il gap maturato nel primo quarto, per poi ricadere nell’errore di rimandare il campo nel terzo quarto le belle statuine, Viggiano compreso. Dopo la gara di Cantù avevamo un dubbio, che per non essere i soliti brontoloni, non avevamo palesato: ha giocato bene Brindisi o per tre quarti non ha giocato Cantù? Dopo la gara di oggi la vera ipotesi è la seconda. Vince con merito Venezia che ha dimostrato la sua maggiore solidità difensiva e di squadra. Noi quando lo dimostreremo? E intanto il duro test di Sassari incombe!


Nicola Ingrosso





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(26 ottobre 2012) - TIME OUT (36) a cura di Nicola Ingrosso



Impresa sfiorata! Marino presidente

La partita di Cantù, giocando un po’ sui rispettivi sponsor, ha dato origine ad alcuni simpatici commenti. Sulla falsa riga possiamo dire al posto di ... che bolletta … che peccato e lo scriviamo a caratteri cubitali proprio perché la formazione di coach Piero Bucchi per gran parte della gara ha dominato e impressionato, con coach Andrea Trinchieri che dopo il -15 del terzo quarto aveva un espressione preoccupata. 

«Cantù, non dimentichiamolo, gioca l’Eurolega, e quindi ha un organico diverso dal nostro» ha detto Bucchi ai giornalisti. In poco più di sei minuti Cantù recupera gara e punteggio, ribaltando completamente l’inerzia della gara con un parziale di 16-6  grazie a Tyus e Markoishvili e ai tiri dai 6,75 di Tabu e Mazzarino. 

Mercoledì scorso, in conferenza stampa è stato affrontato anche il problema del ruolo di Gibson, evidenziato nel nostro articolo della scorsa settimana. Il coach è stato chiaro ed esplicito (si ascolti anche l'intervista rilasciata al nostro sito agendabrindisi.it) è ha letteralmente detto: «Quest’estate tutti volevamo Gibson ed il compromesso raggiunto con il giocatore, pur di farlo rimanere, era che lui giocasse play. Sapevamo che correvamo qualche rischio, abbiamo scommesso con Jonathan che voleva fare un certo cammino nella sua carriera. Gibson ha accettato di farlo qui a Brindisi rinunciando anche a molti soldi in più che gli erano stati offerti se avesse giocato in una squadra russa».

Concordiamo con staff tecnico e società sulla necessità di avere molta pazienza e di aiutare il californiano nel suo processo di maturazione, ma i rischi sono tanti e i due punti in classifica servono tantissimo. Ovviamente per come è stata disegnata la squadra e dopo l’ottima prestazione di  Reynolds possiamo dire che non si può tornare indietro, nella speranza che ci sia voglia e disponibilità nel continuare in questa scommessa.

Cantù ha evidenziato, se non accentuandolo, il momento no di Viggiano: speriamo solo che sia un calo di rendimento causato dagli impegni estivi della nazionale e che non nasconda altro, perchè non possiamo permetterci di aspettare troppo, visto che comunque già tanta pazienza e tempo stiamo dedicando a Gibson e gli impegni di campionato non danno tregua a nessuno.

Domenica, con diretta su La7d (ore 12), giunge a Brindisi Venezia, formazione costruita con il desiderio di ripetere se non migliorare il piazzamento dello scorso anno ma  come Brindisi ferma in classifica a quota due punti. Sarà una gara molto difficile, che dovrà essere affrontata con impegno e concentrazione, proprio perché la Reyer è formazione che può davvero essere anche quest’anno la rivelazione del campionato.

La settimana ha segnato, un svolta sul fronte dirigenziale. Lo storico presidente Antonio Corlianò aveva annunciato da tempo il suo desiderio di lasciare il «timone» della nave  New Basket Brindisi ad altro condottiero, ipotizzando e sperando che fosse proprio Massimo Ferrarese ad assumere la guida della società. Ma nella recente assemblea dei soci, invero un po’ a sorpresa, è stato individuato Fernando Marino. Nando (come meglio conosciuto) è così il nuovo presidente dell’Enel Basket Brindisi: sostituisce un uomo che ha segnato la storia del basket brindisino, vivendo con Ferrarese tutto il recente percorso, costellato da esaltanti successi e da qualche delusione. Di lui resteranno le innumerevoli immagini di gioia e di pacatezza nell’affrontare momenti difficili, ma passerà anche alla storia per essere il presidente del «Risorgeremo» esortazione quanto mai veritiera nei fatti!

L’assemblea dei soci del sodalizio biancoazzurro ha anche varato il nuovo vertice societario, nominando vicepresidente (vicario) Gino Bagnato e amministratore delegato Nico Carparelli, che prende il posto di Giuseppe Marinò.

Praticamente una rivoluzione ma, come dice Nando Marino (intervista visibile su agenda.it), nel segno della continuità e dell’ulteriore rilancio. «Sono solo il rappresentante di un gruppo di amici che sono anche i più grandi imprenditori della città. Un’alternanza alla guida di una società solida che cercheremo di allargare nella compagine societaria». In bocca a lupo per il lavoro che lo aspetta!

Nicola Ingrosso

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(19 ottobre 2012) - TIME OUT (35) a cura di Nicola Ingrosso


Il «rebus» Gibson e il neopresidente

Non vorrei smorzare gli entusiasmi dopo i primi due punti conquistati meritatamente dalla New Basket Brindisi, ma dobbiamo riflettere con freddezza su quello che hanno detto i quaranta minuti giocati con Cremona.



La vittoria di per sè basterebbe per registrare una domenica positiva, ma molte cose non vanno e il puzzle della NBB e ben lontano da riuscire ad incastrare con precisione le sue tessere. Dividiamo i segnali percepiti nel giochino del malus e plus. Iniziamo con le cose positive. La vecchia guardia o, meglio, gli artefici della promozione, Ndoja e Formenti hanno dato tanta vitalità e tanta sostanza alla squadra. Nei piani tecnici iniziali i due non avrebbero dovuto giocare tanto, e il loro impiego doveva essere importante sì ma non determinante. Concretezza e grinta hanno caratterizzato la loro prova tanto da poter affermare senza tema di essere smentiti, che sono stati la vera anima della squadra. Minuto, dopo minuto non hanno fatto rimpiangere le scelte iniziali di coach Bucchi. 


Finalmente Scottie Reynolds, con le sue importanti statistiche personali (tanto da essere da più parti definito il miglio «cecchino» della comitiva) ha realizzato le sue prime «bombe», una sorta di liberazione che non può che essere di buon auspicio. Simmons, finalmente dominatore sotto i tabelloni, ha aiutato a costruire il meritato successo.


Il «malus»? Iniziamo da Jeff Viggiano, che stenta e sembra avere difficoltà ad inserirsi nei giochi di squadra, e mettere in campo una maggiore intensità difensiva. A volte sembra giocare con sufficienza … troppa sufficienza. Le numerose rimesse sbagliate (clamorosa quella contro Varese che è costata la vittoria ai biancazzurri) lo dimostrano. Da un giocatore del suo tasso tecnico e della sua esperienza, giunto a Brindisi per fare la differenza non ci si aspettava un impatto così negativo, tanto da costringere il coach a tenerlo a lungo in panchina. Da un giocatore della nazionale ci si aspetta molto di più, altrimenti continuerà ad essere spettatore non pagante.


La negatività più silente è quella della mancanza di un vero play. La manovra è apparsa in tanti frangenti abbastanza impacciata e senza la necessaria fluidità, e solo in parte mascherata della prova dinamica di Fultz.


Non sono solo le cose positive e negative che devono essere analizzate, bisogna parlare seriamente del talento Jonathan Gibson. Diciamolo apertamente, anche gridandolo: Jonathan giocatore dalla classe sopraffina non è un play, è invece una guardia di grande levatura. Un giocatore combattuto dalla voglia di essere un play e dal suo talento che lo vuole sempre più guardia. Gibson in queste prime fasi del campionato assomiglia sempre più ai celebri personaggi dello scrittore Louis Stevenson: dottor Jekyll e mister  Hyde. Il Jonathan Gibson Jekyll (il bene nel romanzo di Stevenson) è quando gioca da guardia: determinante, impressionante, estroso. Il Jonathan Gibson Hyde  (il male) è quando gioca da play, stenta e fa fatica ad attaccare il canestro e a servire i lunghi ... e poi perde tante palle. Gibson ha giocato da Gibson solo nel secondo quarto, quando ha vestito i suoi panni, quelli della guardia. Se poi aggiungiamo che in squadra abbiamo Scottie Reynolds, il «gemello diverso» di Gibson, ecco che rischiamo di fare la frittata.


Se la modesta Cremona è riuscita a mettere in difficoltà la manovra e le fasi di attacco della NBB, allora è giusto che la palla passi a coach Piero Bucchi che deve risolvere rapidamente il dilemma. 


C’è chi vive una vita senza essere presidente e chi appena dismessi i panni di presidente di una ormai soppressa provincia è pronto a vestire i panni di presidente di una sua creatura ... e meno male che voleva cedere le quote! 


L'annunciato abbandono del presidente Antonio Corlianò (riunione CdA 23 ottobre) sembrano spianare a Massimo Ferrarese la strada della presidenza della sua NBB nella ricerca di quella ulteriore visibilità strumentale nell’attacco al palazzo. Di quale palazzo parliamo? Ovviamente del lavoro di Gian Lorenzo Bernini a Roma, su commissione di papa Innocenzo X … Montecitorio … tanto per fare un po’ di storia.


Nicola Ingrosso 

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(12 ottobre 2012) - TIME OUT (34) a cura di Nicola Ingrosso


Voglia di riscatto e di permanenza!

Con la programmazione della terza giornata Doppia si torna ad un campionato «regolare» per quanto riguardo lo svolgimento delle gare. Gli impegni di Milano e Siena con i «mostri» NBA ha sfornato due giornate «spezzatino» che hanno comunque disegnato una classifica che vede (ahime!), ultima la NBB in virtù di una differenza canestri maturata nella gara di Siena in quello che fu l’anticipo della seconda giornata. Il calendario, come fu detto all’indomani della sua pubblicazione, non sorride certamente ai biancoazzurri che nelle prime quattro giornate incontrano due delle pretendenti al titolo, Siena e Cantù (in testa a punteggio pieno) e Varese, da tutti considerata la possibile vera sorpresa del campionato. Nella gara d’esordio casalingo avevamo per lungo tempo «domato» i lombardi, per poi buttare al vento, in soli 90 secondi, il duro lavoro e, a sprazzi, anche il buon gioco. Varese punta molto su Banks ed Ere che nel palasport Elio Pentassuglia hanno mostrato tutto il loro valore e la loro pericolosità. 


Se è, e resta, solo una ipotesi quella di andare a far punti a Cantù, la possibilità di muovere la classifica si può cogliere in casa con la Vanoli Cremona.


In società, a più riprese e nelle varie conferenze stampa, si ostenta ottimismo. Coach Piero Bucchi si è detto particolarmente soddisfatto e parla di dettagli da sistemare, quei dettagli che possono fare la differenza. A rompere gli entusiasmi e a destare qualche preoccupazione gli infortuni patiti da due pedine importanti, come chiarito dal comunicato diffuso in settimana: «I giocatori Antywane Robinson e Robert Fultz si sono infortunati durante l’allenamento di ieri e, quindi, da oggi tenuti a riposo. In particolare: a Robinson è stato diagnosticato uno stiramento al legamento collaterale del ginocchio destro e le sue condizioni saranno rivalutate sabato prossimo; a Fultz, invece, è stata riscontrata una distorsione alla caviglia sinistra che dovrebbe essere recuperata in pochi giorni».


Non ce ne voglia Fultz, ma per quanto fatto vedere da Antywane Robinson in queste prime due di campionato, il suo infortunio se non recuperato diventa una brutta «gatta da pelare» e procura qualche apprensione in più in vista della gara con una diretta concorrente per la lotta salvezza. Il «colored» di Charlotte, con i suoi 23 punti in 64 minuti di gioco, realizzati contro difese arcigne come quelle di Siena e Varese, ha dimostrato di essere una giocatore fondamentale nel gioco di Bucchi.


Sia Piero Bucchi che Santi Puglisi parlano di una squadra che ha voglia di riscatto e soprattutto di miglioramento in alcune fasi di gioco.


Per quello che abbiamo visto sia nelle partite di pre-campionato che nelle due gare della regular season fin qui disputate, è proprio l’asse play-pivot che deve essere migliorato. Cedric Simmons, con soli 37 minuti giocati in due gare e 14 punti personali, ha dimostrato veramente poco, al pari del play-guardia Scottie Reynolds che con 6 punti di media in soli 28 minuti di gioco deve ancora far vedere al pubblico brindisino di essere quel giocatore che tutti si aspettano e che molti hanno descritto come il miglior acquisto della nuova NBB.


Ovviamente tutti e due stanno soffrendo della scarsa preparazione e intesa con il resto della squadra, per gli impegni della nazionale o per infortuni, ma purtroppo la classifica incombe, gli impegni si fanno sempre più importanti e di tempo da spendere non ne abbiamo!


Coach Piero Bucchi in conferenza stampa ha detto che Brindisi nelle due gare di campionato fin qui disputate era ancora in pre-season. Vorremmo ricordare e obiettare che è un’affermazione simile a quella fatta due anni fa da altro condottiero che dopo cinque partite e soli due punti in classifica disse appunto qualcosa del genere … e poi finì come tutti sanno. Squadra diversa, condottiero diverso, situazione dirigenziale diversa, il risultato finale deve essere obbligatoriamente diverso! 


Nicola Ingrosso 

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(5 ottobre 2012) - TIME OUT (33) a cura di Nicola Ingrosso


Doppia "protesta" e nuovo palasport

La domenica dell’esordio casalingo in Lega A della New Basket Brindisi inizia e finisce con analoga parola: «protesta». La prima protesta è quella del movimento «No al Carbone», svolta all’esterno del Palasport e stata caratterizzata dallo slogan «La serie A ci appartiene anche senza l’Enel». La prima volta in assoluto, segno dei tempi che cambiano? 

Soprassediamo sulla protesta dei tifosi per quei 90 secondi di pura follia che hanno portato Varese all’over time prima e alla vittoria poi, ma ci soffermiamo sulla plateale protesta del direttore sportivo Renato Nicolai, a causa dell’errata trascrizione a referto del quinto fallo di Scottie Reynolds anziché del reale quarto fallo. Protesta che è costata l’ammonizione, al diesse, ma costatata le veridicità di quanto reclamato da Nicolai, alla New Basket è costato molto di più: partita e primi due punti in classifica. Concordiamo con quanto sostenuto nel comunicato stampa della NBB, che si augura che tutto ciò non abbia a ripetersi, in considerazione che l’errore ha praticamente determinando il risultato finale di una partita giocata sul filo dell’equilibrio.


Nell’avvicinarci al palasport, abbiamo subito notato una scritta sulle tanto discusse vetrate dell’impianto di contrada Masseriola: «Qui gioca ....» con tanto di logo del main sponsor. Scritta gigantesca, scenografica quanto sorprendente, tanto che dopo le notizie del «trasloco»  dal centrocampo del logo e della scritta» Città di Brindisi» eravamo molto curiosi di constatare cosa ci fosse al suo posto. Le anteprime le avevamo viste grazie a facebook e grazie ai sempre ben informati tifosi, ma non sapevamo dove fosse finito il «cervo». Nel comunicato della società, diramato tempo fa, si legge: «Con il sindaco Mimmo Consales, con l’intento di dare maggiore risalto alla città, è stato convenuto di spostarlo in altra zona del campo di gioco, dandone superiore evidenza grafica ...». Se ci è permesso dirlo, cari signori soci, non ci piace «la maggiore visibilità riservata al padrone di casa». Meno male che i rotor a led almeno qualcosa in più l’hanno fatta.


Nella prima di campionato proprio per il caldo afoso, fuori dalla norma in questo periodo dell’anno, abbiamo potuto constatare che le problematiche del campo si sono riproposte pesantemente, con una serie di «scivolate» al limite dell’infortunio. Qualcuno, indignato, e solo per un istante ha abbozzato un timido coro: «Vogliamo il palazzetto». All’esordio del nuovo sito di Agenda Brindisi, abbiano deciso di inserire la sezione dei sondaggi on-line, che non ha un valore statistico e i dati non sono elaborati scientificamente su un campione ma hanno il solo scopo di permettere ai lettori di esprimere la propria opinione sui temi di attualità e di vita cittadina. Abbiamo inserito la domanda. «Nuovo palazzetto dello sport: quando?» proprio per csapere come la pensano i brindisini, soprattutto dopo la formale promessa del sindaco Mimmo Consales, corredata dal progetto di massima e consegnato al patron Massimo Ferrarese in occasione della festa per la promozione in serie A. I dati ci dicono che il 62 % dei nostri lettori pensa che non lo vedremo mai, il 30% pensa che la sua realizzazione si vedrà entro un anno, mentre per il 4% i lettori il nuovo impianto sarà costruito entro 2 o 3 anni. Dopo le perplessità di Giuseppe Marinò, sempre sul nuovo palasport, espresse in occasione della presentazione della nuova maglia, ora ci aspettiamo che sia il sindaco a dirci finalmente come stanno le cose. Gli rivolgiamo una domanda del tutto simile a quella che un anonimo rivolgeva al sindaco Domenico Mennitti utilizzando un forum: «Buongiorno signor sindaco, a quando il palasport?». E noi aggiungiamo: «Per essere una città normale». Frase molto cara allo stesso sindaco Mimmo Consales. 


Nicola Ingrosso 

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(28 settembre 2012) - TIME OUT (32) a cura di Nicola Ingrosso


Scudetto e salvezza, gli scenari possibili

Finisce la lunga serie di tornei precampionato, tutte le squadre hanno impostato la preparazione sulla voglia di basket giocato. Si torna ufficialmente in campo per i due punti e Brindisi lo ha fatto per prima, sfidando il Siena del dopo Pianigiani. Nella cronaca della gara i particolari di una sfida prestigiosa per i colori biancoazzurri.


Analizziamo ora le formazioni che si presentano ai nastri di partenza della serie A, che inizierà sabato 29 settembre con la sfida Cremona-Bologna, con diretta su La7d alle ore 16.10.


Dividiamo il lotto delle formazioni del massimo campionato in quattro categorie. In pole position gli addetti ai lavori mettono Milano, che parte con i favori del pronostico. L’Olimpia ha confermato sette dodicesimi del roster finalista dello scorso anno, cui si sono aggiunti Langford ed Hendrix e Stipcevic, Basile e Chiotti che allungano la panchina con tanti punti nelle mani. Seconda nella lista del «gradimento» la MPS Siena che ha letteralmente rivoluzionato il roster. Unici superstiti Carraretto, Ress e Moss cui si aggiungono Brown-Janning-Kemp, Hackett, Rasic, Eze, Sanikidze e Kasun. Sembra un mix più di quantità che di qualità come ha dimostrato la sconfitta patita contro Cantù nella Bekp Supercoppa di Rimini. 


Potenziale terza forza del campionato è Cantù. Alla corte di Trinchieri sono giunti gli azzurri Aradori e Cusin con Tabu, Smith, Brooks e Tyus a rinvigorire i confermati Mazzarino, Markoishvili, Leunen e Scekic. Siamo convinti che a giocarsi il tricolore saranno proprio queste tre formazioni. 


Ad insidiare il cammino un folto gruppo di pretendenti. Un plotone agguerrito, capeggiato da Varese, completamente ridisegnato da coach Vitucci con atleti giovani, con entusiasmo da vendere e tanta freschezza atletica. Nel lotto delle inseguitrici senza dubbio Sassari, che riparte dalla conferma dei cugini Diener e dai sette decimi del roster della semifinale scudetto 2011/12. Per reggere meglio l’urto della novità Eurocup si sono aggiunti Thornton ed Ignerski. Il Venezia dell’imprevedibile presidente Luigi Brugnaro ha aggiunto ad un roster già solido la qualità di Zoroski e due vecchie conoscenze del pubblico brindisino: Diawara e Williams. Avellino e Bologna da decifrare: gli irpini, incontrati appena tre giorni fa, hanno dimostrato di aver allestito un roster di grande qualità offensiva con Hardy, Warren, Richardson, mentre la Virtus Bologna è una vera e propria incognita. Se il trio di spessore Poeta, Gigli e Rocca e il talento di Steven Smith trovano sintonia, potrebbe inserirsi bene tra le big del campionato.


Come sempre ci sono le outsider. La Virtus Roma è la più intrigante con Datome come bandiera, Goss come bomber e atleti tutti da scoprire come Taylor e Gzyz.


La matricola Reggio Emilia ha puntato sulla continuità del nucleo-promozione «puntellato» con la sostanza di Cinciarini e Brunner e il talento del serbo Jeremic. Caserta ha puntato su italiani esperti (Mordente e Michelori) e stranieri non dal grande nome, un mix a basso costo e dal buon potenziale. Tanti giovani per Biella, con Soragna e Jurak a dare esperienza. A Pesaro potrebbero non bastere l’azzurro Cavaliero e un Crosariol da rilanciare. Un budget basso, figlio della crisi, ha imposto a Cremona e Montegranaro scelte obbligate ... per un’annata di sofferenza. Sono queste le formazioni che lotteranno per non retrocedere. E Brindisi? I più esperti mettono la formazione di Bucchi tra le possibili sorprese del campionato. Tutto sarà legato al duo Gibson-Reynolds, che è chiamato a prendere la squadra per mano, sfruttando un potenziale atletico e tattico di prim’ordine che ha i suoi maggiori interpreti in Robinson e nell’azzurro Viggiano, con Simmons a rendere difficile la lotta sotto canestro. Brindisi è una matricola che una volta conquistati i punti salvezza potrà ambire a posizioni di rilievo e a ritagliarsi il ruolo di matricola terribile. Sarebbe fantastico un ingresso nella griglia play-off. Speriamo di aver visto bene. E buon basket a tutti!


Nicola Ingrosso 

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(21 settembre 2012) - TIME OUT (31) a cura di Nicola Ingrosso


Quando la notizia non "va" giudicata

La rubrica Time Out, che mi onoro di curare per Agenda, noto settimanale di cultura e vita brindisina, è inserita nella sezione sport ma generalmente vuole riflettere «a bocce ferme» su questioni che possono andare ben oltre lo sport giocato. Ci siamo occupati anche di problematiche sportive in senso lato, proprio perché mi sento e sono uomo di sport. Per anni ho fatto parlare di sport tanto da meritare grossi riconoscimenti a livello nazione ed ora mi piace parlare di sport.


Tutto questo però non mi fa dimenticare la professione di docente, canuto, stanco e spesso brontolone professore, ma sempre pronto ad impegnarmi nel difficile compito di formare i giovani. L’anno scolastico è appena iniziato ed è sempre più difficile barcamenarsi nella crisi economica, che ha «tagliato» significative risorse alle attività didattiche. Una lezione a costo zero che vorrei fare ai miei alunni è quella che riguarda la storia e le problematiche del giornalismo, dell’informazione e della categoria cui mi onoro di appartenere da anni: appunto quella dei giornalisti.  Da dove partire? Difficile deciderlo, ma da fermo e convinto difensore della costituzione perché non partire da libertà e diritti costituzionali? Nella carta costituzionale vengono annoverati  i diritti assoluti: la libertà personale, libertà e inviolabilità del domicilio, libertà di circolazione e soggiorno e soprattutto la libertà di manifestazione del pensiero.


Ma perché i padri costituenti hanno deciso di inserire prepotentemente tra le libertà irrinunciabili quella di manifestare liberamente il proprio pensiero? Tutto parte da molto lontano. Il Ministero della Cultura Popolare, anche conosciuto con l'acronimo MinCulPop - che tanta ironia nel tempo ha scatenato per una assonanza «non elegante» -, è stato un ministero del governo italiano nel Regno d’Italia col compito di controllo e organizzazione della stampa. Il dicastero venne istituito il 22 maggio 1937, precursore ideale dell'Ufficio Stampa del Capo del Governo, istituito nel 1922. Nel settembre 1934 venne trasformato in Sottosegretariato di Stato per la Stampa e la Propaganda, mentre nel giugno 1935 venne ampliato in Ministero per la Stampa e la Propaganda. Nel maggio 1937, infine, si ebbe l'ampliamento dei poteri con conseguente cambio di nome in Ministero della Cultura Popolare. Il ministero aveva l’incarico di controllare ogni pubblicazione, sequestrando tutti quei documenti ritenuti pericolosi o contrari al pensiero del governo e diffondendo i cosiddetti «ordini di stampa» (o «veline») con i quali s’impartivano precise disposizioni circa il contenuto degli articoli, l'importanza dei titoli e la loro grandezza. Più in generale, questo ufficio si occupava del controllo totale della stampa.


Un’aria di «strana di libertà» dovevano respirare i colleghi del tempo, molti furono perseguitati, altri ne morirono: esempio per tutti, Ezio Cesarini del Resto del Carlino, fucilato per la libertà di stampa e medaglia d’argento al valor militare.   


Sotto la presidenza di Giuseppe Saragat l’Assemblea Costituente, nelle sedute che si svolsero fra il 25 giugno 1946 e il 31 gennaio 1948, impiegò poco tempo per rimettere le cose al loro posto, ridando piena libertà al pensiero liberamente espresso. Cosa ci insegna la storia? Che le notizie sono le notizie, il giornalista o il giornale non devono essere giudicati solo se la notizia pubblicata piace o non piace, ma dalla qualità, dalla pertinenza e dalla verità della notizia stessa. Antonio Gagliardi, maestro del giornalismo pugliese, che cito con grande piacere, ad una mia lamentela, da direttore sportivo, per aver dedicato poco spazio alle ns. imprese sportive, mi disse: «Che ci volete fare, siete troppo bravi, non fate più notizia». Il giornalismo è anche questo. Vi chiederete cosa c’entri tutto questo con una rubrica comunque inserita nella sezione sportiva … un semplice rimando, con tanto di riflessione, alle considerazioni fatte una settimana addietro parlando della situazione cestistica brindisina. E chi vuole intendere intenda!


Nicola Ingrosso 

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Agenda Brindisi - dal 1991 il settimanale dei brindisini
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(14 settembre 2012) - TIME OUT (30) a cura di Nicola Ingrosso


Nell’intento di porre fine alla polemica sull’autorizzazione di spostare dal centrocampo del palasport Elio Pentassuglia il logo del comune di Brindisi, la New Basket Brindisi ha diramato uno sterile comunicato stampa: «In riferimento alle notizie apparse su alcuni organi di stampa relativamente al logo Città di Brindisi già presente al centro del parquet del Pala Pentassuglia, si precisa che la ‘rimozione’ rientra in un preciso accordo con l’Amministrazione comunale, proprietaria dell’impianto sportivo. In particolare, con il sindaco Mimmo Consales, con l’intento di dare maggiore risalto alla città, è stato convenuto di spostarlo in altra zona del campo di gioco, dandone superiore evidenza grafica ed inserendolo, anche, nei rotor pubblicitari e sulla cartellonistica fissa di bordo campo».

Possiamo dire che non ci convincono proprio né il comunicato stampa né le intenzioni (dichiarate) di dare maggiore risalto alla Città. Il perché è semplice: se fosse vero che altro posto nel palasport darebbe più visibilità, allora una nota banca starebbe comprando uno spazio pubblicitario secondario. Analoga proposta fu avanzata alla giunta Mennitti che non accetto ... e la nota banca prese armi e bagagli e decise di andar via con un semplice quanto pragmatico: «O quello o niente». 


Può essere credibile secondo voi? In tempi in cui ogni contributo economico è importante e necessario per mantenere la massima serie di basket a Brindisi, tutto è giustificabile e comprensibile, ma almeno diciamolo chiaramente e nel modo giusto, senza scomodare le fiabe e favole dei fratelli Grimm nella speranza di essere credibili. Bastava dire per esempio: «Vista la proposta commerciale della banca e per contribuire affinché la massima serie di basket possa giocarsi sempre a Brindisi, questa Amministrazione comunale decide di cedere lo spazio a centro campo dando così il suo modesto contributo». Questa è solo una idea ma è molto meglio … non vi pare? Detto cos, tutti avrebbero capito e non sarebbe stata neanche alimentata la polemica. In definitiva adesso si è alzato un polverone,  è stato sfrattato il cervo «padrone di casa» relegando in un cantuccio, con lo specchietto delle allodole, secondo i rumors, di far raddoppiare la scritta, che potrebbe essere posizionata su ogni metà campo ... sempre se la Lega di serie A non decida diversamente. 


Nello stesso comunicato stampa troviamo: «Nell’occasione si puntualizza, inoltre, che l’Enel Basket Brindisi provvederà al pagamento dei ticket dovuti per l’uso del Pala Pentassuglia così come sempre fatto in passato». Possiamo parlare di «un’altra figuraccia» e anche in questo caso il comunicato stampa contiene delle non verità. Se il debito per ticket non pagati è riferito come sembra, all’anno 2011 e ai primi sei mesi del 2012, il «così come sempre fatto in passato» potrebbe essere non proprio veritiero. L’impegno a pagar subito risolve il problema, ma la figuraccia resta tutta. Simili bucce di banana, su cui si può scivolare, dovrebbero essere scansate. La New Basket Brindisi, la maggiore società sportiva pugliese per campionato disputato, deve essere la più grande e la migliore. Sempre!


Nelle due gare dei play-off dello scorso anno e in quelle di campionato, giocate contro l’Assi Ostuni, i cori dei tifosi si affrontarono con sfottò ripetuti e reciproci. Dal lato dei supporter della città bianca si fece riferimento anche al palazzetto Elio Pentassuglia, con la frase «… siete limitati come il vostro settore ospiti …», ora scoprire che anche la formazione del presidente onorario Tanzarella deve all’Amministrazione comunale di Brindisi un cifra non trascurabile, ci fa sorridere ma di rabbia. Come brindisini nel caso specifico ci sentiamo cornuti, mazziati e cacciati di casa, in barba alla riconoscenza e alla coerenza.


Nicola Ingrosso 

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(7 settembre 2012) - TIME OUT (29) a cura di Nicola Ingrosso



Dopo una calda estate, sia per le vicissitudini cestistiche che per la politica e la vita cittadina, c’era grande attesa per vedere ufficialmente all’opera la nuova New Basket Brindisi, anche se ancora «orfana» di Formenti, Reynolds, Ndoja, Simmons e Viggiano (infortunati i primi due, impegnati con le rispettive Nazionali gli altri). L’avvio della lunga serie di tornei, tradizionale fase di avvicinamento al campionato di serie A, è da qualche anno anche l’occasione per onorare la memoria dell’indimenticato Elio Pentassuglia. Gli appassionati di basket non hanno fatto mancare la loro presenza all’evento. E’ stato possibile constatare felicemente che la New Basket Brindisi inizia la sua avventura esattamente come l’aveva conclusa: con Jonathan Gibson già leader. Le accelerazioni del folletto californiano e una difesa attenta impongono a Caserta, avversario di rango e in debito di ossigeno, un perentorio quanto imbarazzante venti a zero di partenza ... il resto della gara è solo accademia (97-53 il risultato finale). Le due squadre dovranno lavorare tanto, ma coach Sacripanti e la sua Juve Caserta molto di più. Inizia dunque con segnali positivi la nuova avventura nella massima serie dei biancoazzurri. Ma se sul versante del basket giocato sembra essere tornato il sorriso per tutti (anche per coach Piero Bucchi, che nei giorni scorsi era visibilmente preoccupato e contrariato per le numerose assenze), dal punto di vista del basket «non giocato» qualche passo falso ha gettato ombre sul nuovo corso della pallacanestro brindisina. Due passi falsi sono legati alle fasi di mercato. Ci riferiamo con preoccupazione, per un film già visto, alla vicenda dell’infortunio di Scottie Reynolds, che ricorda un certo Chris Monroe. Stesso ruolo, stessa situazione ... speriamo solo che l’epilogo sia diverso. Aver comunque visto Reynolds sgambettare sul parquet, anche senza mai abbozzare un timido salto, potrebbe tranquillizzare l’ambiente e dissolvere preoccupazioni del passato. L’altro passo falso è solo una questione di stile. Riguarda la vicenda umana di Dejan Borovnjak, quel bravo ragazzone dalla faccia pulita. Abbiamo letto le dichiarazioni rese a DailyBasket da Misko Raznatovic, definito uno dei migliori agenti d’Europa. A detta del procuratore, (è lui a precisare la natura della malattia di Dejan), la New Basket ha agito all’insaputa sia del giocatore che del procuratore. Non entriamo nel merito delle decisioni, ma, umanamente, un comportamento diverso la situazione e la riconoscenza verso Dejan lo richiedevano.  A scuotere pesantemente l’ambiente è stata l’intervista resa da Massimo Ferrarese al Nuovo Quotidiano di Puglia col titolo: «Vi dico la verità sui miei veri conflitti di interesse». Dichiarazioni rese a margine di una forte polemica anche istituzionale tra Comune e Amministrazione provinciale sulla decisione di costituzione di parte civile della stessa Provincia, presieduta da Ferrarese, con una richiesta record di 500 milioni di euro di danni all’Enel. Massimo Ferrarese afferma che il vero conflitto d’interessi è quello con la sua famiglia che è stanca, dopo diversi anni, di sborsare tante risorse economiche per il basket brindisino. Il presidente ha paventato anche la possibilità di cedere le sue quote della New Basket, che ammontano al 10% del valore societario, per evitare così facili strumentalizzazioni del suo ruolo e dell’operato politico. Vorremmo solo ricordare a Ferrarese, al quale siamo tutti grati per la rinascita della pallacanestro brindisina, che lui è sicuramente personaggio noto a livello imprenditoriale (anche per aver ricoperto l’incarico di presidente di Confindustria Brindisi), ma la visibilità e la notorietà nazionale che oggi può vantare gli è stata garantita anche e soprattutto dal basket. Ci ripensi caro presidente! Se le sue aspirazioni personali e politiche vanno verso Roma il basket può darLe una grossa mano.


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