redazioneAutore: Attualità IN EVIDENZA

Accorpamento delle Camere di Commercio e destino del territorio

 Quando si parla di accorpamento delle Camere di Commercio, in ballo non c’è solo il destino degli enti interessati, ma anche il futuro socio, economico ed imprenditoriale dei territori di riferimento. Ed un territorio è fatto di aziende che producono, di potenzialità da sviluppare, di gente che lavora, di storia da preservare. Ecco perché è giusto che Brindisi continui la sua battaglia per l’autonomia, non un capriccio campanilistico ma una necessità volta a tutelare un’identità. Prendendo spunto dalle dichiarazioni, rilasciate a mezzo stampa, dal vice presidente di Unioncamere, Tommaso De Simone, secondo il quale ci sarebbero dei vantaggi per le Camere di Commercio in odore di accorpamento, quindi anche per quelle di Brindisi e Taranto, il neo presidente dell’Ente camerale brindisino, Antonio D’Amore, coglie l’occasione per sottolineare, ancora una volta, l’importanza di una battaglia dalle nobili finalità collettive.  «Sono stato eletto alla Presidenza della Camera di Commercio di Brindisi da pochi giorni, ma non intendo tacere su quanto sta accadendo e sullo scempio che, ammantato di falsa dignità legislativa, si sta compiendo a danno dei diritti giuridici della nostra Camera. Il Presidente De Simone – prosegue D’Amore – resta nel solco della retorica messa in piedi per convincere l’opinione pubblica che per il completamento della riforma del sistema camerale, avviata con la Legge Madia, sia giusto accelerare gli accorpamenti, commissariando chi non darà corso. Si omette di dire, però, che la Camera di Commercio di Brindisi ancora attende, con riferimento alla fusione con Taranto, la decisione dei Tribunali amministrativi – circostanza simile a quella di altre Camere che hanno promosso ricorsi». Per testimoniare la veridicità della sua tesi, il presidente Antonio D’Amore evidenzia le violazioni dell’art. 61 del Decreto Agosto che, obbligando all’accorpamento e commissariando gli Organi, viola nella forma e nella sostanza il diritto ad una pronuncia giudiziale. «Aggiungo che – spiega ancora il presidente D’Amore – prima ancora di essere convertito in legge, procura un danno irreparabile. La violenza di tale azione mi indigna in quanto Presidente di una Istituzione volta alla crescita del territorio, ma anche come cittadino, poiché un diritto naturale non viene rispettato da chi intende centrare un obiettivo lontano dalla tutela dell’interesse generale. Non entrerò nel dettaglio di altre motivazioni a supporto della nostra tesi – conclude il presidente – ma mi preme segnalare che non si tratta solo del destino di una Camera di Commercio, bensì di un patrimonio da salvaguardare per i numerosi risvolti positivi che negli anni ha già dimostrato di avere, un patrimonio che solo chi è miope non vede».

(Visited 49 times, 1 visits today)
WP Twitter Auto Publish Powered By : XYZScripts.com