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«Allegro ma non troppo»: come ti trasgredisco a Sanremo

Non so quando si sia compiuta la metamorfosi sanremese, da polpettone infinito, contenitore scialbo di canzoni stucchevoli e mono melodiche a spettacolo divertente, magnetico, condotto da rodati presentatori, un Amadeus che sul palco sembra divertirsi un mondo e si presta a gag spassose nella loro semplicità. Le canzoni, poi, sempre più di livello e che piacciono persino al primo ascolto. Insomma, sono rimasta incollata fino all’una di notte per la classifica provvisoria, ed era appena la prima serata. Sanremo è il luogo-non-luogo dove tutto sembra sia concesso ma la trasgressione si fa all’acqua di rose.
Achille Lauro favorito in prima uscita da un sorteggio beffardo non ci ha dato il tempo di accomodarci sul divano che già si era autobattezzato.
Fiorello si paragona a Mattarella – come lui richiamato in extremis – e per scongiurare l’anatema lanciato l’anno scorso, che tutto sarebbe andato malissimo, spinge Amadeus a baciare sulla bocca (con mascherina) il direttore di Raiuno, con la «replica» del suo bacio (vero) a Del Noce di molti anni prima.
Ornella Muti trasgredisce alla sua immagine di belloccia-sexy-senza-doti-recitative, proponendo l’adozione di un albero a tutela della Natura, ma soprattutto esprimendosi a favore della legalizzazione della cannabis. Salvini, che da quando è nella maggioranza non sa più con chi prendersela, ormai è costretto a scagliarsi contro i sex symbol degli anni Ottanta.
Orietta Berti contravviene a tutte le regole della terza età, dopo aver dominato le classifiche per mesi gorgheggiando «Mille» in trio con Fedez e Achille Lauro, si presenta in prima serata con un improbabile vestito fatto di maxi rose e spine a forma di corni. Divina nella sua strafottenza.
Ancora Fiorello, in un programma nazional popolare, osa schernire il popolo dei novax, e dire che sino a ieri erano bersaglio di ironia e dileggio solo sui social, ma erano tutelati e nutriti dalle forze politiche e istituzionali perché bacino di voti a bassissimo costo. Esilarante il suo collegamento radio con i «poteri forti» tramite il microchip che il vaccino ha installato nel suo braccio impazzito.
Ma la vera trasgressione, l’ha compiuta il programma stesso, tutto il carrozzone sanremese si fonda su un’unica gigantesca infrazione. La norma del green pass, che impedisce al pubblico sprovvisto di accedere a teatro (e anche di lavorare) non vale per coloro che, nello stesso teatro, entrano da dietro le quinte per fare il loro lavoro: i cantanti.
In una surreale dichiarazione il direttore della Rai proclama che «la selezione degli artisti non può essere dirimente distinguendo vaccinati e novax: si tratta di dati sensibili che la Rai non può chiedere» ad eccezione degli ultracinquantenni obbligati per legge, naturalmente (viene da chiedersi come si verifichi l’adempimento dell’obbligo senza esibizione del green pass).
Sanremo zona franca, insomma. Se persino l’Osservatore Romano non raccoglie le provocazioni di un Achille Lauro novello Giovanni Battista, allo spettacolo degli spettacoli non resta altro che trasgredire alle leggi dello Stato.
Valeria Giannone (Rubrica ALLEGRO MA NON TROPPO – Agenda Brindisi 4 febbraio 2022)

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