Giorgio SciarraAutore: IN EVIDENZA Rubriche Zona Franca

Basket, passione e orgoglio / L’anniversario del Coronavirus

Quando la passione vince – Uno dei pochi motivi per gioire, i brindisini l’hanno trovato nelle prestazioni della propria squadra di pallacanestro che svetta nelle parti alte delle classifiche sia del campionato nazionale che in Champions League, meravigliando ogni partita anche dai risultati apparentemente scontati, se mai esistono. Motivo di orgoglio e un risvegliato senso di appartenenza per tutti i brindisini (ma non solo) emigrati ovunque. Ed è da rimarcare come le prestazioni di questa squadra siano particolarmente apprezzabili se si considerano i mezzi, sia economici che logistici, a disposizione.
Ma a Brindisi, prescindendo da particolarità come questa, siamo abituati da decenni a convivere con ottimi risultati in campo sportivo, sempre tenendo conto dei minori mezzi disponibili rispetto a quelli di altre realtà. Diciamo pure che è una città che grazie allo sport ha avuto le sue buone soddisfazioni. Possiamo spaziare dall’atletica al nuoto e alla pallanuoto, dalla pallavolo alla pallacanestro e in certo periodo anche il calcio. Ciò è avvenuto grazie alla dedizione e alla grandissima passione di chi ha reso possibile questa specie di «isola» felice, grazie ad antesignani come Amilcare Oddo e Lucio Montanile per l’atletica, a Elio Pentassuglia e Peppino Todisco per la pallacanestro e a tantissimi altri dirigenti e preparatori; per nuoto e pallanuoto il notaio Nino Greco. Questi nomi sono semplicemente indicativi, soprattutto di un’epoca, aggiungendone altri si rischierebbe di far torto a qualcuno. Come detto, la grande passione e la dedizione di costoro hanno permesso – e in talune occasioni permettono ancora – di andare orgogliosi dei risultati sportivi raggiunti.
A prescindere dai ricordi nostalgici, la cosa che più stupisce è come mai dedizione, passione e attaccamento ai «colori sociali» non siano mai stati riscontrati in altri campi della vita cittadina come nell’amministrazione della città. Se si fosse riusciti a far trasferire medesima passione e dedizione, ora sicuramente vivremmo in una città con molti problemi in menop e non avremmo quei rammarichi che ci colgono troppo spesso quando ci guardiamo attorno. E non è neanche possibile immaginare di «utilizzare» le stesse persone a tale scopo, poiché un simile «spostamento» non mai avuto buon esito sin dai tempi di Franco Fanuzzi, famoso presidente della squadra di calcio nel suo periodo più florido. E’ semplicemente carente quella passione e dedizione, ma soprattutto quel profondo senso di appartenenza alla comunità, che potrebbero permettere di ambire ad un cambio radicale della situazione.

E’ passato solo un anno – E’ passato un anno, uno solo ma molto intenso, da quando abbiamo avuto contezza della diffusione di una pandemia che ha, in breve tempo, messo in ginocchio il mondo. E’ passato un anno da quando il nostro comportamento responsabile e maturo meravigliava noi stessi. E’ passato un anno da quando, mossi da grande solidarietà, ci stringevamo (idealmente) ai nuovi eroi di questa guerra, quelli che la combattevano in prima linea negli ospedali. E’ passato un anno da quando eravamo convinti (o ci illudevamo) che ne saremmo usciti migliori. E’ passato un anno e tutte quelle cose che dettero forza e convinzione al Presidente Sergio Mattarella di rispondere in modo fermo e piccato al premier Boris Johnson: «Anche noi italiani amiamo la libertà ma abbiamo a cuore anche la serietà», sembrano appartenere ad un’altra era, ad un altro popolo. Oggi sembra essere andato tutto a puttane, la solidarietà, la speranza (o la presunzione) di uscirne migliori e soprattutto la serietà evocata da Mattarella.
Dopo che il cambio del colore è stato condizionato da questa o quella «pressione», siamo ritornati in zona rossa. Come è lontano il periodo estivo quando la «voglia» di vivere prevaleva sulla paura di morire o quanto meno di infettarsi.
Resta da fare almeno un paio di constatazioni/riflessioni: dobbiamo fare i conti con una pessima comunicazione che ha dato il «massimo» sulla vicenda del vaccino AstraZeneca, infondendo più dubbi che certezze e provocando più sconcerto che tranquillità. L’altra riflessione: chi avrebbe mai sospettato di disporre di un così numerosissimo esercito di esperti? Questo per la gioia dei tanti conduttori delle varie trasmissioni, ma non nostra.

Giorgio Sciarra (Rubrica ZONA FRANCA – Agenda Brindisi – 19 marzo 2021)

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