Autore: IN EVIDENZA Rubriche Vista da Roma

Brindisi vista da Roma / Voto, riflessioni che partono dalla Puglia

È un’Italia divisa in due quella che emerge nel post elezioni. Innanzitutto sul piano delle preferenze ai Partiti, con quelli di centrodestra dominanti al nord – seppur con un travaso di voti verso Fratelli d’Italia – e un Movimento 5 Stelle a valanga da Roma in giù. Il Partito di Conte, che resta lontano dal boom del 2018, non può nulla, tuttavia, sulla sfida degli uninominali, vinta quasi ovunque dalla coalizione di Meloni e co. Infine, il centrosinistra si consola – per così dire – con le tradizionali roccaforti delle regioni rosse e qualche enclave piddina sparsa al nord. Ma per molti osservatori la distribuzione del voto sul territorio nazionale risponde anche ad altre logiche. Scelte che, assieme alle promesse elettorali, finiscono probabilmente per fare breccia su alcuni elettori. È inutile dire che – oltre al tema del bonus 110% – la lettura più in voga è quella che associa percettori del Reddito di Cittadinanza a votanti del Movimento. Lettura legittima, che si può declinare con accezione negativa – quindi quella di un territorio che vota in cambio di mancette assistenzialistiche – o che si può leggere in un’altra chiave. E cioè come un grido di allarme di un Mezzogiorno sempre più povero, senza lavoro e prospettive, dove uno strumento che ha comunque dei forti limiti, rappresenta tuttavia l’ultima spiaggia per sopravvivere. Come sempre è possibile che la verità sia nel mezzo, ma possiamo dire che questa narrazione contro il Reddito e i suoi percettori inizia ad essere un po’ stonata e superficiale, se non addirittura classista? Il vero tema è che – sostanzialmente – gli elettori hanno sempre ragione. Devono essere i Partiti, al massimo, a interrogarsi sul perché in determinate zone del Paese alcune istanze – ma anche alcune emergenze – siano più sentite che in altre. E sulla base di queste domande poter offrire delle risposte concrete. Tornando alla nuova geografia politica, è interessate anche il quadro che vien fuori dalla situazione pugliese, dove sostanzialmente il centrodestra stravince in tutte le province. In Puglia si aggiudica 14 collegi uninominali su 15, con l’unica prevedibile eccezione della vittoria di Giuseppe Conte, nel Foggiano.  Per FdI, inutile a dirsi, il salto è stato enorme, di oltre 20 punti, rispetto al 3% circa del 2018. Vincitore morale, probabilmente, è Raffaele Fitto, che sul Partito di Giorgia Meloni aveva puntato anni fa, quando obiettivamente sembravano davvero poche le chance di vittoria. Non solo nel collegio dell’ex Governatore il Partito della Meloni segna il risultato più alto tra quelli pugliesi, ma il voto di FdI in Puglia risulta il migliore fra tutte le regioni del Mezzogiorno. Il primo partito regionale, invece, è quello grillino, che seppur non vincente nelle sfide dei collegi, raggiunge quasi il 28% delle preferenze. Un dato che abbinato alla frenata del Pd apre nuovi scenari. Per il Presidente Michele Emiliano rappresenterebbe tuttavia una risposta chiara sul tema delle alleanze: se fossero andati insieme democratici e i grillini – è il ragionamento del Governatore – in Puglia la destra sarebbe stata battuta.

Eppure, il risultato del 25 settembre potrebbe avere degli effetti significativi sugli scenari del governo regionale, dove lo schema del Presidente – di apertura a grillini e civiche – rischia di scricchiolare per il ribaltamento dei consensi sui territori. Il Pd, al 16% in Puglia, esce sicuramente frastornato dalla tornata elettorale, mentre il Movimento, forte del grande sostegno arrivato dalle urne, potrebbe alzare la testa e chiedere maggiore rappresentanza, in termini di posti ma anche di agenda politica. Il centrosinistra rischia – così come a livello nazionale – di rimanere schiacciato da una coalizione vincitrice – a destra – e un Movimento con forte sostegno popolare. C’è da dire, tuttavia, che mai come in questi anni il voto sia un voto ballerino, non ideologizzato né targettizzato, pronto a cambiare con facilità. Molto spesso, inoltre, più che i Partiti contano le persone e a sinistra sono tanti, in Puglia come in Italia, gli amministratori dem apprezzati dai cittadini. Ed a proposito di nomi e di persone, forse anche in questo, in casa democratica, qualche domanda dovrebbero farsela rispetto alla squadra messa in campo sui territori. Le varie candidature – tutte maschili quelle dove si poteva vincere – e le scelte delle posizioni nei plurinominali hanno amareggiato non poco la comunità dem regionale. Sicuramente il PD deve ripensare il proprio progetto politico, illustrare una vera proposta per il Paese, soprattutto riguardo i diritti sociali oltre che civili, e poi l’ambiente, i giovani, il fisco. Ma oltre ai temi, sacrosanti, poi sui territori ci sono anche le persone e troppo spesso il rischio è che i potentati locali finiscano per annacquare una buona proposta politica, allontanare potenziali elettori e demoralizzare militanti e appassionati. Anche su questo va fatta una vera riflessione, a partire dalla Puglia.

Andrea Lezzi (Rubrica VISTA DA ROMA – Agenda Brindisi 30 settembre 2022)

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