Sergio PizziAutore: Calcio IN EVIDENZA Sport

Calcio amarcord: la storia brindisina del difensore Pier Luigi Facchini

Nella stagione sportiva 1975/76, dopo il quarto campionato consecutivo di serie B, la Brindisi Sport del presidente Mimmo Fanuzzi concluse il suo storico percorso con la retrocessione in serie C. L’ultima partita giocata dai biancoazzurri nel campionato cadetto fu quella interna col Brescia. L’allenatore era Bonafin, la gara finì in parità (1-1). Per il Brindisi l’ultimo goal di quello sfortunato campionato lo realizzò un grande attaccante, Ulivieri, mentre per il Brescia ad andare in goal fu il futuro campione del mondo Alessandro Altobelli. Nella stagione 1976/77, Fanuzzi tentò l’immediato ritorno in serie B allestendo una buona squadra ma le cose non andarono secondo le aspettative. In quella stagione esordirono alcuni bravi giocatori, tra i quali Pier Luigi Facchini che abbiamo intervistato.  Può descriverci brevemente la sua infanzia? «Sono nato a Legnago (Verona) nel 1956. Mio padre Mario era di Mantova,  mia madre Carmela di Arsiero (Vicenza), come mia sorella Teresa. Per motivi di lavoro mio padre viaggiava. Insieme ad altri tecnici specializzati veniva chiamato dalla Montedison tutte le volte che doveva essere sviluppato un nuovo impianto. Prima di essere chiamato per il nuovo stabilimento di Brindisi, vivevamo in Sicilia. Ci trasferimmo a Brindisi quando avevo sei anni».

Quando ha incominciato a giocare al calcio? «Arrivato a Brindisi, abitavo nei palazzi costruiti dalla Montedison nel villaggio San Paolo e prima di dedicarmi completamente al calcio, fui coinvolto da alcuni ragazzi per giocare a pallacanestro. In quell’occasione il padre di uno di quei ragazzi montò un canestro nel piazzale sottostante, grazie al quale ci divertivamo per tutto il tempo libero. Al basket giocai fino all’età di 14 anni circa. Visto che ogni tanto giocavamo anche a calcio, un mio amico mi disse che secondo lui giocavo meglio con i piedi. Mi portò a fare un provino alla Ferrini del presidente Adolfo Tundo». E come andò? «Tanto bene che, oramai inserito nel gruppo, il sabato giocavo con gli allievi e la domenica con la juniores». Qual è stato il massimo risultato ottenuto con la Ferrini? «Nel 1971 superammo le fasi provinciali e regionali del campionato del Centro Sportivo Italiano. Ci trovammo a fare le finali nazionali a Bergamo. Arrivammo terzi nonostante noi allievi giocassimo contro squadre imbottite di ragazzi della juniores». A Brindisi dove giocavate e chi ha notato le sue doti calcistiche? «Giocavamo sul campo del Collegio Navale. Durante una partita venne a visionarci un dirigente del Brindisi, Enzo Delle Donne. Mi chiese se volessi fare un provino col Brindisi. Chiaramente dissi di sì. Era il periodo del grande Brindisi. A vedere il provino c’erano Luis Vinicio e altri calciatori che hanno fatto la storia del calcio a Brindisi». Come andò il provino? «Andò bene e mi aggregarono alla squadra Primavera allenata da Raffaele Pierini e Giuseppe  Sardelli».

In che ruolo giocava? «Sono nato come ala sinistra. L’allenatore Agosti, secondo di Bonafin, mi spostò nel ruolo di terzino sinistro e mi disse: ‘Visto che hai lo scatto, sei coordinato,  sei mancino, colpisci bene di testa, hai un bel tiro, ti andrebbe di provare quel ruolo?’. Mi  trovai bene. Ogni allenamento contro la prima squadra mi toccava marcare Gigi Boccolini». Dopo? «Feci tutta la trafila delle giovanili dal 1973 al 1975. Il nostro dirigente accompagnatore era Franco De Simone. Ricordo che di quella squadra facevano parte Cordella, Magrì, Carrozzo, De Solda,  R. Longo ed altri».

Quando ha esordito in prima squadra? «Dopo la Coppa Italia e il negativo esordio in campionato, Mimmo Fanuzzi, che aveva costruito una squadra per risalire in serie B, mandò via l’allenatore Pirazzini e diversi giocatori. Era l’ottobre del 1976. Il nuovo allenatore Chiricallo decise di far giocare alcuni ragazzi della Primavera: Guadalupi, Ianniello, Covito ed io. L’esordio fu contro la capolista Benevento. Ricordo gli spalti gremiti e il prato del ‘Fanuzzi’ … che era perfetto. Quella partita la vincemmo grazie ad un goal di Del Pelo. Prima della partita lo dissi a mio padre (assiduo tifoso del Brindisi) che non mi credette. Rimase sorpreso quando attraverso gli altoparlanti nominarono il mio nome. Ne fu felice».

Ha avuto qualche proposta per giocare in campionati superiori? «Sì! Per visionarmi venne Capitanio (era un osservatore del Como, serie B). Mi venne presentato negli spogliatoi. La proposta del Como non convinse Fanuzzi che non mi lasciò andare. Persi  l’occasione del grande salto in serie B. Avevo 20 anni quando esordii in serie C». Com’è proseguita la sua carriera calcistica? «L’anno successivo con Zurlini allenatore prima e Zecca poi. Nel girone d’andata eravamo primi, ma poi siamo retrocessi nel primo campionato di C2. Nel 1978, vengo ceduto in serie C al Savona. Mi volle Bonafin. Non mi trovai bene e chiesi di ritornare a Brindisi. L’allenatore era Ciannameo. Aveva oramai impostato la squadra e non mi inserirono nell’organico. Cominciai a pensare di trovarmi un lavoro. Nel frattempo mi venne proposto di andare a giocare a Galatina in Promozione, accettai: per un punto non vincemmo il campionato. Poi venni chiamato per lavoro dall’Agusta, l’attuale Leonardo. Ho continuato a giocare ancora in Promozione ad Ostuni. Successivamente, dietro insistenza di Salvatore Giaquinto, andai a giocare a San Michele Salentino, in Prima Categoria: facevo l’allenatore in seconda e giocavo. Vincemmo il campionato. Fine carriera nel 1984. Mi sono sposato con Aurelia ed è nata Federica a Brindisi. Poi continuai a giocare nei tornei Acsi aziendali».

Ricorda qualche aneddoto di quel periodo? «Si! Ne ho più di uno. Quando andammo a giocare a Napoli ci venne a trovare Tonino La Palma, che giocava in serie A col Napoli con Vinicio allenatore. Ci invitarono a vedere la partita della prima squadra, tra Napoli e Ascoli (allenato da Mazzone). Quando noi della Primavera giocavamo il giovedì contro la prima squadra, allo stadio erano presenti dalle 2000 alle 3000 persone. Erano gli anni della serie B. Quando dovevo entrare negli spogliatoi della prima squadra, ricordo che la porta era di ferro con uno spioncino che si apriva all’occorrenza. All’epoca c’era ancora il sottopasso per raggiungere la zona spogliatoio. Il magazziniere controllava attraverso lo spioncino chi potesse entrare e chi no. Ricordo che per entrare dovevo aver un valido motivo. Una volta entrato dovevo salutare. A rispondermi era sempre il capitano Cantarelli. Ricordo le lunghe panchine di legno biancoazzurre, che si trovavano negli spogliatoi. Ricordo il mio esordio col Benevento: il rumore dei tacchetti in alluminio nel sottopasso. In quell’occasione mi sentii chiamare da un ex del Brindisi, Vecchiè. Fu contento di vedermi esordire in prima squadra. Uno dei momenti emozionanti a fine partita, l’ingresso negli spogliatoi di tutti i giornalisti dell’epoca: Mennitti, Bianco, Colelli, Potì, De Simone. Boccolini e Abbondanza, ogni volta prima di utilizzare le scarpe nuove, avendo io lo stesso numero di piede, mi chiedevano di indossarle per sformarle. Ero stato selezionato per allenare con i tiri da fuori area i portieri Di Vincenzo, Maschi e Novembre. Lo facevo insieme a Boccolini e Doldi. In conclusione vorrei ricordare alcuni bravi ragazzi, che all’epoca avevano la mia età con i quali giocavo insieme nel Brindisi: ragazzi promettenti che avevano un ottimo potenziale tecnico, ragazzi che per motivi di salute ci hanno abbandonato molto presto: Cosimino Di Castro scomparso all’età di 17/18 anni, era un promettente mediano alla Oriali; Alfredo Covito, scomparso all’età di 23/24 anni; Massimo Vitali, bravo attaccante,  con cui ho giocato ad Ostuni».

Servizio a cura di Sergio Pizzi (Agenda Brindisi 22 luglio 2022)

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