Costruire una transizione industriale concreta, giusta e fondata su lavoro, sicurezza ambientale e sviluppo sostenibile: è questo l’obiettivo della Cgil di Brindisi, che da mesi segue passo dopo passo la riconversione del sito di Cerano e l’intero processo di reindustrializzazione. È quanto la Cgil chiederà nell’incontro di lunedì al MIMIT, dove parteciperà con una delegazione del coordinamento industria, dopo il punto organizzativo svolto giovedì scorso a Brindisi con Gino Giove, segretario nazionale con delega alle politiche industriali. La Cgil si aspetta dal MIMIT, da Invitalia e dal Commissario straordinario informazioni precise e puntuali sui progetti effettivamente realizzabili, sui piani industriali, sugli investimenti, sui tempi di realizzazione, sulle aree disponibili e sulle ricadute occupazionali, comprese le qualifiche professionali richieste.
«Accogliamo con spirito positivo ogni annuncio di possibile sviluppo – dichiara Massimo Di Cesare (foto), segretario generale della Cgil Brindisi – ma ora servono certezze. Ai lavoratori non bastano le parole: vogliamo conoscere i progetti veri, i soggetti industriali coinvolti, gli impegni occupazionali, le garanzie sociali. La credibilità della transizione si misura sui fatti, non sulle dichiarazioni».

La Cgil ritiene importante che il MASE abbia stanziato nuove risorse per la tutela ambientale e le bonifiche dell’area di Cerano. Le aree del SIN dovranno infatti essere caratterizzate e bonificate prima di qualsiasi nuovo insediamento produttivo.
«Alla luce del progetto AQP per un nuovo dissalatore nell’area della centrale – aggiunge Di Cesare – riteniamo necessario chiarire come questo intervento si integri con le attività di bonifica finanziate dal MASE. Serve una valutazione trasparente per capire se le due operazioni siano pienamente compatibili: la transizione industriale deve basarsi su scelte coordinate, non su iniziative che rischiano di sovrapporsi. Il nostro interesse è garantire che ogni investimento sia davvero utile al territorio e sostenibile sul piano ambientale. Apparteniamo all’ottimismo della volontà – prosegue Di Cesare – ma anche alla critica costruttiva. Per questo ribadiamo che alla transizione devono accompagnarsi ammortizzatori sociali straordinar, percorsi di formazione e riqualificazione e un coinvolgimento trasparente delle parti sociali. Solo così eviteremo che il dopo carbone diventi un problema occupazionale invece che un’opportunità».
Coerentemente con quanto indicato nel documento “Brindisi Futura 2030”, la Cgil ribadisce la necessità di una regia pubblica forte, capace di garantire: occupazione stabile e qualificata; tutela della salute e dell’ambiente; investimenti industriali credibili e compatibili con la transizione energetica; un percorso partecipato con lavoratori e comunità. «Brindisi ha tutte le condizioni per essere protagonista di una nuova stagione industriale – conclude Di Cesare – ma servono serietà, trasparenza e una programmazione che tenga insieme lavoro, sapere e sostenibilità. La Cgil sarà, come sempre, dalla parte delle lavoratrici e dei lavoratori, vigilando affinché gli impegni diventino realtà».










