Mentre il governo Meloni porta avanti l’autonomia differenziata, raggirando la Corte costituzionale, anche con il voto dei parlamentari pugliesi del centrodestra, a Roma e a Brindisi, in due giorni di fine luglio, sono stati annunciati progetti, finanziamenti e lavoro per diversi milioni di euro, che si sommano agli annunci degli ultimi due anni. Una modalità che stordisce a tal punto da disorientare, in una realtà che presenta varie sfumature. C’è la condizione materiale dei lavoratori, dalla quale la CGIL parte, fatta di preoccupazioni per il futuro occupazionale, contratti a termine, contratti di solidarietà, lavoro in trasferta fuori Brindisi e vertenze gestite in SEPAC. Poi c’è la realtà degli incontri al MIMIT, dove si indica Brindisi come un «modello» da replicare in altre aree di crisi industriale, ma che non vede ancora la firma dell’accordo di programma né l’indicazione delle risorse da destinare, se non con riferimento alla legge 181/1989. Quindi Brindisi è un’area di crisi complessa? Poi c’è la realtà dell’onorevole Mauro D’Attis, sempre molto operativo per il territorio di Brindisi, con annunci e protocolli patinati, espressione di un potere ostentato che inebria e incoraggia. Il tema, ancora oggi, per la CGIL di Brindisi è il seguente: dov’è l’equilibrio delle cose, tra pessimismo dell’intelligenza e ottimismo della volontà?
Partiamo dal presupposto che tutti i soggetti istituzionali, le forze politiche, i parlamentari, le organizzazioni sindacali e le organizzazioni datoriali abbiano a cuore il bene del territorio e il futuro industriale ambientalizzato di Brindisi. La domanda è: perché le vicende della centrale di Cerano e del petrolchimico, invece di unire una comunità, la dividono? Il 29 e il 30 luglio, da quanto appreso negli incontri e dai giornali, sono stati confermati gli impegni per il futuro di Brindisi e, dopo le informazioni fornite su investimenti per milioni di euro, migliaia di posti di lavoro e politiche industriali che cambieranno il volto della città, ci sarebbe da stare tranquilli. Peccato che l’incontro al ministero del 29 luglio sulla reindustrializzazione post-carbone si sia svolto senza Enel e quello del 30 luglio, sul monitoraggio del protocollo Eni, senza la Filctem e senza la CGIL. Poi abbiamo assistito, increduli, al susseguirsi di dichiarazioni entusiaste da parte di tutti. Proviamo a fare chiarezza.

CENTRALE DI CERANO – La CGIL ha chiesto a Enel una serie di azioni che meritano di essere sancite in un accordo confederale: abbiamo bisogno di conoscere il programma del piano di messa in sicurezza degli impianti, i tempi necessari per lo smantellamento e quelli per la bonifica dell’intera area; questo significa conoscere i tempi di realizzazione degli interventi, le risorse da investire e il numero dei lavoratori da coinvolgere; occorre liberare le aree per metterle a disposizione dei progetti di reindustrializzazione, facendo diventare l’intera zona una sorta di area PIP (Piano di Insediamento Produttivo). In questa ottica si supera, di fatto, la scelta incomprensibile di tenere gli impianti in esercizio, in riserva a freddo, contenuta nell’articolo 5 del famoso decreto annunciato alla vigilia di Natale 2025. Ma la Federico II non è in esercizio da diversi anni. Pertanto, è da escludere l’applicazione dell’articolo 5, tanto è vero che l’Autorità portuale ha cessato la concessione della banchina.
Tuttavia, vi sono delle buone notizie che meritano di essere valorizzate e riportate nell’accordo confederale: la realizzazione delle BESS, che al momento necessita di operai edili ed elettrici, ma che a regime darà lavoro a poco più di tre-quattro unità lavorative; il progetto del dissalatore di Acquedotto Pugliese; infine, l’Accordo di programma.

La CGIL valuta il percorso un fallimento nella, nelle modalità, nella scelta e nel sostegno dei progetti e nelle risorse messe a disposizione. La reindustrializzazione, nella transizione ambientale, significa per noi promuovere nuovi investimenti, mettendo a disposizione delle imprese aree attrezzate e leve di sostegno agli investimenti. Registriamo un ritardo assurdo e incolmabile, sia nel ruolo del commissario straordinario sia nel compito affidato a Invitalia. Sarebbe opportuno conoscere il quadro della situazione delle 64 manifestazioni di interesse, poi divenute 12, o forse 11, e successivamente soltanto sei o quattro finanziabili. A queste si aggiungono 35 progetti di minore impatto gestiti attraverso la legge 181/1989.
Quindi Brindisi è un’area di crisi complessa? In caso affermativo, le lavoratrici e i lavoratori hanno diritto al sostegno al reddito, alla formazione necessaria per essere riqualificati e a una ricollocazione certa. Il tavolo sia convocato presso la Prefettura di Brindisi e veda la Regione Puglia protagonista di un’accelerazione, della stipula dell’accordo di programma e dell’accordo confederale.

PETROLCHIMICO – È vero: la CGIL non ha sottoscritto il protocollo del 10 marzo 2025 e le ragioni sono ormai ascritte alla storia sindacale. Tuttavia, le nostre preoccupazioni sul futuro occupazionale dei lavoratori dell’intero perimetro del petrolchimico e, soprattutto, sulla scelta di abbandonare la chimica di base restano alla base della nostra azione. Da oltre un anno chiediamo la possibilità di intraprendere una strada utile alla vendita dell’intero impianto di cracking, ma anche dell’intera filiera, al fine di scongiurare l’abbandono della chimica di base in Italia. Il 30 luglio si è consumato un fatto assai grave: per la prima volta, presso il ministero, la Filctem e la CGIL sono state escluse dal tavolo per il solo fatto di non aver sottoscritto il protocollo con Eni. È un precedente gravissimo.
Tuttavia, la CGIL Brindisi apprezza l’avanzamento del progetto per la costruzione delle batterie di accumulo stazionarie con Eni Storage Systems, o forse con Faenix, azienda partecipata da Eni soltanto al 30 per cento insieme a Seri Industrial, con investimenti per 2 miliardi di euro e oltre 2.000 posti di lavoro (?!?). Nel contempo, però, si utilizza l’articolo 4 per accompagnare in pensione un gran numero di dipendenti in tutta Italia. Anche su questo versante abbiamo una buona notizia: il lavoro dell’advisor, incaricato soltanto poche settimane fa su sollecitazione di Filctem e CGIL, ha selezionato 30 operatori interessati, fra i quali potrebbe esserci un compratore dell’intera filiera.
FARMACEUTICA – Negli stessi giorni abbiamo registrato un’altra buona notizia, rappresentata dalla soluzione della crisi Euroapi. Alla luce di tutto questo, auspichiamo un ruolo determinante della Regione Puglia, insieme al Comune di Brindisi, al Consorzio ASI, all’Autorità portuale e alla Prefettura, al fine di individuare una modalità condivisa che permetta al territorio di intravedere un futuro industriale certo e ai lavoratori di oggi e di domani di poter contare su un’occupazione stabile, duratura e ambientalmente sostenibile.
La cantieristica navale, la farmaceutica, la chimica, la produzione di energia da fonti rinnovabili e dal riciclo, l’eolico e l’eolico offshore, l’idrogeno verde, l’agrifotovoltaico e le biomasse possono rappresentare il futuro o devono essere il nostro presente? Al di là degli annunci, dei sondaggi e delle campagne elettorali, oggi più che mai servono fatti concreti.
Massimo Di Cesare – Segretario generale CGIL Brindisi (foto)











