redazioneAutore: Attualità IN EVIDENZA

Ecco IntoTheatreWild, racconto nella natura viva e senza filtri

Si è svolta questa mattina nella sala Università di Palazzo Granafei-Nervegna di Brindisi la conferenza stampa di presentazione del progetto “IntoTheatreWild, la serie” una proposta che la compagnia INTI condivide con il Teatro Pubblico Pugliese, la Regione Puglia e un partenariato tra conservazione e valorizzazione del paesaggio che ne delinea già lo spirito innovativo di ricerca: FAI Puglia, FEDERPARCHI Italia, Società Speleologica Italiana, Gruppo Speleologico Martinese, Riserva di Torre Guaceto, Riserva del Litorale Tarantino. All’incontro hanno partecipato Emma Taveri, assessore al Turismo del Comune di Brindisi, Roberto Romeo, consigliere di amministrazione del Tpp, Alessandro Ciccolella, direttore del consorzio di gestione della Riserva di Torre Guaceto, Alessandro Mariggiò, direttore delle Riserve Naturali del litorale tarantino, Michela Cerini, componente del Gruppo Speleologico Martinese e co-direttrice artistica del progetto insieme a Luigi D’Elia per la compagnia INTI. Durante la conferenza sono stati letti i messaggi di vicinanza e sostegno al progetto di Saverio Russo, presidente del FAI Puglia, e di Sergio Orsini, presidente della Società Speleologica Italiana. L’attività è cofinanziata nell’ambito della “Programmazione Custodiamo la Cultura in Puglia” – Fondo speciale per cultura e patrimonio culturale (L. R. 40/2016) – art. 15 comma 3 Investiamo nel vostro futuro. “IntoTheatreWild, la serie” è un progetto di ricerca artistica che viene da lontano e in particolare dalla lunga ricerca che D’Elia (autore, attore e artista a tutto campo) da oltre quindici anni conduce tra teatro e natura con il desiderio di fondere organicamente pratica artistica e attraversamento dei luoghi. Quest’ultimo approdo di ricerca, condiviso con Michela Cerini (consulente artistico creativo, fotografa e videomaker) e nato durante il primo lockdown da una forte istanza di rinnovamento e riflessione rispetto al rapporto uomo-natura, creazione artistica-materia dell’arte, conduce alla produzione di una miniserie di tre documentari, tre racconti video che raccontano i luoghi ancora incontaminati della Puglia. L’obiettivo è di calare l’esperienza del teatro e della narrazione nella naturalità più intoccata dei luoghi, far incontrare nel vivo parola, gesti e natura, spogliando la creazione artistica di estetismi e convenzioni, cogliendo direttamente i racconti negli scenari più naturali e meno antropizzati della Puglia. Insomma, ritrovare il teatro nella sua forma più vicina alla natura mettendo al centro il fuoco vivo del racconto e restituendo tutto questo con lo strumento del cinema in natura.

«L’idea nasce da una domanda – ha detto Luigi D’Eliache ho condiviso con Michela Cerini al termine del primo lockdown. Ci siamo chiesti se l’uomo avesse sbagliato tutto, se la sua compulsione di consumare qualsiasi cosa fosse arrivata a un punto di non ritorno. Anche nella creazione artistica. Ci siamo mai chiesti se la natura accettasse questa presenza, a volte invasiva. E allora questa produzione si mette dalla parte dei luoghi naturali, come se la natura raccontasse se stessa, la racconta e la attraversa in modo discreto, rarefatto e rispettoso». «Quando il teatro si cala nella natura – ha continuato Roberto Romeosi spoglia di tutti i suoi elementi estetici e formali, restituendo la sua essenza più profonda e intima. Il teatro nella natura azzera la distanza tra realtà e rappresentazione perché lo spettatore è calato nel fuoco del racconto, non ha bisogno di immaginare lo scenario nel quale si svolge l’azione scenica perché è lì, lo tocca, lo respira. Con la sua finzione il teatro nella natura fa un passo in più verso la verità». «La Riserva di Torre Guaceto – ha sottolineato Alessandro Ciccolellacomprende alcune zone del tutto wild, cioè mai battute dall’uomo, e il nostro impegno continua a preservarle perché alcuni spazi hanno bisogno di non incontrare l’uomo per garantire gli equilibri dell’ecosistemi. L’uomo deve addentrarsi nella natura a piè leggero senza invadere i suoi spazi, e l’iniziativa di INTI si focalizza su questa necessità. Lasciare che la natura difenda la irrangiungibilità di alcuni suoi luoghi».  «Le restrizioni dovute alla crisi pandemica – ha aggiunto Alessandro Mariggiòha permesso alla natura di riprendersi i suoi spazi, l’allentamento della pressione dell’uomo paradossalmente ha giovato e ci ha aiutato a proteggere alcune aree naturali. Il ciclo della vita ha potuto riprendere appieno il suo corso e la speranza è che ora l’uomo non manometta ciò che la natura ha faticosamente ricostruito».  «Il progetto rilegge il rapporto tra teatro e natura – ha osservato Michela Cerinisuperando la prospettiva dell’utilizzo indiscriminato della terra. Il teatro entra nella natura in punta di piedi senza pensare che l’uomo abbia il diritto di dominarne ogni suo spazio. L’uomo che si inoltra nei luoghi della natura non è un turista ma un ospite, non deve contaminarli. La pandemia ci consegna un paradigma culturale molto diverso da ciò che è stato in passato».  «IntoTheatreWild non è solo un progetto interessante – ha concluso EmmaTaveri – ma è in linea con la visione di territorio che l’Amministrazione comunale intende perseguire. Per molto tempo il turismo è stato inteso nella sua dimensione di massa, quantitativa, oggi questo approccio cambia e la domanda si orienta verso esperienze nel territorio aderenti alla sua storia e al suo equilibrio. Il futuro del turismo si lega a progetti come questo e al mondo della creatività in generale, mi piacerebbe che questa ricerca si estendesse a nuove aree, come Punta del Serrone, per offrire ancora più motivi alla scelta di Brindisi come destinazione».

La narrazione intimamente vissuta e portata nella natura, attraverso le parole, le azioni, le suggestioni ambientali, diventa, nella ricerca della compagnia, un’esperienza diretta di partecipazione e di ascolto della storia che gli stessi territori sono in grado di sprigionare e raccontare. Da una parte, lo spettatore recupera un aspetto originario del racconto dei luoghi: è lì, sulla terra del racconto, è presente agli odori e ai suoni, si libera del teatro formale ritrovando materialmente i sentieri delle storie. Dall’altra, con il movimento e il filo del racconto, lo spettatore attraversa il luogo, lo riscopre con gli occhi ingenui del gioco teatrale, si addentra piano in una prospettiva di incontro e di esperienza e, con sensibilità contemporanea, ritrova l’alleanza con una natura che nel sentire comune è percepita nella maggior parte dei casi come priva d’anima. I documentari teatrali restituiscono l’esperienza di tre residenze in luoghi naturali scelti per testimoniare la libertà dello spirito antico della natura, angoli speciali ed eletti della wilderness pugliese. Il teatro incontra le parole e le parole sublimano i silenzi incontrastati di luoghi protetti, santuari del silenzio, nei quali lo spettatore abbatte il confine tra sé e l’ambiente, i silenzi, i ritmi, le dimensioni, le leggi naturali, i pericoli. Tre aree esclusive della Puglia che conservano un mantello vegetale prezioso, cresciuto con incredibile lentezza. Il progetto promuove un rapporto sostenibile con la Puglia, quella che disvela memorie e tesori a piccole dosi, quella lontana dal consumo di massa e dalle mete mainstream. Una Puglia inedita che unisce, come due capi di un filo, natura selvaggia e vette d’arte in un solo canovaccio e offre i suoi territori in chiave di armonia, condivisione, benstare e ascolto. Tutto questo fa il teatro, la sua anima wild che intreccia passi e parole, andare e stare, spirito e radici, leggerezza e fermezza. I luoghi scelti per la produzione dei primi tre episodi pilota e le modalità di produzione senza filtri e immersive esprimono già in sé la visione del progetto. Il primo è Torre Guaceto, la riserva naturale statale sulla costa adriatica dell’alto Salento che identifica l’eccellenza della natura protetta di Puglia, dove è prevista la produzione del corto teatrale “Ali” seguendo i ritmi dell’approdo degli uccelli migratori. Il secondo è Bosco Cuturi a Manduria, una lecceta monumentale di circa 35 ettari compresa nella Riserva del Litorale Tarantino, dove sarà realizzata la produzione di un corto teatrale liberamente ispirato a “Il Barone rampante” di Italo Calvino girato direttamente tra le cime degli alberi del bosco. Infine, la Grotta di Nove Casedde, geosito di interesse nazionale in territorio di Martina Franca, che sarà teatro di un corto girato nei meandri carsici della grotta ispirato al racconto “Ulisse e Polifemo” dall’Odissea di Omero. Oltre a Luigi D’Elia e Michela Cerini che ne curano la direzione artistica, il progetto incontrerà altri creativi della Puglia e non solo tra teatro, ricerca del suono e cinema, tra cui Nunzia Antonino, Mirko Lodedo, Tommaso Qzerty Danisi e Roberto Aldorasi.

Per seguire il progetto:

facebook.com/intotheatrewildlaserie/

instagram.com/intotheatrewild_laserie/

www.luigidelia.it

«Basta un colle, una vetta, una costa. Che fosse un luogo solitario e che i tuoi occhi risalendo si fermassero in cielo. L’incredibile spicco delle cose nell’aria oggi ancora tocca il cuore. Io per me credo che un albero, un sasso profilati sul cielo, fossero dèi, fin dall’inizio». Cesare Pavese – “I dialoghi con Leucò”

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