Andrea LezziAutore: IN EVIDENZA Rubriche Vista da Roma

Emergenza sanitaria: cultura e spettacolo, si deve ripartire

Nel vuoto spettrale e deprimente delle nostre città, in questi mesi molte iniziative sono state fondamentali per ricordare la straordinaria forza dell’arte in tutte le sue forme. Nelle strade svuotate dalla pandemia hanno risuonato le voci e gli strumenti degli artisti. Alle piazze vuote si è provato a rispondere con le piazze virtuali, un fenomeno che si è rivelato vincente: ha avvicinato tante persone alle arti, non solo appassionati ma anche semplici curiosi. La pandemia, in realtà, non ha fatto altro che accelerare un fenomeno già in fermento da anni, che sposta una parte significativa della fruizione culturale sulle piattaforme digitali.
In questi mesi complessi da noi ci ha provato il Nuovo Teatro Verdi, scommettendo su un approccio innovativo, puntando sulle dirette streaming di alcuni spettacoli svolti sul palco del grande teatro cittadino. Le dirette, promosse contemporaneamente su diverse pagine social locali, si sono rivelate un enorme successo, con circa 280.000 visualizzazioni totali.
C’è fame di cultura, dunque, in tutte le sue forme. E c’è anche tanta, tantissima, voglia di rimettersi a lavoro. Non è facile immaginare quale combinazione di emozioni e di angoscia scorra nella testa, e nel cuore, dei tanti lavoratori dello spettacolo. La definizione della categoria – piuttosto fredda – non rende giustizia alla forza di questo comparto: una comunità di artisti e di tecnici, di esperti e di appassionati, in cui creatività e talento si fondono continuamente e per i quali la propria professione va oltre la semplice idea di lavoro. Diventando una vera e propria motivazione, un impulso a fare dell’arte crescita e stimolo quotidiani.
A un anno e più di stop obbligato, dunque, vi è un esercito di voci, colori e maschere che scalpita per ripartire. Un esercito allegro porta l’Italia anche fuori dai confini nazionali: varcando i palchi dei grandi teatri internazionali, esportando suoni e voci ineguagliabili, eccellendo per le doti straordinarie delle proprie maestranze.
Ecco, quindi, che il tempo sembra essere arrivato allo scadere. I lavoratori dello spettacolo non ce la fanno più a rimanere seduti, tanto più se, come sembra, per molti settori si torna a parlare di riaperture e – è il caso del calcio – anche di aperture al pubblico. Sarà stata forse questa l’ultima goccia: l’ok del Governo per il pubblico negli stadi in occasione del prossimo Europeo, di cui quattro partite si giocheranno a Roma. La notizia è molto incoraggiante e più che provocare polemiche credo debba tradursi in un prudente passo in avanti anche per gli altri settori che vivono del supporto del proprio pubblico: cultura, arte, spettacolo, musica. Se arriva l’ok per gli spettatori allo stadio, dunque, non si può non pensare a riportare gli appassionati nei siti archeologici, nei cinema e teatri all’aperto, ai concerti.
Si può e si deve fare, anche alla luce delle parole di molti esperti – non ultimo il professor Burioni – che per iniziative all’aria aperta confermano la bassissima incidenza dei contagi. Insomma, è arrivato il tempo di tornare a «fare rumore», per citare la canzone simbolo di questo difficile anno. Un inno di dolore e di rinascita allo stesso tempo, una preghiera lirica e laica per spezzare questo «silenzio innaturale» che da troppo tempo aleggia per le strade e le piazze del nostro Paese.
Andrea Lezzi (Rubrica BRINDISI VISTA DA ROMA – Agenda Brindisi 16 aprile 2021) Nella foto il concerto dei Blu70 nel Nuovo Teatro Verdi domenica 11 aprile 2021

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