Antonio CelesteAutore: IN EVIDENZA

Fabio D’Aprile, quel sorriso che non potremo mai dimenticare

Ciao Fabio, ho scelto questa foto perché sorridi nel modo che mi piace ricordare, perché sei in un campo di basket e perché sei felice di essere genitore e marito, il premuroso papà di Benedetta (in questa foto del 2003) e Federica, l’affettuoso e attento compagno di Giorgia. Sei stato un giocatore battagliero, sul parquet e soprattutto nelle corsie degli ospedali, negli studi medici, nel devastante rapporto con la chemio. Hai lottato come un leone per dodici anni, tanti ne sono passati da quando hai scoperto che improvvisamente il tuo avversario peggiore non era uno, più o meno bravo di te, con una casacca diversa dalla tua, ma quel male spietato e inesorabile che ti ha costretto alla resa. Anche l’ultima volta che ci siamo visti, dalle parti di Palazzo di Città, al «timone» del tuo taxi mi hai raccontato come stava andando, delle sofferenze, dei sacrifici economici e fisici, della speranza di farcela … E invece sono qui a scrivere che non ci sei più, a soli 52 anni, con una famiglia disperata che però ti ha regalato tutto il proprio amore, sino all’ultimo istante della tua vita. E ti scrivo da amico, non da giornalista. Anche se non ci frequentavamo, era come se ci vedessimo ogni giorno e ogni volta il tuo sguardo mi diceva quanto soffrissi ma anche quanta voglia avevi di vivere, di farcela. Non debbo ricordare a nessuno la tua simpatia, la tua cordialità, il buon umore che riuscivi a trasmettere a chiunque, senza dimenticare la passione e l’abnegazione con cui facevi il tuo lavoro. Me lo ricordo ancora quel 7 gennaio 2017 quando, con una città in tilt per la neve e il ghiaccio, tra uno slittamento e l’altro, portasti me e Carlo Amatori al palazzetto per fare la diretta di Brindisi-Venezia. Molti tifosi rinunciarono, rimasero in città. Ma io avevo (e continuerò ad avere) un amico vero, altro che un tassista qualunque: «Ho appena portato gli arbitri, Antonio è un casino» mi dicesti al telefono. Portasti anche noi e con te, quella sera, in macchina c’era Federica, che voglio abbracciare sperando che gradisca considerarmi un amico del babbo e, quindi, della tua bella famiglia. Insomma, caro Fabio, hai capito che non volevo scrivere un articolo sulla tua morte, ma una lettera che affido al web, perché rimanga traccia della nostra amicizia. Riposa in pace, ora che non devi più lottare e soffrire. Un grande abbraccio, con tutto l’affetto che meriti.

Antonio Celeste

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