Giorgio SciarraAutore: IN EVIDENZA Rubriche Zona Franca

Fonti energetiche alternative e situazione in provincia di Brindisi

Non nel mio giardino? – Siamo proprio certi che la tanto propagandata sindrome del NIMBY, acronimo di Not In My Back Yard sia una forma di egoismo o piuttosto potrebbe essere considerata una forma di difesa? E già, perché con questo genere di accuse, di essere campanilisti, di essere affetti dalla suddetta sindrome, o di essere in qualche modo degli adepti della setta dei no-a-tutto si cerca, nella sostanza, di indebolire qualsiasi forma di protesta. E’ il solito ritornello per «fregarti» meglio. Purtroppo non c’è alcun impegno, neanche per un attimo, di riflettere su questi temi ma si prende posizione perché facenti parte di uno schieramento anziché di un altro. Mutuando i termini calcistici, si potrebbe dire che siamo molto tifosi e poco sportivi.
Il consigliere regionale Fabiano Amati fa un selfie con avendo alle spalle due immagini di campi eolici e, postandolo sul suo profilo Facebook, scrive: «All’aeroporto di Amsterdam pubblicizzano l’alleanza tra uomo, natura e tecnologia. Si torna a casa … purtroppo a ‘combattere’ contro i no-a-tutto, per l’ambiente e contro l’inquinamento». Ciò è quello che si ostina a pensare, ma tra i tanti plaudenti c’è uno che commenta in questo modo: «Proprio perché per anni i sì a tutto ci hanno portato allo schifo di paese che siamo». Qualcuno, compreso Amati, potrebbe contestare tale assunto? A Brindisi lo «schifo» è diffuso e palpabile, chi non lo vede è perchè non vuol vederlo, per motivi suoi.
Vince il «bla bla bla» – A Conclusione della conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2021 (Cop26) il presidente, Alok Sharma, si scusa, non senza emozione, per come si è concluso il negoziato a Glasgow, con una bozza sui combustibili fossili e il carbone largamente «annacquata»: «Mi scuso per il modo in cui questo processo si è svolto». In effetti come ha detto anche il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, i testi approvati sono un «compromesso che riflettono gli interessi, le condizioni, le contraddizioni e lo stato della volontà politica nel mondo oggi». Un cambiamento sarà sempre arduo e improbabile sino a quando non si comprenderà che il primo cambiamento deve essere quello dello stile di vita di ognuno di noi.
Amati, lodando lo scenario alle sue spalle, pare ignorare che la regione di cui lui è un autorevole rappresentante, sì proprio la Puglia, è quella che a livello nazionale concorre in modo significativo nel settore delle energie rinnovabili, fornendo «il contributo maggiore al totale nazionale di potenza installata con il 13,4% seguita dalla Lombardia (11,7%) e dall’Emilia Romagna (10%)» ( dati GSE S.p.A.).
Lo facciamo solo noi? – La nota e brava giornalista d’inchiesta, Milena Gabanelli, cita Brindisi come un caso emblematico e anomalo ripetendolo in una videoconversazione con Enrico Mentana e in un’altra con Michele Emiliano. Lo «strano» caso brindisino sarebbe quello che vede la Provincia di Brindisi prevalere in sede giudiziale contro un progetto di impianto fotovoltaico. Perché si chiede la Gabanelli se il terreno in questione è inquinato e dal momento che per bonificarlo occorrerebbero molti anni? Si presterebbe benissimo, secondo lei, ad ospitare tale impianto. Emiliano, rispondendole, afferma che gli indirizzi della Regione sono favorevoli ad ospitare impianti di energia rinnovabile in «aree non utilizzate dal punto di vista agricolo e in quelle aeree inquinate dove è possibile realizzare impianti compatibili con le azioni di bonifica».
Sarebbe stato preferibile sentire la Gabanelli protestare per i «tempi infiniti» occorrenti per le bonifiche e non «usarli» come motivo per installarci degli impianti. Le aeree inquinate dovrebbero invece essere prioritariamente bonificate e si dovrebbe fare una politica mirata alla ripresa agricola dei terreni abbandonati. Ciò non per contrastare le energie rinnovabili, che sono indispensabili se si vuole una reale transizione ecologica, ma semplicemente per evitare le tante speculazioni. Perché non si dà un forte impulso ai sistemi di produzione d’energia diffusi? Sui tetti, sui capannoni, sulle pensiline dei parcheggi ecc. Si potrebbe seguire l’esempio, intelligente e virtuoso, dell’imprenditore Alfonso Casale che sopra i capannoni della sua azienda, la Telcom SpA di Ostuni, ha coperto 20 mila mq. con pannelli che garantiscono una produzione di 2 MW di energia, rendendo la Telcom autonoma dal punto di vista dell’approvvigionamento energetico.
Bisogna sapere ed essere coscienti che in Puglia ci sono richieste di insediamento di impianti per rinnovabili, di potenza pari a «15 miliardi di watt che si aggiungerebbero ai 3.839 miliardi di watt già esistenti», cosa diventerebbe la Puglia? Gli intenti fortemente speculativi a danno dell’agricoltura e del paesaggio sono evidenti e dovrebbero esserlo anche per la Gabanelli e per qualche altro. E’ la sola Puglia che deve sostenere (in maniera speculativa tra l’altro) questa transizione?

Giorgio Sciarra (Rubrica ZONA FRANCA – Agenda Brindisi 19 novembre 2021)

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