Andrea LezziAutore: IN EVIDENZA Rubriche Vista da Roma

Giro d’Italia: festa e vetrina

Sarà pure un periodo complicato, tra distanziamento sociale, restrizioni e una situazione economica che stenta ancora a decollare. Eppure alcuni piccoli grandi momenti sono ancora in grado di strappare un sorriso, un’emozione. È il caso del Giro d’Italia, un pezzo di storia di questo Paese, che tra sport e tradizione continua ad accendere i cuori di milioni di italiani.
In città forse non tutti ne sono ancora pienamente consapevoli, eppure non accade mica tanto facilmente di vivere da vicino uno dei più grandi eventi sportivi nazionali. In questa stessa rubrica qualche anno fa evidenziammo l’assenza di città del sud Italia nella manifestazione. Al contrario, quest’anno le tappe nel Mezzogiorno sono numerose, e comprendono -finalmente – anche Brindisi, che torna a colorarsi di rosa a quasi cinquant’anni da quel 21 maggio 1971, partenza di una sfida tutta d’un fiato fino a Bari.
Il Giro d’Italia è una festa. In primis perché ci porta a scoprire ogni angolo di questo Paese: dalle ripide salite alpine alle assolate discese lucane. Ma lo è soprattutto per chi ha la fortuna di viverlo – anche per pochi minuti – a bordo strada, aspettando il passaggio dei gruppi, assistendo – quando si è fortunati – a quei sorpassi che mettono fatica già solo a vedersi.
Negli anni del digitale, del calcio h24, delle telecamere dentro le monoposto che sfrecciano a trecento chilometri orari, le sfide silenziose, quasi statiche, sulle due ruote sono uno spettacolo fuori dal tempo.
Eppure per decenni il ciclismo ha significato più che un semplice sport per il nostro Paese: una vera e propria fede che, negli anni della tv in bianco e nero o della radio, spingeva migliaia di appassionati ad assieparsi lungo i tornanti, sulle colline del centro Italia, nei viali delle grandi città per gli arrivi di fine tappa.
Quanti italiani con i «sandali» impolverati in cima al «paracarro», come cantava Paolo Conte in quello che forse è l’inno più bello del ciclismo – nonché uno dei più incantevoli brani italiani – dedicato quarant’anni fa al grande Bartali. Dentro quelle strofe c’è tutto il fascino di quella Italia entusiasta e felice, certamente più povera seppur appagata, che nella sua semplicità si innamorava di campioni umili, di simboli autentici come erano Bartali e Coppi. Fuoriclasse che con le loro vittorie, le sfide incrociate, le rimonte inaspettate, tenevano col fiato sospeso un Paese, contribuendo a stemperare quella tensione sociale che in Italia era sempre in agguato.
Evviva il Giro, quindi, e tutta quella lunga attesa che porta nelle città italiane. Aspettando il nove ottobre. intanto in città sono numerose le iniziative con mostre ed eventi dedicate alle due ruote e, soprattutto, una «notte rosata» per animare le vie del centro storico nel nome del buon vino e del divertimento.
L’auspicio è che, oltre alle belle e sempre utili iniziative sul territorio, la presenza del Giro possa contribuire, in città – ma nel Mezzogiorno in generale – a divulgare ulteriormente la cultura delle due ruote, sia come attività sportiva, sia come concezione stessa di uno sport pulito, collettivo, stimolante per la comunità. Anche alla luce degli interventi che coinvolgeranno la città nei prossimi mesi e anni, per l’installazione di nuove piste ciclabili dentro e fuori l’abitato. Testa bassa, dunque, e pedalare.
Andrea Lezzi (Rubrica BRINDISI VISTA DA ROMA – Agenda Brindisi – 2 ottobre 2020)

Foto del Giro d’Italia tratta dal web (Fonte: tpi.it)

(Visited 55 times, 1 visits today)
WP Twitter Auto Publish Powered By : XYZScripts.com