redazioneAutore: Basket IN EVIDENZA Sport

Happy Casa: entusiasmo, solidità e il grande apporto della panchina

Era lecito aspettarsi una battaglia, una partita da playoffs per intensità. Invece la Fortitudo si è sciolta di fronte alla solidità della panchina di coach Vitucci. Krubally, Visconti e Udom sono la meravigliosa immagine di una Happy Casa Brindisi che mantiene il secondo posto in classifica, in attesa di ospitare nel glorioso Pentassuglia Mr. Teodosic e la sua Virtus Bologna, fresca di vendetta nei confronti della Reyer Venezia. Per la Effe invece una vera e propria disfatta, con tanto di ammissione di colpa di coach Dalmonte a fine gara: «C’è bisogno di assumersene la responsabilità, il coach in primis. Spero che questo serva da esempio ad altri componenti della squadra».
Una stoccata ai suoi, un chiaro messaggio ai leader tecnici ed emotivi: che nessuno se ne lavi le mani. L’ammonimento di coach Dalmonte giunge alla fine di una prestazione che possiamo definire penosa, quantomeno nel secondo tempo. L’aquila non riesce a reagire da squadra alla spallata della NBB che, al contrario, ha controllato il match proprio grazie all’apporto della panchina. Per i freddi numeri: Krubally 14 punti, 7 rimbalzi e 3 assist; Visconti 7 con 1 assist e una rubata; per non parlare di Mattia Udom che in appena 20 minuti in campo infila 11 punti (4/7 dal campo) e raccoglie ben 8 rimbalzi, guardando la partita di Mattia è difficile che non vengano in mente le parole di coach Dalmonte in conferenza stampa pre gara, in cui aveva mostrato grande apprezzamento per Mattia e Visconti. Accontentato.

Adrian Banks Fortitudo Lavoropiu Bologna – Happy Casa Brindisi LBA Lega Basket Serie A – 2020/2021 Casalecchio di Reno, 07/03/2021 Foto SilviaFassi / Ciamillo

La sensazione che si prova da bordo campo è un misto tra l’entusiasmo contagioso dei brindisini, e l’aria pesantissima che aleggia sulla panchina che fu di Meo Sacchetti. Potendo osservare i timeout, sulle due panchine l’atmosfera era decisamente agli antipodi: concentrata quella degli ospiti, nervosa e rabbiosa in casa Fortitudo; Baldasso e Banks hanno discusso a lungo durante i timeout, e neanche la parola di Dalmonte è riuscita a conciliare le visioni dei due playmaker. Questo si traduce con nessun tipo di comunicazione in campo, i bolognesi non si consegnano le marcature, non si chiamano blocchi a vicenda ed in generale sembra che l’alchimia di questo gruppo (ammesso che si sia mai creata), sia definitivamente persa. Le buone notizie per Brindisi non sono finite, oltre al riposo concesso a Thompson (poco più di 25 minuti in campo), coach Vitucci si gode un Bostic sempre più integrato in squadra: 20 punti per l’ex Reggio Emilia, evidentemente i ferri della Unipol Arena sono rimasti amici del doppio zero; tirando 7/12 dal campo e 4/8 da 3 punti, il tutto condito da 5 rimbalzi, 2 assist e zero palle perse. Brindisi ha dato una lezione di come si gioca in squadra, gli uomini che si sono alzati dalla panchina hanno prodotto complessivamente oltre 90 di valutazione, mentre il quintetto titolare ha concluso intorno al 35. In totale Brindisi ha tirato oltre il 60% da due punti e quasi il 40% da 3, ha controllato i rimbalzi sfiorando quota 50 (!!!), recuperando quindi più del 60% delle carambole disponibili, traducendole in 18 punti su seconda occasione. Ha toccato il massimo vantaggio (+29) sul 91-62 e coach Vitucci ha dato spazio ai giovani con ancora 3 minuti abbondanti sul cronometro della partita. Motta segna 4 punti in 1 minuto e 37 secondi; Cattapan 2 rimbalzi in 3 minuti, mentre Guido recupera un pallone ma sbaglia le due conclusioni tentate, pur spinto ed incoraggiato dalla sua panchina; tutta in piedi come se i tre ragazzi si stessero giocando la partita. Una bellissima immagine che racconta di una squadra ormai solidamente tra le prime del campionato. 14 vittorie non possono essere più frutto del caso, della fortuna (non tantissima per la verità ultimamente), o del cattivo stato di forma dell’avversario di turno. Brindisi è l’unica società professionistica del sud, in Serie A da 9 anni. Coach Vitucci ha preso una squadra sull’orlo del baratro ed in tre anni l’ha portata al secondo posto in classifica; come direbbe lui stesso: «My Way», a modo mio.

Servizio di Paolo Mucedero

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