Valeria GiannoneAutore: Allegro ma non troppo Rubriche

I terrapiattisti della parola

Negazionisti, terrapiattisti, novax, populisti, nazionalisti, complottisti, cos’hanno in comune? Rima a parte, sono pronta a credere che il popolo degli -isti (più novax), abbiano un vocabolario con meno di 100 parole, e un’abilità ortografica che porta a scrivere per con X, ch con K e così via…
Esiste forse anche una evidenza scientifica se un’indagine nei paesi sviluppati ha rilevato che il QI medio della popolazione – sempre in crescita dagli anni ’70 – dal 2004 invece ha invertito la tendenza.
Siamo più stupidi dei nostri genitori. Dipende dal lessico posseduto? Anche. Dipende dai programmi spazzatura proposti dai canali a diffusione nazionale? Anche. Dipende dall’esplosione dei social, che ha dato ad ognuno la possibilità di dire la sua? E non citerò Umberto Eco, non parlerò di imbecilli.
Perché non si tratta solo di imbecillità, un imbecille con le parole o col pensiero potrà essere un artista eccezionale, un pittore, un musicista, o semplicemente un falegname virtuoso. Potrà primeggiare nello sport, essere un campione di bridge … o di qualsiasi altra cosa. Avrà un talento e non solo. Un eccellente … calciatore avrà senz’altro un dono naturale, ma sarà anche colui che ha lavorato e si è esercitato col pallone per ore ogni giorno della sua vita. Oggi a noi manca questo. L’esercizio del pensiero e della parola. E manca perché ci mancano «i campioni». La possibilità di consentire a tutti, anche a chi non si è esercitato, di esprimere un giudizio o dare un parere, anche a colui o colei che non ha mai letto uno scritto di qualcuno con più capacità, provoca un appiattimento e un livellamento verso il basso del nostro ambiente socio culturale. Provoca la mancanza dei «campioni», dei punti di riferimento. E’ come andare a pranzo ogni giorno da McDonald: dimenticheremo il gusto di un piatto di alta cucina, non sapremo riconoscerlo e soprattutto adegueremo il nostro palato al panino Gran McChicken. Confrontiamo i programmi degli anni ’70, quando esistevano due canali di una tv pubblica, con quello che ci propongono oggi i canali di stato e quelli commerciali a libera fruizione.
Ci meritiamo davvero Barbara D’Urso (foto)? Ci meritiamo Il grande fratello e L’isola dei famosi? Non è etico dichiarare che un programma televisivo equivale a un prodotto di mercato. Che esiste in quanto qualcuno «lo compra». I medium, i canali di informazione in ogni forma (social network compresi), dovrebbero avere una funzione sociale, educare il pensiero, dispensare lemmi, affinare l’estetica, fornire un vocabolario emotivo per i sentimenti, insegnare la differenza tra il bene e il male. Uso il condizionale, perché oggi più che mai, nell’era della connessione globale, appiattire il pensiero è uno strumento di potere, il principale. Lo strumento che ci porta ad adorare falsi idoli effimeri che nascono e muoiono nel tempo che occorre a pronunciare «Non ce n’è Coviddi».
Valeria Giannone (Rubrica ALLEGRO MA NON TROPPO – Agenda Brindisi 20 novembre 2020)

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