redazioneAutore: Attualità IN EVIDENZA

Il progetto pilota «Torre Santa Sabina. L’approdo ritrovato»

Riprendono in questi giorni e proseguiranno per tutto il mese di settembre le ricerche nell’insenatura di Torre Santa Sabina – Baia dei Camerini (Comune di Carovigno, Brindisi), grazie alla concessione di scavo del MiC – Ministero della Cultura all’Università del Salento, per il tramite della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Brindisi e Lecce. Si tratta, dopo quella dello scorso settembre 2020, della seconda campagna d’indagini dell’intervento-pilota nell’ambito del progetto internazionale UnderwaterMuse, che punta a valorizzare e rendere accessibile l’ingente patrimonio sommerso delle aree coinvolte, attraverso la creazione di parchi archeologi sommersi e l’uso narrativo e comunicativo della realtà virtuale. Il Progetto, finanziato nell’ambito del Programma di cooperazione transfrontaliera  Interreg V-A Italia-Croazia 2014-2020, vede la Regione Puglia – Dipartimento Turismo Economia della Cultura e Valorizzazione del Territorio tra i partner insieme a ERPAC – Ente Regionale per il Patrimonio Culturale della Regione Autonoma del Friuli Venezia Giulia (Lead Partner), Università Ca’ Foscari di Venezia, Public Institution for Coordination and Development of Split – Dalmatia County RERA S.D. e Comune di Kastela (Croazia).

La scelta di Torre S. Sabina come scenario di quest’ambizioso progetto trova ragione nelle precedenti campagne di ricerca condotte dal 2007 al 2012 nella baia dall’Università del Salento. L’approdo millenario, frequentato lungo un arco temporale che va dalla protostoria all’età medievale e moderna, ha gelosamente conservato resti di carichi e di imbarcazioni che si sono infrante contro le sue scogliere o si sono spiaggiate, e, avvolte dalla sabbia, si sono conservate talvolta in maniera eccezionale: è il caso del relitto tardoimperiale di Torre S. Sabina 1 (fine III – inizi IV sec. d.C.), protagonista di questa campagna 2021. L’intervento di quest’anno riguarderà infatti lo scavo completo e la documentazione integrale con tecniche fotogrammetriche di questo relitto che, caso quasi unico nel Mediterraneo, conserva anche parti delle sovrastrutture: il ponte, le travi che lo sorreggono (bagli) i puntelli per i bagli, ecc. Era probabilmente una nave mercantile che proveniva dalle coste tunisine, come suggeriscono alcune anfore ritrovate nell’unico saggio fatto nel 2007, lunga 25 m o più, di medio tonnellaggio, impegnata lungo rotte di linea, che trasportava vino o salse di pesce delle province nordafricane presumibilmente a Brindisi o in un altro importante terminal dell’Adriatico. L’obiettivo è documentare integralmente il relitto per studiarlo in dettaglio e realizzare un modello tridimensionale della nave originaria che, grazie alla realtà virtuale, potrà essere protagonista di animazioni e racconti in grado di permettere la più ampia fruizione di questo prezioso bene comune. L’intervento sarà condotto, come il precedente, dagli atenei regionali: i Dipartimenti di Studi Umanistici di Foggia (Danilo Leone; Maria Turchiano) e di Bari (Giuliano Volpe) e il Dipartimento di Beni Culturali Università del Salento, grazie alla convenzione stipulata tra la Regione e le tre Università pugliesi. Ma il progetto coinvolge altri attori, in un’ottica di condivisione e di sinergie: i Dipartimenti di Architettura e Design e di Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture del Politecnico di Torino, che cureranno i rilevamenti e la modellazione 3D, l’Associazione Onlus A.S.S.O. – Archeologia Subacquea Speleologia Organizzazione, che fin dal 1990 si occupa di ricerche archeologiche e speleologiche subacquee, la ditta Angelo Colucci, che garantisce l’efficace supporto tecnico-logistico. Inoltre, da quest’anno e proprio per quest’ambizioso progetto, grazie alla SABAP, parteciperanno alla campagna i restauratori del Nucleo per gli interventi di Archeologia Subacquea dell’ICR – Istituto Centrale per il Restauro del MiC, che garantiranno il prezioso supporto alle operazioni di scavo, movimentazione e consolidamento dei resti lignei. Infine, l’intervento pilota di Torre S. Sabina e lo stesso progetto UnderwaterMuse trovano una loro più ampia cornice in ESAC (Euromediterranean Seascapes Archaeology Center), il Centro Euromediterraneo per l’Archeologia dei Paesaggi costieri e subacquei istituito di recente per la ricerca e la valorizzazione del patrimonio sommerso di Puglia, gestito in maniera condivisa da Regione Puglia-Poli Biblio-Museali, Soprintendenza Nazionale per il Patrimonio Culturale Subacqueo e dai tre Dipartimenti universitari. L’ospitalità al gruppo di lavoro per l’intero periodo è generosamente assicurata, con l’ormai consueta disponibilità, dal Consorzio Albergatori di Carovigno, e in particolare dall’Hotel Victoria e dal Riva Marina Resort; il Comune, come nella precedente campagna, garantisce il supporto alle iniziative correlate. Questa bella risposta del territorio, della comunità e degli operatori turistici e culturali, è già un risultato importante del progetto, che punta al coinvolgimento prioritario degli attori locali. Il patrimonio culturale è una risorsa unica per il benessere sociale ed economico delle comunità: farsene carico significa riconoscerne il senso di bene comune e di lievito di uno sviluppo sano e responsabile.

È possibile seguire tutte le notizie, le informazioni e gli aggiornamenti attraverso le pagine Facebook ufficiali del Progetto UnderwaterMuse, del Dipartimento Turismo della Regione Puglia – Piiil Cultura Puglia, di ESAC, del Museo Ribezzo-Polo BiblioMuseale di Brindisi, di ARCHEOLIVEe dell’insegnamento di Archeologia Subacquea dell’Università del Salento (hashtag #TSS2021).

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