redazioneAutore: Basket IN EVIDENZA Sport

Il quintetto piccolo di Morea e un indiano d’America al comando

Due vittorie pesanti in meno di 72 ore, Brindisi mantiene il primato in classifica, sempre a pari punti con l’Olimpia ma forte dei favorevoli scontri diretti. Domenica scorsa, infatti, la NBB ha gettato le basi per un finale di stagione di altissimo livello, nonostante il virus stia presentando il conto di un inizio di stagione decisamente meno travagliato rispetto ad altre squadre in Italia ed Europa; mercoledì, a Pesaro, un’altra vittoria importante che ha confermato le ottime condizioni fisiche e tecniche di tutti i giocatori disponibili per coach Morea (in attesa del ritorno del capo allenatore Frank Vitucci), compreso il rientrante D’Angelo Harrison (14 punti, 4 rimbalzi e 3 assist in 18 minuti di impiego), al quale palesemente manca il primo passo bruciante di inizio stagione, ma che ha dimostrato di non aver perso il tocco magico della sua mano destra. La migliore forma fisica tornerà e già vederlo prendere tiri da ben oltre la linea dei tre punti è confortante, perché evidentemente il ragazzo ritiene di poter sopportare quel tipo di sforzo fisico.

D’Angelo Harrison – Foto Luigi Canu / Ciamillo-Castoria

Approfondiamo il discorso tecnico e andiamo a cercare le ragioni che hanno portato Brindisi a due grandi vittorie, con la limitata rotazione a disposizione. La Happy Casa è costretta, dalle circostanze sanitarie, a schierare quintetti piccoli, spesso senza un play e un centro di ruolo: l’assenza di Darius Thompson è colmabile dall’attuale rotazione degli esterni (con Bostic e Harrison contemporaneamente a referto), non certo esprimendo la stessa qualità dato che il solo Zanelli è un play di ruolo, gli altri sono buoni ball-handler (eccelso Harrison, più nella media Bostic e Bell), ma non hanno solidità e continuità nelle letture che può fornire Darius. Più preoccupante invece è l’assenza di Nick Perkins che non solo ha in Krubally l’unico sostituto nel ruolo di centro, ma si occupa di aspetti del gioco dei quali i suoi compagni non sempre possono farsi carico. Ad esempio: Nick statisticamente sarebbe un rimbalzista nella media, con 5,3 rimbalzi a partita; eppure grazie ai suoi prodigiosi taglia-fuori, consente a Brindisi di controllare spesso oltre il 60% dei rimbalzi disponibili in una partita, permettendo al giocatore schierato in quel momento di fianco a lui di aggredire la carambola sia difensivamente che offensivamente. Uscire rinforzati dall’assenza di due titolari, coach Morea e coach Consoli sono riusciti a trovare l’aspetto positivo, nell’esteso utilizzo di quintetti piccoli, esplodendo in contropiede e pressando forte sulla palla. In queste due partite Brindisi è sembrata inarrestabile, inesauribile, profonda.

Derek Willis – Foto C. Atzori / Ciamillo-Castoria

Al centro di questa strategia i due «diabolici» tecnici hanno messo Derek Willis. Spesso è possibile inquadrare abilità e peculiarità di un giocatore americano iniziando con l’esame della sua carriera collegiale; ancora di più se quel programma collegiale è quello della prestigiosa University of Kentucky: una squadra di grande tradizione, in cui hanno giocato tantissime superstar NBA, con un allenatore leggendario come John Calipari. Derek ha passato quattro anni universitari estremamente formativi, che oggi gli consentono di essere un giocatore decisivo senza estraniarsi dal resto della squadra; il giocatore in primo piano e, contestualmente, l’uomo dei lavori sporchi. Nel suo gioco non c’è un pizzico di egoismo, eppure le qualità da stella sono sotto gli occhi di tutti: questa sua capacità di unirsi e sincronizzarsi con gli altri quattro compagni ha permesso di tenerlo in campo più di 27 minuti ieri sera (il secondo dopo Zanelli a quota 33!), per un risultato personale di 24 punti e 11 rimbalzi con il 70% dal campo, il 90% ai liberi. Un recupero, un assist e nessuna palla persa completano un tabellino impressionante, che ci dà il quadro di un giocatore totale, in grado tanto di aprire il campo quanto di essere fisico dentro l’area. Nei quintetti senza un centro di ruolo è nominalmente lui il numero cinque; tuttavia con questi quintetti non ha veramente senso parlare di ruoli e posizioni. In difesa si ruota e cambia marcatura in cinque, dal play al centro, con pochissime eccezioni dovute di solito a specifici ordini sul piano difensivo del giorno (un esempio è stata la scelta di difendere “weak” o “fondo” sui pick and roll laterali dell’Olimpia).

James Bell in azione contro l’Olimpia Milano (Foto Vincenzo Tasco)

Nelle ultime tre partite, il terzo quintetto per numero di possessi giocati non prevede nessun centro: Bostic, Visconti e Bell sono gli esterni, mentre Udom e Willis i lunghi; questa combinazione produce per Brindisi 126 punti segnati su 100 possessi e 61 punti subiti su 100 possessi, +65 di differenziale in efficienza rispetto agli avversari che tirano sotto il 45% dal campo. Meno efficaci sono stati, invece, quintetti ancora più estremi nella direzione della cosiddetta “small-ball”: Zanelli – Visconti – Bostic – Bell – Willis è stato schierato per meno di tre minuti nelle ultime tre partite, e si capisce perché quando scopriamo che il differenziale prodotto è stato -62. Poco gioco in transizione rende difficile attaccare, alla luce anche della difficoltà nel mettere la palla in area, le percentuali di Brindisi crollano intorno al 30% dal campo; inoltre per i pugliesi è difficilissimo controllare i rimbalzi e procurarsi quelle seconde occasioni che spesso trainano la squadra.

E’ importante, quindi, che al fianco di Willis ci siano Udom o Gaspardo, piccoli ma non troppo. Anche questi quintetti non permettono sempre di avvicinare la palla al ferro, magari con azioni spalle a canestro come quando in campo ci sono Krubally e Perkins; in compenso sono tremendamente mobili in difesa: i cambi sistematici congelano le collaborazioni offensive avversarie, aumentando la pressione sulla palla e producendo attacchi veloci in campo aperto. Willis è un eccellente portatore di palla in velocità, la solida base di fondamentali gli permette anche di avere soluzioni per i compagni, l’atletismo per finire sopra il ferro con potenti schiacciate.
Fino a questo punto della stagione Brindisi non ha giocato così spesso questo tipo di quintetti, come era facile auspicare prima di constatare l’ovvia necessità dovuta alle assenze. Che sia per scelta o per necessità, la squadra di coach Vitucci ha ancora una volta espresso quanto di buono ci sia nel progetto tecnico degli ultimi tre anni, con l’esperienza accumulata dallo staff tecnico nel gestire piani partita e rotazioni sperimentali, il rendimento della squadra non diminuisce pur modificando sostanzialmente le idee ed i principi dietro ogni scelta difensiva e offensiva. Avremo modo di verificare queste ipotesi nelle prossime giornate, già domenica 18 aprile in occasione del posticipo che vedrà Brindisi ospitare la Vanoli Cremona: nella partita d’andata del PalaRadi si impose la formazione di coach Galbiati con 20 punti di Hommes, 16 di Williams e 14 di Mian; per Brindisi non bastarono i 25 di Perkins, 21 di Harrison e 20 di Thompson.

Servizio a cura di Paolo Mucedero

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