Serena Di LorenzoAutore: Cinema Rubriche

In sala le storie di Valerio e Nica

LA VACANZA – Film diretto da Enrico Iannaccone, è la storia di Valerio (Antonio Folletto), un giovane uomo di trent’anni affetto da un disturbo bipolare. Dopo aver perso l’amata moglie, ha iniziato a condurre una vita dissoluta, distruggendo qualsiasi certezza fino a quando non incontra Carla (Catherine Spaak), un’anziana donna di 75 anni di origine tedesca ed ex magistrato. Anche lei ha un problema: soffre di Alzheimer e la sua memoria inizia a sbiadirsi. Nonostante ciò, Carla è forte ed è decisa a non farsi abbattere dalla malattia, ma a reagire con tutte le sue forze. Valerio e Carla s’incontrano dopo la fine dell’estate e, sebbene siano distanti anagraficamente, i due sono molto simili: tormentati, in cerca di una pace interiore, intimoriti dal futuro e in fuga da un passato doloroso e incancellabile. Tra il giovane e l’anziana nascerà un forte legame d’amicizia che permetterà loro di condividere il dolore e i segreti, che hanno tenuto nascosti così a lungo da logorarli.
SEMINA IL VENTO – Film diretto da Danilo Caputo, racconta la storia di Nica (Yile Vianello), ventunenne che decide di abbandonare gli studi di agronomia per tornare nel suo paesino natale, vicino Taranto, da quale è assente da ben tre anni. Al suo ritorno, la situazione che si ritrova di fronte non è delle più rosee: suo padre è pieno di debiti e cerca di portare avanti la famiglia come può; sua madre è in preda alla depressione, causata anch’essa dal lavoro mancante. Come se non bastasse, gli ulivi della sua famiglia sono stati attaccati da un parassita e rischiano di morire. Nica capisce che tutto ciò che ha lasciato, la terra, i familiari e i valori, è ormai inquinato e cercherà di far leva su quanto le ha insegnato sua nonna e sul sapere che le è stato trasmesso per trovare una soluzione e risanare ulivi e genitori. Nica ama la terra che ha lasciato e a cui torna per mettere in pratica ciò che ha appreso nei laboratori universitari. Si trova però davanti un mondo al contempo troppo ‘moderno’ (nel senso deteriore del termine) e troppo ‘antico’ (con una religiosità più da festa patronale che da fede vissuta e praticata). Resta qualche rito atavico che chi è anziano continua a ritenere valido ma che rischia di essere travolto dagli sversamenti industriali. “Chi semina il vento raccoglie tempesta” recita un proverbio popolare ma quello di Caputo non è un film pessimista. Si assume il compito, con l’ottimismo della volontà, di ricordare che non tutto è perduto e che nelle giovani generazioni si può ancora trovare un antagonismo positivo attrezzato per combattere parassiti naturali, ideologici e sociali.
Serena Di Lorenzo (Rubrica CINEMA – Agenda Brindisi – 11 settembre 2020)

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