Roberto RomeoAutore: Attualità IN EVIDENZA

Iniziativa di sensibilizzazione: plastica dal mare, museo virtuale

Plastica monouso che galleggia a vista d’occhio e si deposita nei fondali, insieme a microplastiche invisibili contenute in detersivi, cosmetici, vernici hanno invaso l’ambiente marino e contaminato ogni angolo della Terra. La plastica si degrada molto lentamente, impiegando centinaia di anni per scomparire del tutto, fino a frantumarsi in piccoli frammenti che entrano a far parte della catena alimentare dei pesci. La foto scattata sui fondali di Materdomini a Brindisi, appena dopo Ferragosto, da Alessandro Caiulo è l’emblema «plastico» di un paesaggio corrotto, legato drammaticamente alle abitudini comuni.
E così, Enzo Suma, guida naturalistica, anima e voce di «Millenari di Puglia», associazione impegnata da anni nella valorizzazione del territorio e nella educazione ambientale, ha pensato di fissare online un progetto avviato nel 2018, «Archeoplastica. Il Museo degli antichi rifiuti spiaggiati», un repertorio di oltre duecento rifiuti di plastica, datati da trenta a cinquanta anni fa, attraverso una campagna di finanziamento dal basso promossa sui social, cui è possibile aderire sulla storica piattaforma di crowdfunding www.produzionidalbasso.com. Dunque, una mostra online su un sito dedicato con la digitalizzazione in 3D dei reperti, poi una mostra fisica itinerante nelle scuole e una pubblicazione divulgativa. Un progetto della portata di poco più di 7.000 euro.
C’è chi sostiene, a ragione, che l’inquinamento da plastica non sarà più un problema solo quando l’industria sintetica segnerà il passo, con la messa a regime di un nuovo paradigma produttivo: intervenire culturalmente sugli usi quotidiani appare un processo molto più lungo, probabilmente senza ritorno. Ogni anno volontari e associazioni si ritrovano davanti allo stesso scenario policromatico, distese di manufatti di plastica di ogni genere, rigettati dal mare come corpi indigesti. A dispetto delle infinite promozioni che inneggiano al progresso e a un modello di società plastic free.
«L’esposizione dei reperti – ha detto Enzo Suma – è un modo per puntare il dito contro un problema che non risparmia i nostri mari. Se i fenomeni di inquinamento crescono come negli ultimi anni, tra non molto avremo più plastica che pesci. Lo abbiamo denunciato un’infinità di volte, piccole voci come gocce nell’oceano, abbiamo veicolato messaggi e provato ad allargare la partecipazione attraverso iniziative di raccolta e con una narrazione senza filtri. Il museo della plastica sottratta al mare è un altro segnale pensato per sensibilizzare. Noi non smettiamo di crederci». L’aspetto che di questa singolare collezione colpisce è lo stato di conservazione degli oggetti.
«Potremmo definirlo un assortimento vintage – ha proseguito Suma – con pezzi datati, anche di cinquant’anni, alcuni riportano ancora il prezzo in lire. Come se il mare cristallizzasse il tempo malgrado il suo moto perpetuo. Un serbatoio del nostro passato che tuttavia non è una bacheca di memorie liquide ma lascia segni profondi nel nostro ecosistema. Fa una certa impressione vedere un prodotto così risalente ancora in perfetto stato, come se il mare fosse un ambiente di conservazione e ci restituisse periodicamente pezzi del nostro vissuto. Quasi un monito, a farci intendere che alcune nostre abitudini non sono cambiate anche a distanza di decenni. Tutto ciò che buttiamo è ancora lì, pressoché intatto, nulla si distrugge ma mantiene inalterato il suo potenziale nocivo. Il museo degli antichi rifiuti spiaggiati ci consegna una realtà che deve farci riflettere».
In attesa che l’industria si rimetta in dialogo con la scienza dei materiali, sforbiciando a monte il problema, è necessario continuare a promuovere comportamenti più sani e sostenibili. Utopia pensare a un mondo capace di usare materiale compostabile nei carrelli del supermercato? Utopia premiare negozi alla spina facendoli diventare punti di riferimento per gli acquisti? O ancora riempire le bottiglie di vetro abbattendo il consumo di quelle di plastica? Le buone pratiche contro il marine litter nascono, come tutto ciò che esiste di virtuoso al mondo, dall’incontro tra coscienza e semplicità.
Roberto Romeo (Agenda Brindisi – 12 febbraio 2021)

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