Serena Di LorenzoAutore: Cinema Rubriche

La proposta della settimana

The Office – Il mockumentary di Nbc di questi tempi vive una seconda giovinezza: tantissimi si sono trovati, a 15 anni dalla prima messa in onda, a trascorrere spezzoni di venti minuti di divertimento adattato a partire dall’omonima serie britannica firmata da Ricky Gervais e andata in onda su Bbc a cavallo del nuovo millennio. Da una parte potrebbe essere soltanto una coincidenza fortunata ma forse c’è anche dell’altro. The Office, un ufficetto di provincia di un’aziendina senza pretese lotta per portare a termine le sue giornate, fatte più che altro della noia, dell’improduttività, delle frustrazioni e degli insondabili nonsense del lavoro d’ufficio. A rendere tutto peggiore c’è un altro tassello: un capo inetto, vanaglorioso e che, non bastasse, crede di essere divertente. Sembra l’inferno in Terra, ma non è quel che sembra: col passare delle puntate Michael Scott si rivela sì un bambino egoista e unfit to lead, ma anche un commovente, adorabile cuore d’oro, che pensa genuinamente di avere intorno a sé una famiglia di amici, più che meri colleghi (anche se questi ultimi non lo ricambiano, anzi lo mal sopportano) e crede davvero che la Dunder Mifflin, che produce carta e ha la sua sede a New York, si interessi di lui come a un figlio. Ogni volta che la realtà lo mette davanti a una situazione del tutto diversa, oltre alla fremdschämen su cui è costruita l’intera serie, non si può non provare empatia per il tragico e sincero regional manager. Attorno a lui c’è una serie di comprimari: Dwight Schrute (Rainn Wilson) vive in una fattoria dedita alla coltivazione di barbabietole, anela il potere ed è un riuscitissimo, fenomenale incrocio tra Rambo e un amish spietato; Jim Halpert (John Krasinski) è il bravo ragazzo, serve da spalla seria per le gag comiche di Michael e Dwight e mette in scena una delle più belle storie d’amore viste in tv negli ultimi vent’anni, quella con la segretaria e poi venditrice Pam Beesly (Jenna Fischer), placido e inizialmente piatto spirito guida dell’ufficio; Angela Martin (Angela Kinsey) è una gattara sociopatica che detesta tutto e tutti e presiede il Comitato per l’organizzazione delle feste di compleanno dell’ufficio) e tanti altri, i personaggi sono tridimensionali e pur nelle loro caratterizzazioni estremizzate risultano più verosimili del vero. Come hanno raccontato i loro stessi interpreti, questo mood incredibilmente riuscito ha a che fare anche con l’essersi trovati alle prese con la candy bag. La premessa della serie è che un’innominata troupe sta girando un documentario sulla filiale di Scranton della Dunder Mifflin: ogni personaggio ha quindi uno spazio per sé in cui parla direttamente con l’intervistatore, come in una specie di confessionale. In questi momenti di effetti comici spesso esilaranti per giustapposizione, gli attori hanno dovuto destreggiarsi tra il copione a loro assegnato e la totale improvvisazione: è da questo amalgama che sono venute fuori alcune delle cose migliori dello show.
Serena Di Lorenzo (Rubrica CINEMA – Agenda Brindisi 11 dicembre 2020)

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