Serena Di LorenzoAutore: Cinema Rubriche

La proposta della settimana

Euphoria – Trasgressiva, provocatoria, sperimentale, sopra le righe, sensazionalistica ma anche capolavoro di realismo, manifesto della generazione Z: Euphoria, la tanto chiacchierata serie Hbo. È un’esperienza di visione difficile da classificare, che fa del suo essere respingente una delle sue caratteristiche fondamentali, anche per capirne il senso. Tutto è incentrato sul personaggio della giovane Rue, interpretata da Zendaya, la quale torna a scuola dopo un’estate passata in rehab dopo essere stata trovata in overdose dalla sorella più giovane. Nonostante l’apparente recupero, la ragazza continua ossessivamente a cercare altri modi di drogarsi ma soprattutto di autodistruggersi, sopraffatta dall’ansia sociale e dal passato doloroso che la perseguitano fin da piccola. Un raggio di sole arriva nella sua vita rappresentato da Jules (Hunter Schafer), una ragazza transgender appena trasferitasi in città, che a sua volta deve giostrarsi fra il giudizio altrui e la sua stessa inclinazione verso gli uomini più grandi e violenti. Attorno a loro girano una serie di coetanei, ognuno col proprio grado di disfunzionalità e problematicità: Nate, il quarterback e belloccio della scuola, nasconde un lato violento e tossico; Kat è una ragazza sovrappeso che trasforma le sue difficoltà sessuali e la diffusione di un video porno che la riguarda in un business che la fa sentire meglio con sé stessa; Fezco è il pusher che rifornisce Rue ma che per lei prova anche sentimenti molto diversi rispetto a tutti gli altri clienti. Levinson trasfigura questo racconto teen in un uno a tratti visionario, sempre esplicito, spesso disgustoso: non ci vengono risparmiati i dettagli fisiologici dell’overdose, o le numerose dick pic invitate continuamente e senza permesso, gli uomini francamente improponibili che si masturbano in webcam, la coercizione al sesso. Lo stile di certe scene però è allo stesso tempo sublimato, estetizzato: i trip degli stupefacenti diventano immagini psichedeliche e glitterate e tutti i personaggi ostentano una sicurezza medio-borghese (ed è fin troppo facile qui dare la colpa di tutto a genitori assenti o distratti). C’è anche cuore tenero nella serie, soprattutto quando in apertura di episodi si raccontano i vari protagonisti da bambini e mentre crescono, gettando una luce ancora più drammatica alla loro oscura spirale. Di per sé, in ogni caso, Euphoria è un racconto molto più tradizionale di quanto possa apparire: dai traumi infantili o familiari nascono disagi adolescenziali più o meno estremi che si cerca di ovattare nelle dipendenze o sedare nella trasgressione, mentre in realtà ciò che si cerca veramente è l’amore.
Serena Di Lorenzo (Rubrica CINEMA – Agenda Brindisi 18 dicembre 2020)

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