Serena Di LorenzoAutore: Cinema Rubriche

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La regina degli scacchi – Mai avreste pensato di restare con il fiato sospeso a guardare una partita di scacchi dopo l’altra, vero? Eppure, la trasposizione televisiva del romanzo di Tevis fa proprio questo: ci tiene lì, incollati, dall’inizio alla fine. Dal momento in cui conosciamo l’orfana, figlia di una donna con gravi problemi per ben due volte nella vita, grazie all’adozione, e con una tendenza autodistruttiva che eredita forse per geni, ma molto più probabilmente per imitazione. Si dice che i bambini imparino a comportarsi nel modo in cui si comportano gli adulti che li circondano, e Beth non ha certo dei buoni esempi davanti agli occhi. Eppure, nonostante i momenti di perdizione per quella disperata, incolmabile solitudine, capisce che il suo straordinario talento non può essere gettato via. E così, dal seminterrato in cui il custode dell’orfanotrofio le insegna a giocare a scacchi, arriva davanti al campione del mondo, in Russia. Attraverso momenti di disperazione e di commozione, perché Beth Harmon è tutto, fuorché una ragazza allegra: esplora il mondo, le emozioni, ma è come se – fino alle lacrime finali – le stesse imitando, senza davvero viverle. Anya Taylor-Joy è la perfetta incarnazione di quell’atteggiamento verso la vita. Elegante, soave e al tempo stesso con quello sguardo sempre spaurito, come se non capisse cosa fa la gente quando, semplicemente, vive la sua vita. Intelligente e curiosa, la Beth di Anya Taylor-Joy trova comprimari straordinari, a cominciare dall’ex bambino prodigio (come lei, del resto) di Love Actually: Thomas Brodie-Sangster, qui nei panni di Benny Watts. E ancora: Moses Ingram (l’amica dell’orfanotrofio Jolene), Marielle Heller (la madre adottiva Alma), Harry Melling (Harry) e lo straordinario Bill Campo nei panni del signor Scheibel, il custode che cambierà la vita di Beth. Walter Tevis, l’autore del romanzo, era un giocatore di scacchi. Per scrivere questo libro ha intervistato molti degli altri giocatori, ne ha incontrati tantissimi e ha raccontato in mondo vivido e realistico l’ambiente dei tornei e tutto ciò che si crea attorno a ogni competizione. Ma c’è una donna, una donna ungherese, che ha parzialmente ispirato la figura di Beth: si tratta di Judit Polgar, la più grande giocatrice di scacchi di sempre. Tevis si è ispirato a lei, una bambina prodigio proprio come la sua protagonista. Walter Tevis le ha reso omaggio, affidando a Beth il prezioso compito di raccontare al mondo come si muove una donna in un mondo di uomini.
Serena Di Lorenzo (Rubrica CINEMA – Agenda Brindisi 20 novembre 2020)

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