redazioneAutore: IN EVIDENZA

La tragica storia di Chicco, che non voleva giocare «questa partita»

Come si può raccontare la morte di un amico di vecchia data? Come si può accettare, personalmente e professionalmente, che una persona di 58 anni rinunci a qualunque tentativo di affrontare un male, certamente spietato, col quale ha inconsapevolmente convissuto negli ultimi tempi, sino a scoprirne la devastante presenza nel proprio corpo? Era stato proprio lui, con un lungo post pubblicato ieri su Facebook, ad annunciare l’esito degli accertamenti clinici ai quali si era sottoposto qualche giorno addietro: «Sono pieno di metastasi, sì questo significa che ho un brutto cancro». E poi il ricordo degli amati genitori, che tutti noi conoscevamo bene: «Ho vissuto le esperienze di mio padre e mia madre, e di amici intimi lottare e perdere … questo mi ha aiutato molto oggi, a prendere con estrema facilità la decisione di non ‘giocare questa partita’. Ho affrontato mille sfide nella mia vita, mi piace il gioco, la lotta … ma questa volta vinco se non gioco! Mi ritengo un persona fortunata, ho avuto tanto dalla vita e sono felice e orgoglioso di aver goduto tutto il possibile, anzi forse più di quanto avrei potuto. La mia scelta è molto semplice, anche perché agevolata dal fatto che sono una persona libera (senza responsabilità di famiglia) quindi sono io con io. Non sono disposto a iniziare una lotta, di sofferenze e umiliazioni per poi comunque morire in agonia». Riflessioni agghiaccianti, specie per chi lo conosceva bene come il sottoscritto: «Dopo aver vissuto una vita meravigliosa, ritengo che sia stupido rovinare il finale, come se fai una cena spettacolare e ti portano il dolce acido che ti fa stare male». Con una freddezza sconcertante per le drammatiche circostanze mediche e psicologiche ha avuto la forza di rivolgere un messaggio agli amici: «Cari miei cari, l’unica cosa che non mi piace di questa vicenda è che purtroppo in una situazione così è impossibile salutarvi uno a uno, troppo complicato. Qualcosa che valga un saluto ve lo voglio lasciare con un pensiero: godetevi tutto il possibile e più godetevi gli affetti, gli amici, i piaceri, le gioie, tutto. Non rimandate a domani quello che potete fare oggi, il tempo è una cosa preziosa e non fa sconti, non ti fa tornare indietro! Se state leggendo queste due righe vuol dire che ho raggiunto il mio obbiettivo. In particolare ai più cari, chiedo la vostra comprensione per il modo non diretto e impersonale di questo saluto, questo mi è pesato molto, ma sarebbe stato impossibile fare diversamente. Grazie». Un messaggio pubblicato giovedì 28 gennaio 2021, nella sua abitazione di Las Palmas de Gran Canaria, dove si era trasferito da qualche tempo. Oggi il dramma, la fine di una vita, la scomparsa di una persona cara … l’ennesima battaglia vinta da un nemico inesorabile, che Chicco Tarsi non ha voluto sfidare, come ha lucidamente spiegato. Il suo modo di farcela, senza arrivare al doloroso e luttuoso epilogo di una «partita» che – come ha spiegato – non voleva giocare e che sapeva di perdere, comunque. Che così abbia vinto o perso nessuno può dirlo. L’unica angosciante certezza è che oggi abbiamo perduto un amico. Ciao Chicco, ti vogliamo bene.  Antonio Celeste

PS – Caro Chicco, la foto che pubblico è del 4 novembre 2014. Eravamo insieme con Franco Tomei e altri amici del basket a Den Bosch (Olanda) per la prima storica uscita europea della NBB in Eurochallenge. Temo, che dovrò rispettare una promessa in realtà mai fatta, quella di pubblicare un nostro video strettamente «privato» che tu avevi arbitrariamente diffuso e poi rimosso su mia richiesta. Sarà l’unico modo per sorridere ancora con te.

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