Gabriele D'Amelj MelodiaAutore: L'angolo della cultura Rubriche

Lode ai misuratori della terra

L’uomo, come diceva il vecchio Protagora, è la misura di tutte le cose. Però è anche il misuratore di ogni cosa. Gli astrologi misurano le distanze tra pianeti e stelle, gli archeologi misurano il tempo studiando antiche pietre, e così via per le altre professioni, ognuna delle quali misura qualcosa, fin giù alla categoria dei bidelli, di recente promossa misuratrice di febbri. Ma la professione più antica, che contende il primato alla più diffusa a cui maliziosamente state pensando, è quella dei misuratori della terra. Già tremila anni prima di Cristo, nell’antico Egitto, erano operativi i cosiddetti «arpedonapti», alla lettera «annodatori di corde», che proprio con tali strumenti tracciavano sul terreno le rette per definire i confini, anche a beneficio degli «scribi», gli esattori dei Faraoni. Questi primi agrimensori «tiravano le corde», espressione da cui deriva il comune «tirarere le rette». In Callimaco e in altri autori, vengono anche definiti «gheodaitai», che significa «tenditori di corde». Insomma, lasciando perdere le funi, sto parlando dei signori geometri, quelli che da secoli usano decametri, fili a piombo, squadre e pantografi. Il termine è usato anche da padre Dante nell’Inferno (canto IV, 142), quando, riferendosi ad un noto matematico siceliota, lo appella «Euclide geomètra». In seguito venne il genio di Archimede da Siracusa, di Archita da Taranto e di un tale Pappo da Alessandria. Nel mondo romano, il primo geometra fu Romolo, il quale, il 21 aprile del 753 a.C., tracciò il famoso solco che nei giorni seguenti divenne il «pomerium», ossia il confine sacro della nuova urbe da lui fondata.
I libri di storia ci dicono che altri geometri (mensores) del mondo romano furono Vitruvio e Plinio il vecchio. Nel Medioevo la scienza della geometria fa parte delle arti del quadrivio, nel Rinascimento raggiunge apici di perfezione con i giganti Brunelleschi, Alberti e Leonardo. Chissà se questi illustri artisti, oltre che «Maestri», sono stati chiamati anche «Ingegneri», come ancora capita ai nostri geometri di provincia …
Ecco che, finalmente, sono giunto nell’era moderna e contemporanea, entrambe pullulanti di geometri. Il premio Nobel Salvatore Quasimodo, poeta, traduttore, persino docente di italiano presso un Istituto Magistrale di Milano con nomina conferita «per chiara fama», era un geometra. Con tale qualifica lavorò qualche anno al Genio Civile di Reggio Calabria. Il brillante Piergiorgio Odifreddi, professore di logica, saggista, divulgatore e intellettuale a tutto tondo, nasce geometra. Suo compagno di classe, a Cuneo, fu un certo Flavio Briatore … Entrambi poi sono colleghi, oltre che del mitico geom. Filini, anche del «dottor» Adriano Galiani, di mister Fabio Capello, di Claudio Baglioni, Biagio Antonacci, Enrico Montesano e del viceministro delle infrastrutture e dei trasporti Giancarlo Cancellieri. L’ultima citazione voglio riservarla al più geniale e creativo geometra, e quasi architetto, della nostra storia recente, Negli anni d’oro della Milano da bere costui, grazie alla fiducia accordatagli dal suo sodale Bettino (indicare il cognome è superfluo), si rese protagonista di invenzioni epocali: l’arte biodegradabile, le installazioni, la piramide di Rimini, le scenografie. Il suo nome è Pippo Panseca, guarda caso, siculo proprio come Empedocle, Archimede, Quasimodo e Cancellieri …
Gabriele D’Amelj Melodia (Rubrica CULTURA – Agenda Brindisi 16 ottobre 2020)

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