Andrea LezziAutore: IN EVIDENZA Rubriche Vista da Roma

Medio Oriente: Brindisi al centro del conflitto israelo-palestinese

Sembrerebbe un titolo azzardato, e in pratica lo è, perché la battaglia di Gaza assume contorni così drammatici da non meritare alcuna vela ironica. Eppure è questo il quadro che viene fuori dagli ultimi giorni di polemiche politiche cittadine. Diatribe che hanno visto protagonisti i principali rappresentati territoriali, comprese sigle sindacali, associazioni e circoli politici. Tutti coinvolti in un calderone su una questione che, invece, meriterebbe enorme cautela, ponderazione dei toni e grande padronanza della vicenda. Al centro della faccenda, come detto, il conflitto che da circa settant’anni infiamma il Medio Oriente. In questi giorni in cui le sirene antimissile sono tornate a suonare e in cui tanti civili hanno trovato la morte, le grandi democrazie si interrogano sul modo più corretto – se davvero ve ne sia uno – con cui mettere fine alle violenze che da decenni avvengono tra Gaza e Gerusalemme. Se pensiamo che perfino i grandi Paesi europei mantengono posizioni discordanti o comunque molto vaghe, capiremo che la questione non può ridursi a una netta presa di posizione a favore di una o dell’altra fazione.
In breve, cosa è accaduto? Un post del sindaco Riccardo Rossi – in cui pur condannando le violenze da entrambe le parti si chiedeva a Israele di «riconoscere lo stato Palestinese, fermare l’apartheid, terminare con sfratti ed occupazioni» – ha scatenato numerose reazioni.
In primis quella di un importante consigliere regionale della nostro provincia – peraltro anch’esso di centrosinistra – che ha «chiesto scusa a Israele per le parole del Sindaco di Brindisi», e poi la successiva replica del presidente del Consiglio comunale che ha rincarato la dose chiedendo «scusa ai palestinesi» per le parole del consigliere.
Insomma, un trambusto sicuramente evitabile. E non perché le posizioni di ognuno non siano legittime, non perché non sia giusto dibattere sui temi più disparati, ma per una mera questione di opportunità. Perché buttare nella mischia delle polemiche un tema così complesso, peraltro su un canale, com’è quello social, che non aiuta di certo ad approfondire bensì semplifica – e sminuisce – enormemente i grandi argomenti?
La storia politica del sindaco Rossi, lo sappiamo, è una storia di militanza, di attivismo, di impegno per le cause sociali, ambientali, culturali. Pensare che non si esprimesse su un tema come questo sarebbe stato abbastanza utopico. Alcuni brindisini, però, hanno sottolineato che un sindaco non dovrebbe arrogarsi il diritto di rappresentare i cittadini su temi così divisivi e complessi, come possono essere quelli di politica estera. Va detto, però, che nel post del primo cittadino non vi era alcun passaggio che richiamava la cittadinanza o la carica di rappresentante della città. Si tratta, dunque, di una sua presa di posizione personale, non dovuta ma sicuramente legittima.
L’interesse dei rappresentanti istituzionali per le grandi tematiche internazionali, anche se marginali per molti cittadini, è assolutamente condivisibile. Rivela sensibilità e attenzione per le questioni sociali. La vera domanda è se davvero fosse necessario farlo in queste forme così nette e divisive. Il conflitto israelo-palestinese rappresenta forse la più grande ferita per il mondo libero. Proprio per questo meriterebbe un’analisi più serena, una valutazione d’insieme e sicuramente pacata. Sarebbe bello ad esempio, poterne discutere durante un dibattito pubblico, rappresentando le diverse posizioni. I protagonisti di questi giorni ci pensino.
Andrea Lezzi (Rubrica BRINDISI VISTA DA ROMA – Agenda 21 maggio 2021)

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