Autore: Cultura IN EVIDENZA

Mesagne: premiazione del libro di Perri «Ruggero Flores da Brindisi»

Nel castello normanno-svevo di Mesagne, domenica scorsa 19 luglio, si è svolta la cerimonia di premiazione della XXII Edizione del Premio Letterario Nazionale Città di Mesagne per le tre Sezioni Editi di Narrativa Saggistica e Poesie. Il secondo premio della Saggistica, è stato assegnato al libro di Gianfranco Perri «Ruggero Flores da Brindisi templare, corsaro e ammiraglio» già pubblicato nell’ottobre 2024. È quella di un personaggio, quasi leggendario, nato a Brindisi nel 1267, per il quale, leggendo il saggio dello studioso brindisino Gianfranco Perri, emerge il ritratto di un individuo che, agli albori del XIV secolo, incarna l’essenza stessa di un’epoca di transizione, una transizione perlopiù violenta.
Un orfano che diventa monaco guerriero, poi corsaro, ammiraglio, signore della guerra e addirittura «cesare». E quello che rende l’esplorazione di tutta la vicenda un vero enigma storico, è la natura quasi schizofrenica delle fonti documentali a disposizione. Da un lato, la cronaca del catalano Ramòn Muntaner, il compagno d’armi di Ruggero, nei cui scritti Flores è una via di mezzo tra un santo laico e un eroe epico, generoso e invincibile. Dall’altro lato, le cronache bizantine, di Pachimere e di Gregoras, nelle cui pagine Ruggero Flores è un demone, un arrogante predone spietato che porta rovina e violenze ovunque metta piede.

A Brindisi, a fine 1200, Ruggero è figlio del falconiere Blum dell’imperatore Federico II che muore in battaglia. La madre brindisina perde tutto, il bambino cresce in povertà, bazzicando per il porto. Poi a soli otto anni incrocia il cammino del marsigliese Vassail, comandante di una nave e cavaliere dell’ordine dei Templari, e la sua vita accelera in modo vertiginoso. Ruggero impara in tutta fretta l’arte della navigazione, la gestione degli equipaggi e le manovre di combattimento. A 15 anni ha già l’esperienza di un veterano. A soli 20 anni diventa capitano del Falcone, l’ammiraglia più avanzata dell’intera flotta templare.
Nel 1291 Ruggero approda il suo Falcone a San Giovanni d’Acri, l’ultima grande roccaforte dei cristiani in Terra Santa assediata dai mamelucchi che ne sfondano le difese. Riesce a caricare a bordo nobili civili con i loro immensi tesori. Lo accusano di aver trattenuto per sé parte degli enormi proventi di quel viaggio. Ruggero viene cacciato dall’Ordine, è spogliato del mantello e diventa un ricercato, perfino dal papa.
A Genova compra una galea, la Olivetta, e diventa un corsaro a tutti gli effetti. Qualche anno dopo, in Sicilia, entra al servizio di Federico III d’Aragona che combatte la guerra dei Vespri. Ruggero si batte così mirabilmente da essere nominato viceammiraglio della flotta di Sicilia. Finita vittoriosamente la guerra con la pace di Caltabellotta del 1302, sorse il problema della disoccupazione dei combattenti. Un problema enorme, soprattutto se le truppe sono quelle letali, composte in gran parte dai famigerati Almogavari. Provenienti dall’Aragona e dalla Catalogna, conoscevano solo la guerra. Uomini che combattevano in modo quasi tribale e selvaggio.

L’opportunità di liberarsene arrivò da Oriente, dall’impero bizantino, il cui imperatore Andronico II, disperato per l’avanzata turca in Anatolia,  li contrattò agli ordini di Ruggero Flores. Un servizio a peso d’oro che incluse per Ruggero il titolo di Megadux, cioè di grande ammiraglio, e la mano della nipote dell’imperatore, Maria di Bulgaria. I risultati militari sono immediati e totali. I Turchi, ormai già alle porte di Costantinopoli sono annientati dagli Almogavari di Flores, seppur al prezzo per i bizantini, delle angherie d’ogni sorta che quei terribili guerrieri distribuivano anche tra la popolazione locale, provocando reazioni anti-Flores presso la corte di Andronico II. Ruggero all’apice del potere, nominato «cesare» e viceré di Anatolia, nell’aprile del 1305 prese una decisione che avrebbe cambiato la storia. Contro i consigli della moglie e dei suoi comandanti, andò a Adrianopoli in visita a Michele IX, il co-impeatore, da tutti ben conosciuto per l’odio e l’invidia che nutriva per Ruggero. Il 30 aprile, durante un banchetto, un mercenario degli Alani, lo decapitò brutalmente.
Gli Almogavari saputo della morte di Ruggero, bruciarono le proprie navi e scatenarono quella che la storia ricorda come la «vendetta catalana». Devastarono per anni l’impero e giunti in Grecia, finirono per conquistare il ducato di Atene governandolo per decenni.
Fu l’epilogo incredibile di un uomo, Ruggero Flores, che da solo riuscì ad arginare l’avanzata ottomana, posticipando più di un secolo la caduta di Costantinopoli e, crede Perri, se non fosse stato assassinato e se l’imperatore avesse saputo gestire quell’alleanza, forse, Costantinopoli non sarebbe caduta nel 1453. La storia del mondo, letteralmente, sarebbe stata tutta un’altra storia.

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