redazioneAutore: IN EVIDENZA Rubriche Vista da Roma

Nessun brindisino in Consiglio regionale: ce lo meritiamo

Se non fosse per il rispetto assoluto che nutro per la storia della nostra città, se non fosse che in molti periodi questo capoluogo ha potuto vantare rappresentati eccelsi e momenti di grande splendore, sarei quasi tentato dall’utilizzare il famoso aforisma di Thomas Fuller. Il predicatore inglese amava ripetere che «siamo nati piangendo, viviamo lamentandoci, e moriamo delusi». Rappresenterebbe bene una parte della popolazione locale, quella che a Roma chiamerebbero «piagnona»: disfattista, fatalista, pessimista, e comunque sempre in grado di piangersi addosso ma mai di essere propositiva, proattiva, lungimirante.
Non si spiegherebbero altrimenti le polemiche di questi giorni in cui – tanto per cambiare – si accusa chiunque del fallimento nella rappresentanza brindisina in Regione, senza guardare nel proprio orticello.
Premetto che nessuno qui vuol difendere le scelte di Bari. Anzi, credo che proprio i risultati negativi ottenuti da Emiliano nella nostra provincia rappresentino un segnale di evidente distanza tra la nostra gente e le sue politiche. Motivo per cui il Governatore pugliese avrebbe dovuto aprire le braccia al nostro territorio, offrendo un incarico in Giunta per dimostrare quel contatto spesso mancato in questi anni tra Brindisi e il capoluogo regionale. Ma si sa, la politica è tutt’altro che gentile. Mi scuserete se ricorro al più efficace aforisma su questo tema, con il socialista Rino Formica che descrisse la nobile arte della politica esattamente come «sangue e merda». Governare, ma soprattutto creare le condizioni affinché lo si possa fare in tranquillità, facendo funzionare tutti gli ingranaggi, è un’arte complessa, dove nessuno ti regala nulla.
Dico questo perché riconosco evidentemente delle responsabilità al confermato Presidente, reo, peraltro, di esser venuto a Brindisi nell’ultimo giorno di campagna elettorale affermando di «poter morire» per questa città, salvo poi nemmeno considerarla nella decisiva fase di costruzione dei posti di comando. Tuttavia, ed è questo che conta, noi non possiamo lamentarci. Le polemiche sui social, le dichiarazioni dei politici locali, per i mancati rappresentanti lasciano il tempo che trovano. Confermando, al contrario, la scarsa capacita di fare scelte oculate per il bene della comunità.
Già, la comunità. Ma ci rendiamo conto che non siamo stati in grado di eleggere un rappresentante in Consiglio Regionale? Votando in massa – a destra e sinistra – per candidati dei paesi limitrofi. Come possiamo indignarci se non riusciamo nemmeno a mostrare coesione, unione di intenti.
E poi abbiamo il coraggio di irridere i «cugini» salentini? Coloro che portano migliaia di voti ai candidati della zona e in Giunta ben cinque rappresentanti? E poi ci stupiamo pure se molte grandi decisioni premiano soprattutto Bari e Lecce. Come se il peso della rappresentanza locale non avesse alla fine una forza decisiva sulle scelte politiche.
Mi raccomando, ricominciamo con i pianti perché forse aprono un aeroporto a cinquanta chilometri da noi, perché il porto di Bari riceve più sostegno e attenzioni, perché nel bando x o y siamo meno foraggiati. Poi però quando si tratta di fare scelte decisive per il proprio futuro, quando si entra in cabina elettorale con l’arma più forte che ci sia – la matita – non sosteniamo nemmeno nostri candidati.
Ci meritiamo tutto, niente di meno. O forse no, Brindisi mia, tu meriteresti molto di più di tanti tuoi cittadini.
Andrea Lezzi (Rubrica BRINDISI VISTA DA ROMA – Agenda Brindisi – 27 novembre 2020)

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