redazioneAutore: IN EVIDENZA Politica

Piano Urbanistico Generale, una riflessione di Campo (Idea)

Siamo veramente stanchi di inseguire il pressappochismo di chi oggi ha la responsabilità di governo della nostra città. Abbiamo ascoltato tanti proclami, tante bugie e promesse non mantenute, retromarce e tanta incapacità nella risoluzione di gravi problemi che interessano Brindisi, ma soprattutto tanta arroganza e superficialità. Questo è il tempo dove i venditori di bibite governano il paese, dove le città sono amministrate da Sindaci eletti solo dal 20 per cento degli aventi diritto al voto, in cui la politica è diventata fanatismo e non arte del confronto per dare risposte e soluzioni immediate alle tante problematiche di cui il nostro territorio è oramai sofferente da anni. Questa Amministrazione governa da più di 2 anni e mezzo, e ad oggi i brindisini la ricordano, particolarmente, per aver fatto nominare un Commissario ad acta per poter approvare un bilancio in Consiglio Comunale. Il bilancio di una gestione che può essere giudicata solo fallimentare. In quest’ottica si inquadra il verbale n. 470 del 31.12.2020 della Giunta Comunale che ha deliberato l’atto di indirizzo per la redazione del Piano Urbanistico Generale della città di Brindisi, nonché per la costituzione dell’Ufficio del Piano, riprendono finalmente il percorso che si spera riesca a condurre Brindisi all’approvazione del Piano Urbanistico Generale (PUG). Il cronoprogramma dei lavori, cui è parte integrante e sostanziale del suddetto atto deliberativo, è distinto in 4 macro fasi, che prevede, nell’epilogo, l’approvazione del PUG in Consiglio Comunale entro il 30 dicembre 2022. L’atto di indirizzo allegato alla Delibera n. 470, in particolare il punto 7 – obiettivi di protezione ambientale e di sviluppo sostenibile del territorio – pone in evidenza la descrizione degli obiettivi e dei principi di protezione e di sostenibilità ambientale di cui il futuro PUG sarà caratterizzato. Gli obiettivi base sono la protezione dell’ecosistema terrestre, marino e costiero, della campagna, della macchia mediterranea, delle risorse ambientali storiche, dell’ambiente urbano. Oltre la tutela della biodiversità con strumenti che recuperino l’ambiente costiero devastato dalle dinamiche naturali, nonché la pianificazione di specifici processi che conducano alla eliminazione di rifiuti e di discariche attraverso l’attivazione di appositi impianti di riciclo di ogni materiale. Questi obiettivi non possono ritenersi sufficienti!

Brindisi ha una vasta area industriale, caratterizzata dalla presenza di importanti stabilimenti produttivi. Alcuni di essi – Chemgas, Sanofi, Basell, Ipem, Versalis, Enel Produzione – sono insediamenti industriali antropici a rischio di incidenti rilevanti connessi a determinate sostanze pericolose, perciò soggetti alle disposizioni previste dai Decreti Legislativi in attuazione della Direttiva 2012/18/UE – cosiddetta Seveso III. L’approccio alla problematica del rischio di tipo antropico ha subito, nel corso di questi ultimi anni, un’evidente e tangibile inversione di tendenza, determinata da una forte volontà di uscire dalla fase di emergenza, consentendo l’avvio di specifici processi che affrontano il tema della “messa in sicurezza del territorio” mediante l’uso di strumenti di programmazione e di gestione degli interventi che superano la sola valutazione e predisposizione di misure per il risanamento del danno, in un’ottica, invece, di prevenzione e di riduzione della probabilità di accadimento dell’evento incidentale. Di fatto, la vigente legge regionale in materia di incidenti rilevanti connessi a determinate sostanze pericolose, DELEGA ai Comuni la competenza delle funzioni amministrative concernenti l’adeguamento dei PRG alle prescrizioni derivanti dai piani di emergenza esterni previsti dalla Direttiva Seveso, nonché a quelle previste dall’art. 4 del D.M. Lavori Pubblici del 9 maggio 2001, relativamente alla localizzazione degli stabilimenti a rischio di incidenti rilevanti.

È evidente, quindi, che l’ottica di intervento per la riduzione dei rischi tecnologici, attraverso la pianificazione territoriale e urbanistica delle aree interessate da stabilimenti soggetti alla Direttiva Seveso, costituisce una innovazione notevole per la disciplina urbanistica. Il primo passo, quindi, per la prevenzione del rischio e la valutazione degli impatti conseguenti all’evento incidentale è l’adeguamento degli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica che consentano di programmare e gestire la risorsa territorio, secondo un principio di precauzione. Si delinea, pertanto, l’inizio di un nuovo processo di pianificazione nel quale l’esistenza o la previsione d’insediamento dello stabilimento R.I.R., non potrà più essere considerata separata dai processi di pianificazione, ma dovrà essere affrontata complessivamente come fattore indifferibile e intrinseco dello sviluppo urbanistico e della programmazione territoriale. Il controllo sull’urbanizzazione, l’individuazione dei criteri e la definizione delle aree ad elevata concentrazione di stabilimenti, la previsione dell’effetto domino, il sistema di gestione della sicurezza, i piani di emergenza e la consultazione della popolazione, sono temi da cui non si prescinde nella redazione del documento di verifica preliminare (Scoping) in fase di Valutazione Ambientale Strategica. Riteniamo, pertanto, che il Sindaco e la Giunta pongano rimedio ad una così clamorosa svista per non continuare sulla linea della incapacità e della superficialità dimostrata in questi due anni e mezzo di gestione dell’Amministrazione Comunale.

Giampiero Campo – Esecutivo cittadino Idea per Brindisi

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