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Politica / Nuovo Governo: una occasione per il Mezzogiorno

Provo ad andare un po’ controcorrente rispetto a quanto si dice in questi giorni. Nell’ultima settimana, infatti, si è scatenata una grande polemica a causa della provenienza geografica dei nuovi Ministri del Governo guidato da Mario Draghi. Ben 3/4 di loro, difatti, provengono dal nord Italia. In particolare addirittura 9 esponenti dalla Lombardia, 4 dal Veneto e 2 da Roma (gli unici in rappresentanza del centro). La Puglia, che fino a ieri poteva vantare anche un Presidente del Consiglio, non ha alcun rappresentante nel Consiglio dei Ministri. In generale il Mezzogiorno raccoglie solo 4 esponenti su 23 (nessuno, peraltro, delle due Isole).
Ora, capisco che il tema della rappresentanza possa colpire l’opinione pubblica, è un aspetto comprensibile ma in realtà decisamente secondario. Credo, al contrario, che siano altre le valutazioni da fare. In primis: il neo Premier – e qui si vede la coerenza e la forza delle proprie idee – ha negli anni più volte manifestato tutto il suo riguardo per la situazione del Mezzogiorno. Tornano in auge in questi giorni le sue parole a un convegno del 2009, quando da Presidente della Banca d’Italia fece una fotografia perfetta della condizione meridionale, riconoscendo che senza il Sud «l’Italia non ha futuro» e che «abbiamo tutti bisogno dello sviluppo del Mezzogiorno».
Ma non solo, con il pragmatismo e la lucidità d’analisi che lo contraddistinguono, anche nel corso del suo intervento per la fiducia in Senato, Mario Draghi ha parlato della necessità di «riuscire a spendere e spendere bene, utilizzando gli investimenti dedicati dal Next Generation EU» per i quali «occorre irrobustire le amministrazioni meridionali, anche guardando con attenzione all’esperienza di un passato che spesso ha deluso la speranza».
Ed è questo l’ulteriore punto: sembra esserci la consapevolezza di ripartire con strumenti e approcci differenti rispetto al passato, meno assistenzialistici e più concreti,che puntano a ridare slancio alle amministrazioni e agli Enti locali. C’è poi un aspetto fondamentale citato dal neo Premier alle Camere, ed è quello relativo all’impatto della criminalità sui nostri territori, vero deterrente per una economia sana e competitiva. «Nel Mezzogiorno», ricordava Draghi, «non c’è crescita senza legalità e sicurezza».
La «questione geografica», inoltre, non avrà peso rispetto all’utilizzo dei fondi che arriveranno dall’Europa.
A tal proposito non devono spaventare le dichiarazioni sparse di qualche politico del nord che minaccia ricalcoli delle quote dei progetti da finanziare sui territori. Sono cose che – ahinoi – fanno parte del teatrino della politica.
Siamo proprio sicuri – invece – che ci mancherà tanto la tradizionale «spartizione» di interessi per motivi politici e territoriali? La tutela degli interessi locali è assolutamente fondamentale ma su questo avrà certamente peso il Parlamento, dove – lì sì – è importantissimo anche il ruolo degli eletti sui territori.
Bisogna, invece, rimanere focalizzati sul punto: a gestire la sfida enorme del Recovery Fund – 209 miliardi di cui il 37 per cento per la riconversione ecologica e il 20 per cento per la digitalizzazione del Paese – ci sarà un gruppo di solidi Ministri tecnici con enorme esperienza internazionale o nelle Istituzioni, incentrata soprattutto nel campo degli investimenti, della ricerca, dei grandi progetti nel green, nel digitale, e nelle comunicazioni. E il Sud, da tutto questo, può solo da guadagnarci.
Andrea Lezzi (Rubrica BRINDISI VISTA DA ROMA – Agenda Brindisi – 19 febbraio 2021)

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