redazioneAutore: Cultura IN EVIDENZA

«Porta d’Oriente» Brindisi: il racconto della «Festa dei colori»

Ecco una sintetica compilation di immagini che documentano la “festa dei colori” che noi di “Porta d’Oriente” abbiamo celebrato l’altroieri nel salotto dell’ex convento S. Chiara. Luci, colori, suoni, musica e poesia dal vivo, rassegna di opere pittoriche esposte in sala. Tutto questo bendidio a corredo delle mie parole nude, in un cocktail di suggestioni ed emozioni davvero speciale. Sapientemente supportato alla consolle dal valente Francesco Mauro, ho percorso la mia traccia narrativa addentrandomi nel magico mondo dei colori, alla ricerca di curiosità, dati storici, vertiginose digressioni e qualche licenza. Mi sono cimentato a illustrare per sommi capi il processo psicologico che attiva la percezione cromatica, del tutto rivoluzionata dalla nuova tecnologia dell’alta definizione e sempre condizionata, come in passato, da fattori ambientali e culturali. Ho sottolineato come, già da qualche anno, un cromatismo pervasivo di compenso a certi grigiori della vita quotidiana abbia conquistato mercato e costumi: nella moda, in pubblicità, nel kindercore (arredamento di interni ipercromatico), nel fenomeno dei murales, ecc. Cambiando registro, mentre  sullo schermo si succedevano le immagini di riferimento, ho parlato del bianco, del nero e del bianco-nero, elegante abbinamento che ha prodotto arte e poesia nella grafica e nell’incisione d’autore, nel cinema e nella fotografia dei grandi, inclusa la Letizia Battaglia di recente scomparsa. Non trascurando fenomeni di costume, ho accennato ai datati programmi televisivi (“Studio uno”), alle “réclame” d’epoca (“Pino Silvestre Vidal”  col suo leggendario destriero bianco) e alla moda anni ‘60. Tra i quadri in bianco e nero, ho analizzato brevemente il “Guernica” di Picasso, rimarcando la dolorosa attualità di quella testimonianza di massacro di guerra,  definendo “Guernica” il “correlativo oggettivo” del concetto stesso di eccidio bellico di civili innocenti.

Mi sono addentrato nell’accezione visiva del mare nell’Odissea di Omero, spiegando il motivo per cui gli antichi greci, affetti da una sorta di daltonismo culturale, lo vedevano e descrivevano solo color del vino, viola o nero. Accennando alle varie teorie sul colore, ho fatto una doverosa fermata sulla casella di Vassili Kandinskij, personaggio ineludibile del tema “colore”, leggendo qualche passo in cui il geniale pittore -intellettuale a largo spettro spiega la sua teoria sinestetica sul rapporto colore-suono. Questa era l’occasione d’aggancio per una estemporanea esibizione pianistica classica con musiche di Mozart, Poulenc e Wagner prodotta da una pianista “casualmente” presente in sala (mia figlia Alessandra, che ringrazio per essersi prestata al gioco). Spento l’eco dei molti applausi, il pubblico in sala ha seguito con attenzione anche il mio focus sul concetto di “bluezza”, una sorta di categoria dello spirito che, in varie epoche e in vari luoghi, ha sempre fatto venire il magone agli esseri umani. Così è stato per il “Giovane Werther” dell’omonimo romanzo epistolare di Goethe, e così è stato per Emma Bovary che Flaubert volle circondare di oggetti blu (la carrozza di casa, i suoi abiti, i due vasi sistemati in salotto e persino il flaconcino di arsenico sottratto in farmacia per farla finita).

 A questo punto,  mi sono visto costretto a “zippare” la mia esposizione per non protrarre la chiusura dell’evento, e quindi mi sono limitato a fare brevi passaggi su un’incantevole “Madonna in trono” e sulla stupefacente “Maddalena” di Masaccio. Saltando letteralmente l’illustrazione di molti colori (il rosa, l’arancione, il viola,verde, il malva, il rosso) ho fatto qualche accenno al giallo confortato da foto di corredo che hanno mostrato vari fiori gialli, la “casa gialla” di Van Gogh, “Musica alle Touleries” di Manet e una troika di  bellissime “signore in giallo”: Biancaneve, Diletta Leotta e Giovanna Civitiello. Subito dopo il Maestro Giuseppe D’Elia ha  letto una breve poesia in vernacolo brindisino dal titolo “Lu vestitu  giallu”, tratta dal volumetto “Muddiculi” scritto dal compianto amico Dino Tedesco, regista teatrale, giornalista culturale del “Corriere della Sera” e brindisino doc. La serata si è infine conclusa sull’immagine della “Venere degli stracci” del Maestro Michelangelo Pistoletto, in un tripudio di luci stroboscopiche e con in sottofondo la bella canzone “Vivere a colori” cantata da Alessandra Amoroso. Chi ha assistito all’evento ha goduto di una piacevole serata. A tutti coloro che invece non hanno potuto (o voluto) partecipare all’incontro, rivolgo le medesime parole che, nella notte del 10 maggio 1987, giorno della conquista del primo scudetto del Napoli calcio, alcuni gran figli di “Partenope” vergarono a caratteri cubitali sul muro di cinta del cimitero di Fuorigrotta “CHE VI SIETE PERSI …”

Gabriele D’Amelj Melodia

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