Giorgio SciarraAutore: IN EVIDENZA Rubriche Zona Franca

Porto di Brindisi: storie e polemiche, ruoli e dimissioni

Periodo di dimissioni. Alcune hanno un senso, una logica – comprensibili o condivisibili che siano -, altre suscitano perplessità. Come appunto le ultime, in ordine di tempo, quelle che l’ingegner Alfredo Lonoce ha dato dal Comitato di Gestione dell’Autorità di Sistema Portuale MAM. Dimissioni che giungono, inopportunamente per l’Amministrazione, in un momento particolarmente critico, causate – secondo lo stesso Lonoce – da «autolesionistici atteggiamenti ostativi» fini a se stessi, che il Comune avrebbe tenuto nei confronti di quelle opere portuali (praticamente tutte) per cui si discute e si dibatte da un bel po’, in un duetto/duello – a tratti onirico – tra l’Ente portuale e l’Amministrazione comunale. Duello nel quale a quest’ultima viene fatto indossare il costume del «cattivo», di chi intralcia, di chi rompe le scatole. Ma occorre pur dirlo, da parte dell’altro «duellante» non c’è alcun cenno d’autocritica.
Elencando le opere «ostacolate», dodici per l’esattezza, Lonoce cita anche il «mitico» pontile a briccole precisando che sarebbe l’«unico progetto apparentemente in dirittura d’arrivo salvo ulteriori pretestuosi ostacoli che dovessero opporsi». E’ proprio sfiduciato! Fa male, perchè l’AdSP decideva, finalmente, di recepire il parere del Consiglio Superiore LL.PP. ribadito con nota 17/20 del 7 agosto 2020, ove concludeva: «Pertanto, ai fini della realizzabilità del progetto relativo alle briccole, il corretto riferimento normativo che l’Adsp avrebbe dovuto seguire, sin da subito, è quello della legge n. 84/94 anziché attivare le procedure di cui all’art. 2 del DPR 383/94». Quindi l’Ente, con nota n. 22844 dell’11 settembre 2020, si adeguava al parere del CSLL.PP. e, dopo soli 74 (settantaquattro) giorni, ecco lì che viene approvato l’adeguamento tecnico funzionale al piano regolatore portuale di Brindisi per la realizzazione del pontile a briccole. Shakespeare avrebbe detto «molto rumore per nulla». Due anni di querelle inutili, che sarebbero state evitate se per ottenere l’autorizzazione, sin dall’inizio, fosse stata seguita la normativa, per altro più volte indicata. Se si ripercorre questa vicenda, alla luce dell’epilogo, si potrebbe avere un’altra chiave di lettura e considerare in modo diverso l’opinione espressa dall’assessore Dino Borri che riteneva il porto di Brindisi meritevole di opere migliori delle briccole, giustamente. Tale modus operandi pare essere stato praticato su buona parte delle opere citate da Lonoce che, evidentemente, non ha ripercorso nel dettaglio la storia dei vari progetti. A dcanso di equivoci, sottolineo che considero l’ingegnere Lonoce una bravissima persona oltre che un ottimo professionista nel suo campo, quello delle perizie e delle consulenze navali, seguendo in tal senso le orme paterne. Il problema è che quello nel CdG non era, con ogni probabilità, il suo ruolo: l’errore è stato commesso dalla politica che l’ha nominato secondo una consuetudine tutta «cencelliana» (al bando le ipocrisie), ma soprattutto da chi l’ha «suggerito», ignorando quanto l’interessato, con onestà, ha più volte sottolineato, cioè «di non aver esperienza in materia di gestione portuale». Tra l’altro, nel perorare la necessità di realizzare le opere elencate, Lonoce scrive che sarebbero «indispensabili a promuovere la vocazione industriale che la città intende attribuire al Porto». Quando mai la città, in una qualsiasi delle sue forme democratiche, ha detto o deciso che il porto di Brindisi debba essere industriale? Per la verità la vocazione, ribadita tantissime volte, è sempre stata quella della polifunzionalità, e non credo che esistano deliberati che affermino il contrario. La lettera di dimissioni, se letta da un profano, sembrerebbe scritta da un rappresentante dell’Ente portuale più che da uno dell’Amministrazione comunale. Credo che questo potenziale equivoco debba essere chiarito, e non so se sia mai stato illustrato a Lonoce che nel CdG dell’AdSP non sarebbe stato portatore delle proprie idee ma delle esigenze e della linea dell’istituzione che avrebbe rappresentato. Sostenere o pensare il contrario significa sostenere o pensare una sciocchezza.
Per esempio, chi ha ben compreso il suo ruolo è stato Fabrizio Giri, che dopo la nomina nel CdG dell’ente portuale veneziano ha dichiarato: «Ringrazio Luigi Brugnaro per la fiducia e sono onorato di rappresentare la Città in seno al Comitato di gestione portuale. Lavorerò a stretto contatto col Sindaco per il rilancio e lo sviluppo del Porto, determinante per il futuro del nostro territorio». E il sindaco Brugnaro risponde «con la nomina di Fabrizio Giri dimostriamo che vogliamo collaborare con il Presidente Pino Musolino (presidente dell’Ente portuale veneziano – ndr) per la gestione del Porto». A Brindisi la vicenda è andata molto diversamente e non è certo addebitabile a Lonoce ma ad una serie di infelici personalismi. Ma viene comunque da chiedersi perchè queste dimissioni arrivino proprio in un momento di particolare debolezza dell’Amministrazione?

Giorgio Sciarra (Rubrica ZONA FRANCA – Agenda Brindisi 4 dicembre 2020)

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