Giorgio SciarraAutore: IN EVIDENZA Rubriche Zona Franca

Porto e industria: Napoli chiama … Brindisi risponde?

La settimana scorsa, mentre terminavo la mia rubrica, avevo notizia che il neo presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Tirreno Centrale, Andrea Annunziata, aveva revocato, come primo atto del suo mandato, il via libera all’impianto di Edison e Kuwait Petroleum. Per questo ne davo notizia molto succintamente. L’annuncio sui media col quale si comunicava la decisione di bloccare il deposito a gas di Edison e Q8 del presidente Annunziata era che lo stesso fosse «una bomba ecologica», una motivazione oltre che responsabile di gusto ambientalista. Uno dei politici partenopei che più ha insistito per questa soluzione è il senatore del Movimento 5 Stelle Vincenzo Presutto che ha così commentato la nomina di Annunziata: «Da oggi la politica della gestione del porto di Napoli parlerà finalmente un ‘linguaggio’ diverso, più produttivo e attento».
Probabilmente la notizia del no al progetto del deposito napoletano avrà provocato a qualcuno un «brivido» lungo la schiena. E l’immediata reazione è stata una corsa a precisare che il deposito di gas di Napoli non aveva nulla a che spartire con quello brindisino (a parte la proprietà, che è la stessa) in quanto il sito era troppo vicino al centro abitato mentre quello che si vorrebbe fare a Costa Morena, affermano, è molto lontano dall’agglomerato urbano (il «molto lontano» è quantificabile in duemila metri). L’aspetto più singolare, tra tanti, è che in passato le stesse persone si prodigavano nella ricerca di paragoni, tanto improbabili quanto improponibili, con altre realtà col solo fine di avvalorare i progetti che sostenevano. Uno dei paragoni, il più ardito, quello che divenne un vero tormentone, fu paragonare Brindisi con Barcellona o meglio col suo porto. Non può che far «piacere» se, ora – con altrettanta facilità -, sempre per opportunità, rifuggendo da qualsiasi similitudine si marcano invece le differenze. Evidentemente dopo il periodo dei paragoni oggi è quello delle distinzioni. E’ proprio difficile, per alcuni, far prevalere l’interesse generale su qualsiasi interesse e calcolo particolare.
Al contrario di quanto si vorrebbe far credere, è bene sottolineare che il diniego al deposito di Costa Morena non è mai stato supportato da motivazioni spiccatamente «ambientalistiche» come potrebbe essere la sicurezza o il pericolo di «bombe ecologiche», tutt’altro. Infatti, la contrarietà a tale deposito è sempre stata sostenuta con motivazioni ben diverse che riguardano precisi temi di economia e di logistica portuale. Argomentazioni e preoccupazioni alle quali non mai stata data alcuna esauriente risposta e che sarebbero dovute essere care ad altre categorie e associazioni. Se i casi di Brindisi e Napoli non sono assimilabili ma si tende comunque ad asserire che per quello brindisino non sussistono problemi di sicurezza – si ripete, argomento mai toccato ma ciò non vuol dire che non esista realmente – allora vale la pena, anche se di sfuggita, far notare che nel dicembre 2019 per disinnescare un ordigno bellico di 226,80 Kg, con 40,37 Kg. di esplosivo, si procedette, su disposizione della Prefettura, ad una delle più grandi evacuazioni in tempi di pace. Furono coinvolti 56.669 cittadini, in pratica furono interessati tutti coloro che si trovavano in un raggio di 1.617 metri, il 75% degli abitanti della città. Ora, non è che i principi della sicurezza si applicano con estremo rigore quando si tratta di un ordigno con una cinquantina di chilogrammi di esplosivo e con disinvoltura quando si tratta di applicarli ad un impianto industriale o a un deposito che stocca qualche migliaia di tonnellate di gas. Deposito che, per la verità, senza inventarsi nulla e senza voler essere fiscali, ma semplicemente seguendo l’iter canonico previsto dalla legge, avrebbe dovuto essere sottoposto preventivamente da una Valutazione Ambientale Strategica (VAS) e poi, eventualmente, a VIA, VIIAS, 105 Seveso. E’ stato fatto tutto quello che c’era da fare? E’ comprensibile che una società come Edison, vedendo sfumare l’affare del deposito in quel di Napoli, debba difendere con le unghie, con i denti e con qualsiasi mezzo quello di Brindisi. Ma deve essere altrettanto comprensibile, oltre che doveroso, che oggi, a maggior ragione, si debba valutare per bene un investimento che soddisfa certamente gli interessi di pochi ma fa sorgere molti dubbi sul fatto che possa farlo per quelli della collettività. Ecco, se c’è un aspetto positivo da cogliere nella decisione del presidente Annunziata è che si possa tornare sulle proprie decisioni, e dovrebbe essere preso in considerazione da tutti i soggetti in campo: commettere un errore è umano, perseverare sarebbe diabolicum. Le conseguenze di atti sbagliati le pagano tutti, come la storia insegna.

Giorgio Sciarra (Rubrica ZONA FRANCA – Agenda Brindisi 2 aprile 2021)

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