redazioneAutore: IN EVIDENZA Politica

Post pandemia: «Niente USCA e co.co.co per operatori sanitari»

«Ecco come il governatore della Puglia Michele Emiliano ha pianificato la Fase 2 post-Covid nella nostra regione: niente a Brindisi Unità speciali di assistenza per pazienti che hanno contratto il virus, contratti co.co.co. o libero professionali per 6 mesi a medici, infermieri e OOS, pochi tamponi alla popolazione. A confermare questo dato è un’analisi di Anaao Assomed che ha fotografato la situazione sanitaria nella fase 2 nelle regioni italiani. Come ormai di consueto, maglia nera per la Puglia che non è stata in grado, grazie all’operato del suo governatore nonché Assessore regionale alla sanità Emiliano, di far fronte alla epidemia riavviando i servizi sanitari in modo adeguato nel post pandemia. Il Governatore pugliese aveva annunciato che le USCA, ossia le Unità composte da medici strutturati per l’assistenza di pazienti positivi al Covid presso il loro domicilio, sarebbero partite lo scorso 24 aprile. Falso. In Puglia non sono mai partite per la mancata definizione delle sedi dove gli operatori sanitari avrebbero dovuto prepararsi, le la mancanza dei DPI e infine per la mancanza di disponibilità di unità mediche». E’ quanto affermano Laura De Mola, coordinatrice provinciale di Forza Italia, e Livia Antonucci coordinatrice cittadina azzurra di Brindisi.

La coordinatrice cittadina di Forza Italia Livia Antonucci

«In quanto alle assunzioni, invece, il governatore Emiliano ha pensato di assumere con contratti co.co.co o libero professionali della durata massima di 6 mesi infermieri, medici e OSS, ‘sfruttandoli’ nel momento del bisogno, senza però restituire loro ne dignità ne continuità al loro operato. Un buco nell’acqua, insomma, sia dal punto di vista della tutela dei lavoratori, peraltro impegnati in una attività professionale delicatissima, sia dal punto di vista della sostenibilità dell’intero sistema sanitario. Non è una novità, infatti, che la carenza di personale sanitario ha generato problematiche di rilievo negli ultimi anni. Infine l’annosa questione dei tamponi: non è previsto in Puglia un sistema di tamponamento di massa neanche tra gli operatori sanitari, che ricordiamo prestano il loro servizio nei centri ospedalieri dove è stata registrata la maggior parte dei casi. Qualche settimana fa era emersa la notizia della carenza dei reagenti, oggi la versione è cambiata: pare, infatti, che l’esecuzione di tamponi ai più non sia indicata, in quanto non utile. E pensare che la Puglia, in una recente analisi della Fondazione Gimbe, era risultata la regione con il minor numero di tamponi eseguiti rispetto alla popolazione di tutta Italia. Il fanalino di coda anche in questo caso. Quale sia la strategia del governatore-assessore Emiliano non è di facile comprensione. Forse perché una strategia non c’è, perlomeno nella fase 2. Forse Emiliano, finita la fase acuta della pandemia, sta pensando già alla Fase 3, ossia quando il prossimo settembre dovrà misurarsi puntando al consenso popolare che, vista la sua politica fallimentare, questa volta non lo premierà». 

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