Andrea LezziAutore: Rubriche Vista da Roma

Recovery Fund, grande occasione

Con un pizzico di teatralità potremmo definirla una vera e propria «pioggia di soldi», come non se ne vedeva probabilmente dalla ricostruzione post bellica. I 209 miliardi, quasi un terzo del budget totale, in viaggio verso il nostro Paese – arriveranno dal 2021 – rappresentano evidentemente una delle risorse più imponenti mai viste dalle parti di Palazzo Chigi. Una cifra monstre che – anche per ciò che sono gli accordi presi con l’Europa – abbiamo il dovere di spendere nel modo più attento e virtuoso possibile.
Un dovere che nasce dalla condizionalità delle stesse risorse, vincolate a definiti programmi di sviluppo e a investimenti in settori produttivi strategici per il futuro, in linea con le politiche europee di questi anni. Parliamo soprattutto di digitalizzazione e modernizzazione delle infrastrutture, oltre che interventi per l’energia, la ricerca e la sanità.
Ci sono molti aspetti – anche politici – che diverranno sicuramente più chiari nei prossimi mesi ma è evidente che per l’Italia questa è quella che spesso tendiamo a definire «l’occasione della vita», l’opportunità per lavorare concretamente a una serie di riforme epocali e ricominciare a prendere fiato, anche a fronte dell’immenso sacrificio, in termini umani, economici, sociali, che il nostro Paese ha pagato durante l’emergenza Covid.
C’è un aspetto che è importante evidenziare: l’impatto significativo che il Recovery Fund potrà avere per i nostri territori, soprattutto per il Mezzogiorno. Bisogna in primis ammettere che la trattativa ha rimesso in discussione diverse voci del bilancio. Una di queste ci riguarda da vicino, ed è quella del JTF, il Fondo per una giusta transizione per le economie dipendenti da fonti fossili, al quale Brindisi ha chiesto di fare parte negli scorsi mesi e il cui budget, presente all’interno del Recovery Fund, passerà da 30 a 10 miliardi, con una rimodulazione delle quote nei diversi Paesi. Sarà, dunque, evidentemente, un po’ più complesso il percorso per l’accesso ai fondi, che in totale saranno di circa 17.5 miliardi di euro. Nulla però è ancora detto, anche perché la palla passerà ora al Parlamento europeo.
Restando al Sud, comunque, l’occasione è ghiotta per iniziare quel percorso di riduzione del gap con il resto del Paese. Si tratta in alcuni casi di accelerare progetti che sono già in fase di avviamento, o che comunque sono stati incanalati dall’attuale Governo. Pensiamo all’alta velocità, che coinvolge da vicino anche la Puglia e Brindisi, o ai cantieri per la ultrafibra. In altri casi, invece, si parla di nuovi progetti, come quello per gli investimenti in ambito industriale, nel campo della farmaceutica, ad esempio, e dell’automotive, due settori che in alcune zone del Sud registrano già la presenza di realtà importanti. Il comparto della Sanità, inoltre, è quello su cui potrebbero arrivare rilevanti benefici. Ed è un sollievo se pensiamo alle condizioni medie delle nostre strutture, specie da Roma in giù. In caso di approvazione del MES si tratterebbe di ben 37 miliardi da spendere per «spese sanitarie», di cui – tenendo conto del riequilibrio nell’assegnazione delle risorse stabilite da Roma – quasi trenta andrebbero al Mezzogiorno. Quasi 20, invece, se si lavorasse solo alla torta – comunque cospicua – di risorse provenienti dal Recovery fund. In ogni caso si tratta di una occasione da non perdere.
Andrea Lezzi (Rubrica BRINDISI VISTA DA ROMA – Agenda Brindisi 24 luglio 2020)

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