Chiamiamo le cose con il loro nome. Non è la Festa della Donna. L’otto marzo è la Giornata Internazionale dei Diritti della Donna. Una celebrazione in positivo pro qualcosa, che spinge alla rivendicazione e alla lotta, a differenza della giornata gemella il 25 novembre Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le donne, (un contro generico, non contro la violenza maschile). E da rivendicare c’è tanto se da una recente indagine condotta da Ipsos, condotta in 29 Paesi, emerge che il 31 % di uomini della Generazione Z (nati tra il 1997 e il 2012) ritiene che la moglie debba sempre obbedire al marito. Dato tanto più incongruo se lo rapportiamo alle risposte dei Boomer, la generazione nata tra il 1946 e il 1964: solo il 13% di loro condivide questa posizione.
I giovani, in sostanza, sono più arretrati dei loro nonni. Dissentiamo quindi dalle esternazioni del giornalista a Sanremo, che alla conferenza stampa della rock-band Bambole di Pezza ha sentenziato che il patriarcato è morto visto che a casa sua comanda la moglie (!). Il patriarcato non solo è vivo ma gode di ottima salute. E a dargli sempre nuova linfa ci pensa il governo in carica nel nome di tre donne l’avvocata Giulia Bongiorno, la Ministra Eugenia Roccella e naturalmente IL Presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Era partito bene il testo di revisione dell’articolo del Codice penale che definisce il concetto di violenza: la donna deve dare il proprio consenso libero, consapevole, attuale, revocabile beh, succede che nella penna della Senatrice Bongiorno l’assenso diventa dissenso, vale a dire che il reato si configura se la donna dice no. Ora capite bene che non è proprio uguale dire sì o non dire no. Così come era partita bene la riforma sui congedi parentali, prima firmataria Elly Schlein. Alla nascita di una creatura si proponevano cinque mesi obbligatori sia alla madre che al padre, contro gli attuali 10 giorni del genitore uomo. Tutti d’accordo, maggioranza e opposizione, ma al momento dell’approvazione alla Camera i partiti del centrodestra sì sono opposti accampando l’assenza di coperture finanziarie. Sarebbe stata una bella conquista, non solo per l’accudimento dei figli che salvo eccezioni si decidono e si fanno in due, ma anche per un pari trattamento in ambito lavorativo. Nei colloqui di lavoro si sarebbe chiesto anche a un uomo se fosse intenzionato a sposarsi e a moltiplicarsi.
E infine (per ora) che dire del testo della Ministra Roccella? Colei per capirci che da sessantottina guidava i cortei per l’autodeterminazione del corpo femminile, e quindi per il diritto all’aborto e oggi da Ministra della Famiglia, della Natalità e delle Pari Opportunità è molto vicina al movimento pro-life. Ebbene, il duo Meloni-Roccella presenta un decreto legislativo per eliminare la figura territoriale delle Consigliere Regionali di Pari Opportunità nel Lavoro e accentrarla a Roma, giusto per rendere un po’ più farraginoso far valere i propri diritti Perché il patriarcato è un sistema culturale che non si mantiene solo con l’autorità del maschile ma anche con il consenso interiorizzato delle donne che trovano in esso il proprio spazio di riconoscimento.
E nel frattempo alcuni maschi nel pianeta, scatenano la terza guerra mondiale, il patriarcato alla console che manovra i suoi joystick impazziti. Si comincia dall’Iran, Paese che non brilla per tutela delle donne a meno che per tutela non si intenda costringerle in casa o seppellirle in un chador.
Tutto bene quindi? Non proprio, visto il primo obiettivo dei missili: una scuola primaria di bambine. Bam-bi-ne. Ripetiamolo insieme per non assuefarci all’orrore. Oops forse abbiamo sbagliato mira, il classico danno collaterale delle guerre
Ma siamo sicuri? Errore balistico o scelta consapevole? Il missile porta con sé un messaggio feroce e antichissimo, colpire le donne, futuro biologico e culturale di un paese, in una scuola, luogo dove una bambina impara che esiste, che conta, dove si forma un pensiero. La Storia insegna che per distruggere il nemico (li abbiamo massacrati gigioneggia Trump), per cancellare una Nazione, bisogna colpire il corpo delle donne, agire concretamente e simbolicamente nell’utero di un Paese.
E allora, l’8 marzo, quando riceveremo in dono il nostro rametto di mimosa, ringraziamo sorridendo e invitiamo chi ci ha omaggiato a deporlo idealmente su un sudario bianco, quello di uno dei 160 corpi di bambine uccise dalla follia del patriarcato
E che Dio ce la mandi buona.
Riflessione di Valeria Giannone (giornalista)
Riflessione sulla giornata dell’8 Marzo: il Patriarcato non fa Festa
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