Giorgio SciarraAutore: Attualità IN EVIDENZA

Scavi del Teatro «Verdi» chiusi, ecco le nostre puntualizzazioni

Premetto che non è mia abitudine lasciare intendere alcunché, se devo dire qualcosa lo dico e basta. Mi preme anche sottolineare che la scenetta dei turisti, colti nel tentativo di sbirciare attraverso le grate dell’inferriate i resti del nostro passato, è uno spettacolo ricorrente e assolutamente non casuale o episodico. Detto questo proviamo a riepilogare la vicenda per punti e date:

5 giugno 2019 delibera 220 con la quale si da mandato al sindaco di sottoscrivere «la convenzione regolante i rapporti tra Comune di Brindisi e Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio» e in considerazione de «l’esiguità del personale della Soprintendenza in servizio presso l’area archeologica che non consente l’apertura del sito sette giorni a settimana» si stabilisce che «il Comune di Brindisi, indicherà con atto successivo, la soluzione organizzativa più idonea per le attività di valorizzazione del sito, al fine di assicurarne il pubblico godimento, che avrà il compito di garantire la fruizione pubblica del bene culturale». E’ stato licenziato l’«atto successivo» per indicare la «soluzione organizzativa»?

17 settembre 2019 firma dell’«Accordo sperimentale per la promozione, la fruizione e la valorizzazione dell’area archeologica ecc.» che prevede «la partecipazione attiva del Comune di Brindisi che, se lo riterrà opportuno, si avvarrà di partners facenti capo allo stesso aventi finalità statutarie di valorizzazione del patrimonio culturale per scopi di utilità generale, secondo criteri di convenienza economica e parametri di efficienza ed efficacia della gestione per l’apertura dell’area archeologica nelle giornate di sabato, domenica e festivi, nonché delle giornate infrasettimanali, oltre le ore 19.00,  in cui sono previsti eventi, come ad esempio la  notte bianca ecc. In concomitanza con aperture straordinarie (Giornate Europee del Patrimonio ecc…) organizzate dal MiBAC, il personale della Soprintendenza potrà, nell’esercizio delle sue funzioni, aggiungersi al personale interessato dal Comune di Brindisi». «La durata del presente accordo è fissata in anni 3 (tre), con decorrenza dalla data di sottoscrizione da parte dei contraenti» (quindi scadrà il 16 settembre 2022) e non è previsto alcun tacito rinnovo. Si fa notare che sul sito del Comune l’accordo è pubblicato senza data e senza l’indicazione dell’avvenuta firma. Pertanto si indica la data del 17 settembre 2019 perché specificata nella nota inviata alla Soprintendenza.

15 giugno 2020, vengono riaperti «i beni monumentali gestiti dal Comune di Brindisi rispettando tutte le norme in materia di sicurezza e contenimento del Covid19 disposte dal Governo».

7 luglio 2020, il Comune scrive alla Soprintendenza per «includere nell’offerta storico-culturale della nostra città anche l’importantissima area archeologica di San Pietro degli Schiavoni» facendo notare che «ora i turisti ricominciano i loro spostamenti, vorremmo poter offrire tutta la ricchezza del nostro patrimonio».

20 agosto 2020 data dell’articolo, il sito archeologico è ancora chiuso, fatto incontrovertibile, quindi c’è qualcosa che non funziona.

Se il Comune non c’entra nulla e ha fatto tutto ciò che doveva, se pur con tempi burocratici non velocissimi, a chi dovrà essere addebitata la persistente chiusura del sito, alla Soprintendenza? E quanto tempo si dovrà attendere prima di sollecitare una risposta, quando l’estate sarà finita e i turisti finiranno i loro spostamenti? A parte la gratuita interpretazione del mio articolo in cui lascerei «intendere che l’amministrazione non si sia interessata della riapertura dell’area archeologica di San Pietro degli Schiavoni», a parte anche le presunte «infondatezze contenute» in esso, rimane inconfutabile un fatto: il sito è chiuso e le inferriate sono arrugginite. Poi fate voi. 

Giorgio Sciarra

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