Giorgio SciarraAutore: Attualità IN EVIDENZA Rubriche Zona Franca

Scelte e investimenti a Brindisi: i signori del sì e i signori del no

Brindisi, secondo la teoria di alcuni, sarebbe condizionata dall’azione dei cosiddetti «signori del no» che avrebbe procurato irreparabili danni. Va da sè che l’esistenza di questi implica anche quella dei «signori del sì», con effetti tangibilmente «disastrosi», di difficile contestazione poichè sono tristemente ben visibili. Tra queste due fazioni si svolge una atavica battaglia, una sorta di «titanomachia».
Non c’è volta che un qualsiasi investimento proposto non assuma carattere di vita o di morte per questo territorio, proprio non si riesce a prendere in considerazione, per decidere, i pro e i contro. Semplicemente nell’interesse collettivo e non di altri.
La «strumentalizzazione» partitica è implicita in ogni diatriba ma, come se questa non fosse sufficiente, alcune volte si inserisce finanche quella «correntizia», quella cioè interna ad un partito che viene sfruttata ad arte dal concorrente politico, una sorta di strumentalizzazione della strumentalizzazione, siamo al paradosso. Ed infatti sulla vicenda del deposito costiero voluto da Edison SpA il gruppo consiliare di Forza Italia «arruola» al proprio fianco assieme a «tanti altri attori di questo territorio» anche il consigliere regionale Fabiano Amati, noto e attivissimo esponente del Partito Democratico. La vicenda che ruota attorno a questo deposito costiero sta facendo riesumare vecchie «leggende» che non c’entrano nulla con l’attuale impianto come la mitica «catena del freddo» che tanto fece fantasticare ai tempi del rigassificatore. E’ probabile, a questo punto, che torni alla ribalta l’inevitabile e fantasioso paragone col porto di Barcellona, dopodiché le abbiamo sentite quasi tutte. Ma non basta, l’eccesso dell’entusiastico «tifo» per questo impianto fa traboccare … la fantasia facendo sostenere che questo deposito serve a «decarbonizzare i trasporti marittimi e quello pesante su gomma». Sarebbe il caso di chiarire a se stessi il termine decarbonizzazione. Ancor più fuorviante è far intravedere la possibilità che con la realizzazione di questo impianto il porto di Brindisi possa «riappropriarsi» della «strategica denominazione» di porto core. Al massimo questo impianto potrà servire a farla mantenere al porto di Bari e non a farla acquisire a quello di Brindisi. Molti farebbero bene a ricordare come e perchè «mancammo» quella «strategica denominazione».
Queste «teorie» oltre ad essere oggetto di numerosi comunicati e interventi pubblici si leggono in alcuni degli ordini del giorno presentati per il Consiglio comunale di lunedì 22 febbraio. Occasione utile per fare chiarezza sull’argomento e soprattutto sulla determinazione della coalizione a perseguire obiettivi comuni, poiché se questi mancano e, soprattutto, si permette a propri esponenti di «minare», con posizioni diverse e personali, la stabilità della coalizione, occorre più di una riflessione sulla necessità di continuare. A prescindere da ciò, sarebbe utile che i nostri consiglieri leggessero alcuni documenti come per esempio il «Documento di Pianificazione Energetico Ambientale del Sistema Portuale (DPEASP)» e il «Piano Regionale dei Trasporti».
Piuttosto, ancora nessuno si è soffermato ad analizzare ciò che sarebbe stato logico fare: una doverosa e preventiva valutazione del progetto non solo dal punto di vista tecnico, ma anche e soprattutto della sua localizzazione affinché non fosse confliggente con altre attività come quella della logistica riducendone significativamente le potenzialità e non è escluso che possa influire negativamente, in qualche misura, anche sulla futura zona franca e sulla Zes. E su questi aspetti sarebbe stato interessante realizzare uno studio costi-benefici non solo per l’impianto Edison, ma per la piattaforma logistica mare-ferrovia di Costa Morena Est del porto di Brindisi rapportandola ad uno scenario internazionale. Naturalmente nulla di tutto ciò è stato fatto e, con ogni probabilità, non si è neanche pensato di fare.
A questo impianto – che, è bene ricordare, dedicherà il 75% della propria potenzialità al rifornimento dell’autotrazione – sono state eccepite soprattutto argomentazioni tecniche nell’interesse della portualità e della collettività, poiché se il porto è in salute non è solo la categoria degli imprenditori portuali a trarne vantaggio ma tutto il territorio. Forse questo concetto sfugge. Sono stati spesi diversi milioni di euro per collegare un’area con la rete ferroviaria nazionale per poi farla occupare da un deposito? Non dovrebbe, ma in un’Italia dove lo spreco delle risorse e l’incoerenza la fanno da padroni potrebbe essere tutto possibile.
Papa Francesco ha rivolto spesso la sua attenzione all’ambiente e alla necessità di un nuovo rapporto tra economia, mercato e persone; e Mario Draghi, il neo Presidente del Consiglio, ha ripetutamente citato le preoccupazioni del Santo Padre, ponendo l’accento sull’ambiente e sulla buona economia nell’ottica di non fare un torto alle nuove generazioni. Sino ad ora ne sono stati consumati parecchi!

Giorgio Sciarra (Rubrica ZONA FRANCA – Agenda Brindisi – 19 febbraio 2021)

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