redazioneAutore: Attualità Cronaca IN EVIDENZA

Sversamento di gasolio nel porto interno, dura nota di Legambiente

«Lunedì 9 agosto tre quintali di gasolio sono stati sversati nel porto dalla nave della Marina Militare ‘San Giusto’ ed hanno provocato un inquinamento ambientale ed odorigeno, malesseri ed un diffuso fastidio provocato dall’odore acre nei quartieri Casale e Centro. Non mettiamo in discussione la prontezza e la qualità degli interventi adottati per circoscrivere la macchia oleosa formatasi, ma gli effetti delle esalazioni ed i danni legati alle precipitazioni sui fondali vanno attentamente analizzati, così come va spiegato il perché i cittadini abbiano avuto notizia dell’incidente soltanto la mattina successiva». Lo afferma Doretto Marinazzo di Legambiente Brindisi all’indomani dell’accaduto. «Ricordiamo che il Sindaco è Ufficiale di Governo in materia sanitaria, e che il comune di Brindisi è dotato di un Piano di Protezione Civile i cui opuscoli informativi sono stati forniti alla popolazione durante la sindacatura dell’On. Domenico Mennitti.

L’autocisterna della SIR utilizzata per il recupero del gasolio sversato in mare

Tale piano, però, come quelli di emergenza negli stabilimenti industriali e dall’esterno di essi e quello di evacuazione eventuale, ha il difetto – sostiene Legambiente – di non essere aggiornato, di non aver prodotto attività di simulazione e di coinvolgimento della popolazione e di conseguenza rimane sulla carta. Eventi più o meno accidentali richiedono l’aggiornamento del Piano di Protezione Civile e di quelli di emergenza e la rimozione delle fonti di rischio , quantomeno, l’interessamento sempre minore di aree abitate, per cui attendiamo che il Sindaco, in primo luogo in quanto Ufficiale di Governo in materia sanitaria, il Presidente dell’autorità di sistema portuale del Basso Adriatico, il Comandante della Capitaneria di Porto ed anche il Presidente dell’ASI si facciano carico dell’assunzione dei provvedimenti d’urgenza non più rinviabili e delle scelte pianificatorie con il pieno coinvolgimento della popolazione, ricordando che ritardi ed omissioni che comportino danni ambientali e sanitari provocherebbero anche reati perseguibili».

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