Giorgio SciarraAutore: IN EVIDENZA Rubriche Zona Franca

Turismo, sviluppo e porto in terra di Brindisi: tre storie di oblio

Oblio numero 1 – La famiglia Atzeri è proprietaria di una importante agenzia d’incoming specializzata nell’indirizzare flussi di turisti verso mete di un certo livello qualitativo. Di questa agenzia fa parte Charming Puglia che offre informazioni sulla nostra regione e consiglia la visita di quindici (15) posti tra i quali Bari e il suo centro storico. Nel descrivere le attrattive del capoluogo si arrivava a dire: tra i «numerosi tesori nascosti come l’area marina protetta e riserva naturale di Torre Guaceto situata ad un’ora di macchina a sud di Bari, a poco più di 20 minuti da Brindisi». Un «errore» voluto non casuale e, ovviamente, questa «appropriazione» indebita ha fatto scattare diffuse proteste sul web che hanno sortito un effetto: quello del taglia e incolla. Infatti quella frase è magicamente sparita dall’elenco delle «bellezze» baresi ed è stata «incollata» pari pari tra quelle della «Penisola Salentina».
Le proteste scattate sul web non possono e non devono essere considerate come una forma di campanilismo (e se anche fosse?), perché evidenziano una forma di scorrettezza (non solo commerciale). Certo che questa improvvisazione, da una parte asseconda le voglie espansionistiche dei baresi e la loro pulsione di spostare sempre più in là i confini del «reame», dall’altra ci sbatte in faccia la nostra incapacità nel valorizzare il nostro patrimonio.
Oblio numero 2 – Roberto Napoletano, ex direttore del quotidiano economico «Il sole 24 ore», ha scritto un articolo su «il Quotidiano del Sud», intitolato Lo sviluppo del sud deve andare in porto, col quale spiega che la via commerciale che passa da Suez prevarrà, perché più conveniente, su quella di Panama. In virtù di questa sua convinzione, pone due interrogativi coi quali «sponsorizza» e auspica una sinergia tra i porti italiani del nord e quelli del sud. «Lo abbiamo capito o no che la rotta che passa per il Suez è più conveniente di quella panamense e che tutti i porti del Sud italiano potrebbero diventare l’alternativa di Rotterdam e di Amburgo sui temi strategici della decarbonizzazione e della sostenibilità?» dice Napoletano ponendo un’altra domanda «Vi chiedo: è più forte un’Italia che compete nel mondo con i porti del centro nord di Trieste, di Genova, di Livorno e di Civitavecchia o con questi porti e con quelli di Napoli, Bari, Taranto e Gioia Tauro?».
Chi ha un minimo di dimestichezza con la storia dei collegamenti marittimi sa della «Valigia delle Indie», quindi conosce l’importante ruolo avuto dal porto di Brindisi nella rotta che fu inaugurata grazie all’apertura del canale di Suez, una storia lunga 40 anni.
Tra i porti del sud, Napoletano non menziona quello di Brindisi, come se non esistesse o peggio non rientrasse in questi programmi di sviluppo. Questa seconda ipotesi pare più verosimile se andiamo a rivedere la trasmissione televisiva «Report» del 23 dicembre 2019.
Oblio numero 3 – Il servizio televisivo era dedicato alle città intelligenti e all’economia dell’aggregazione, cioè unire territori diversi per aumentare la popolazione e fare massa critica. E dall’esempio di Dresda e Lipsia alla Puglia, dove venivano studiati i grandi numeri sull’asse Bari-Taranto per trasformare quell’area in una grande «metropoli» con due porti. Il tentativo sarebbe quello di mettere insieme queste unità di città, di infrastrutture, di industrie e commercio, due milioni di persone. Il presidente dell’Autorità portuale di Taranto afferma nel servizio che «l’utilità sta nel collegare due infrastrutture strategiche» e quello dell’AdSPMAM, Ugo Patroni Griffi, gli fa sponda dicendo che «questo è uno scenario molto realistico. Taranto ha un’infrastruttura con fondali che noi non abbiamo. Ha possibilità di attirare un tipo di traffico che a Bari non può arrivare. Possiamo fornire a Taranto quello che manca per poter essere un hub per il mercato del centro e del nord Europa». Ma essenziale per tale disegno è la linea ferroviaria adriatica che si sta attrezzando per accogliere treni lunghi 750 metri per il trasporto di duemila tonnellate di merci, manca ormai un tratto.
Se Patroni Griffi spinge per un progetto del genere è perfettamente consapevole (già dal 2019, momento dell’intervista) di escludere il porto di Brindisi, il cui sviluppo però rientra nei suoi doveri/compiti.
Questo è lo scenario, piaccia o non piaccia ai soloni di questa città. Qui non si tratta di rivendicare una citazione ma di uscire dalla condizione d’oblio cui siamo ridotti.
Di questo sono consapevoli i vari (tutti) aspiranti al seggio regionale? Gli uscenti non pare. Hanno le idee chiare su ciò che serve al loro territorio? Si candidano perchè attratti dallo stipendio e già rassegnati a eseguire ordini? I fatti esposti dovrebbero far riflettere i cittadini ma soprattutto la classe dirigente locale che purtroppo si dimostra sempre più inadatta a governare fenomeni complessi, abituata com’è a condizioni di subalternità culturale e politica.
Giorgio Sciarra (Rubrica ZONA FRANCA – Agenda Brindisi – 28 agosto 2020)

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