Gabriele D'Amelj MelodiaAutore: L'angolo della cultura Rubriche

Wow, che ganza questa lettera!

Tempo fa mi dilettai in una divagazione sulla lettera «K». Oggi bisso parlandovi di un’altra bella straniera, la «W», più morbida e gentile rispetto alla dura kappa. Questa consonante molto espressiv­­a (significa «evviva» ma, rovesciata, anche «abbasso»), è nell’alfabeto di molti idiomi: nel giapponese, cinese, russo, nelle lingue autoctone dei pellerossa e degli aborigeni australiani. E’ assai presente nel tedesco e nell’inglese.
Ai tempi della mia infanzia non c’era il deplorevole vezzo dell’uso smodato degli anglicismi e quindi, per noi bambini, l’incontro con la «W» si limitava a rare occasioni: in pratica solo ai wurstel e ai molto più appetiti wafer. La doppia vu mi piacque subito perché mi ricordava l’allegra fisarmonica suonata da mio zio. In seguito, con gli anni, la mia generazione iniziò a incontrare la W nel marchio Wolkswagen, nel mitico Far West, in Walt Disney e nei «Watussi» vianelliani. L’enciclopedia di casa era quella del Tesoro e non di Wikipedia, però leggendo rotocalchi e vedendo la tv, scoprimmo che nel cielo c’è Cassiopea, che è proprio a forma di «W», nel calcio c’era stato il «Metodo», che schierava i giocatori con lo schema «WW», e che a Londra si disputava un torneo di tennis sui campi erbosi di Wimbledon. Al liceo, io e i miei compagni ci imbattemmo in luoghi, fatti e personaggi fiorenti di belle doppie vu. Scoprimmo così la pace di Westfalia, George Washington, W. V.E.R.D.I., la Repubblica di Weimar, Winston Churchill, Oscar Wilde, Walter Scott e quel Wittgenstein di cui capimmo poco, ma che ci piaceva citare perché faceva colpo sulle ragazze, quasi come quel parolone romantico, Weltanshauung, pronunciato con studiata enfasi.
Questa lettera sta simpatica ad ogni tipologia di persone: agli amanti del soul che adorano Dionne Warwich, Barry White e Amy Winehouse, ai cinefili perché rammenta loro Roby Williams, Walter Mattheau e Woody Allen, agli ambientalisti (WWF) e ai nostalgici delle case chiuse, perché quando sentono il nome Wanda non pensano solo alla Osiris, ma pure alle tante Wande e Wilme che animavano i salottini in penombra descritti da quell’impunito di Indro nel noto pamphlet «Addio Wanda!». Piace inoltre agli sportivi tosti che vedono il wrestling tracannando birre Weiss e whisky scozzese e ai baskettofili brindisini tifosi di Derek Willis. Delizia infine gli anziani incontinenti, sempre in ansiosa ricerca di un W.C. e i grafomani dei bagni pubblici, usi a vergar tacendo frasi tipo «W la f ca», non decifrabili a causa dell’umido che cancella qualche lettera …
La «W» ha grande fascino. Pensate a certi nomi: volete mettere William con Guglielmo e Walter con Valter? E le cinque famose «W» del giornalismo? Concludendo, la mia passione per questa consonante mi porta ancora oggi ad ostentarla: ho infatti una Wrangler con tanto di «W» gigante. Non è una jepp, è solo una felpa grigia, però questo mi basta.
Gabriele D’Amelj Melodia (Rubrica CULTURA – Agenda Brindisi 30 aprile 2021)

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