Giorgio SciarraAutore: IN EVIDENZA Rubriche Zona Franca

Zona Franca / La colmata di Costa Morena Est e la posizione Versalis

I due ricorsi – Non so se sia corretto definire Brindisi una città abulicamente sottomessa, di certo influisce uno scarso senso di appartenenza al territorio, altrimenti alcune cose non potrebbero spiegarsi diversamente.
Il 20 settembre 2021 la società Versalis SpA presenta ricorso contro la colmata di costa Morena Est perché sostiene che questa opera le impedisce l’uso di due ormeggi e scrive: «La motivazione utilizzata dall’Amministrazione per evitare di affrontare la problematica relativa al punto di ormeggio n. 7 è elusiva e in alcun modo aderente alla realtà e basata su un’istruttoria inesistente». Parole queste, e non sono le sole, molto pesanti che se il Tar dovesse ritenerle fondate potrebbero far intravedere gravi responsabilità. Nulla da dire? Nulla.
Di tale ricorso si parla solo quando, dopo una ventina di giorni, trapela la notizia e viene pubblicata su queste colonne e, il 14 ottobre, sul Nuovo Quotidiano di Puglia. Ma il giorno dopo, 15 ottobre, lo stesso giornale titola: «Colmata, dialogo Versalis-Authority» e riporta notizie «tranquillizzanti» di tentativi per «risolvere la controversia diversamente». E come si potrebbe risolvere la controversia? Forse con una drastica riduzione del canone di concessione o per un ipotetico disimpegno di Versalis dalle attività brindisine o, chissà, rimettendo mano al progetto per l’ennesima volta? Uno qualsiasi di questi interrogativi dovrebbe essere sufficiente all’imprenditoria o agli enti istituzionali e non o alla classe politica per porsi e fare pubblicamente delle domande e delle riflessioni. Non accade nulla. Tutte le «energie» saranno riservate per altro. Infatti da lì a poco …
Il 19 ottobre 2021 alcune associazioni ambientaliste (Italia Nostra, Legambiente, WWF e No al Carbone) presentano un ricorso straordinario al Capo dello Stato contro la stessa opera, ovviamente con motivazioni diverse da quelle della Versalis.
La diversa reazione – A differenza di quanto è accaduto per il ricorso dell’azienda chimica, non passano svariati giorni ma una manciata di ore perché «trapeli» la notizia e si organizzi o si faccia organizzare una «tempesta perfetta», troppo perfetta e rapida perchè possa escludersi l’esistenza di una regia: si costituisce il comitato ASAP (Azione per lo Sviluppo e Attività del Porto) e piovono dichiarazioni di fuoco contro le associazioni ambientaliste. La «fregola» e la foga d’intervenire sono talmente alte che inducono a dichiarazioni affrettate senza riflettere sul reale significato di alcuni termini. In questo errore è incappato l’onorevole Mauro D’Attis nel definire «sedicenti» le associazioni oltre che colpevoli di «bloccare le opere nello scalo brindisino» e stabilendo, anche, che si tratta di un fronte minoritario della cittadinanza. Occorre dire che D’Attis, il giorno dopo, ha definito come «infelice» il termine da lui usato («sedicenti») ma gradirebbe rispetto per i suoi punti di vista poiché ritiene che chi ne sostiene uno diverso, ingiustamente, gli attribuisce «interessi economici speculativi personali al limite della querela» rammaricandosi «che spesso appaiono solo le sigle e non i nomi dei firmatari». Ma D’Attis sa che le associazioni di cittadinanza attiva non sono logge massoniche segrete ma sono caratterizzate dalla massima trasparenza per cui sono ben noti i nomi dei responsabili.
All’onorevole D’Attis, a tutti gli altri parlamentari che rappresentano questo territorio, agli imprenditori e ai responsabili degli enti istituzionali e non, verrebbe da chiedere … ma li avete letti i due ricorsi? La Versalis SpA, oltre i rilievi riportati all’inizio, fa presente che il «danno» causato dalla colmata «si ripercuoterebbe anche sull’occupazione dello stabilimento e dell’indotto» e che «comporterebbe, fatalmente, l’impiego di una forza lavoro inferiore a quella attuale sia per quanto concerne i dipendenti diretti che relativamente al comparto dell’indotto, che verrebbe anch’esso fortemente penalizzato». Ciò non giustificherebbe un intervento da parte di chi ha responsabilità pubbliche? Dai parlamentari della Repubblica che rappresentano questo territorio c’è da aspettarsi molto più della normalità, perchè dopo decenni di errori e orrori – causati non dagli ambientalisti ma da chi fa politica e imprenditoria anche da quando aveva i calzoni corti – e si inizi a pensare almeno a non ripeterli.
Ricordi – Comunque le reazioni e la costituzione di questo comitato, riportano a circa un quarto di secolo fa, quando in piena controversia con l’Enel (si chiedeva la chiusura della centrale di Brindisi nord e la metanizzazione di quella di Cerano, ripeto 25 anni fa) nacque un singolare «Comitato contro la chiusura della Centrale Enel Brindisi Nord». Nacque «spontaneamente» con la benedizione dell’Enel, contraria alla chiusura dell’impianto perchè in realtà voleva venderlo, cosa che fece grazie al famoso decreto D’Alema. Gli organizzatori di quel comitato furono salvaguardati e trasferiti a Cerano, gli altri rimasero col cerino in mano. I giudizi su quel «comitato» e se sia realmente servito non toccano a Tizio o a Caio ma alla storia di questa città, non certo esaltante.

Giorgio Sciarra (Rubrica ZONA FRANCA – Agenda Brindisi 29 ottobre 2021)

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