Giorgio SciarraAutore: IN EVIDENZA Rubriche Zona Franca

Zona Franca: moda degli anglismi, l’ex Capannone e Lonely Planet

La moda degli anglismi – «Chissà perché dobbiamo sempre usare tutte queste parole inglesi …». Non se l’è chiesto uno qualsiasi ma Mario Draghi, Presidente del Consiglio. Questa pubblica considerazione ha reso felice il presidente dell’Accademia della Crusca: «Da Draghi è arrivato un invito sereno a scegliere le parole italiane e a fare a meno di inutili forestierismi, specialmente inglesi. Sono molto contento che lo abbia fatto un uomo di provata esperienza internazionale che per anni ha fatto giustamente discorsi in lingua inglese. E’ un segnale importante, perché viene da una personalità che non può certo essere tacciata di provincialismo». Ricorrere agli anglismi o anglicismi ha sempre causato polemiche tra i puristi della lingua italiana e i fissati dell’esterofilia, influenzati da chissà quale fascino. I francesi, ad esempio – forse affetti dalla forte convinzione di essere una potenza -, sono soliti non cedere a questo vezzo preferendo tradurre tutto ciò che è esprimibile nella loro lingua.
Detto questo, a Brindisi da un po’ si fa ricorso a vari anglicismi, forse perchè si pensa di poter sprovincializzare la città o si immagina che usando questi termini si abbia un facile accesso alla ribalta internazionale o chissà per quale altro motivo, fatto sta che Cala Materdomini, assurgendo a nuova vita con la realizzazione del sospirato progetto, diventa «Seaty Beach»; il notissimo ostello della gioventù, che ha ospitato numerosissime generazioni di turisti, diviene in occasione della presentazione dei lavori di ristrutturazione, «Seaty Hostel». Bastasse così poco per cambiare la storia … è più probabile che qualche cittadino perda il residuo senso di appartenenza.
Capannone delle mie brame – L’ultimo prodotto di questa nuova linea di «pensiero» è l’acronimo «MuSEAc» (brutto come tutti gli acronimi), coniato per celebrare i tre eventi musicali che si terranno nel capannone ex Montecatini. iniziativa annunciata come se lì non fosse mai stato fatto nulla. Non è così dal momento che, dal concerto di Jovanotti nel 2007 allo Snim del 2010, dall’assemblea Anci del 2011 alla mostra canina del 2016, per non parlare della visita pastorale di Papa Benedetto XVI del 2008, la struttura è stata più volte «riesumata». Sul suo possibile utilizzo sono state dette mille cose e altrettanto non ne sono state fatte. Molte volte l’Ente portuale, l’unico che possa disporne, ha ipotizzato concorsi di idee e di progettazione, propositi durati giusto il tempo di un respiro. L’ultima proposta, quella dell’ex assessore Roberto Covolo, provocò un commento al vetriolo di Vittorio Bruno Stamerra. Quindi, sul capannone è stato già detto tutto, ma rimangono due nodi fondamentali da sciogliere: l’accessibilità e la destinazione d’uso che, visto il sito, rende imprescindibile quella dell’accoglienza passeggeri, sempre che lo si voglia veramente e questo è, appunto, un compito dell’Ente portuale che invece pare considerare il capannone più una complicazione che una risorsa. Sembra quasi che non veda l’ora di sbolognarlo e il Comune, con le sue ipotesi progettuali, sembra dargli una mano.
Lonely Planet – La Lonely Planet è una delle guide di viaggio più autorevoli e più consultate al mondo. Appartiene ad una casa editrice australiana e, ovviamente, i suoi guadagni derivano dall’attività editoriale e dal marketing territoriale, cioè dalla vendita degli «articoli». Il 16 settembre l’assessore Emma Taveri tiene una conferenza stampa per illustrare i suoi primi sei mesi di lavoro: partecipa una giornalista della nota guida che dice le banalità che la circostanza richiede (i bei panorami della città e la vivibilità dei luoghi brindisini rispetto ad altri); nello stesso giorno viene presentata una proposta di collaborazione (a pagamento) con la stessa guida. Il giorno dopo, 17 settembre, con una delibera si approva per una spesa di 19.520 euro. Sempre quel giorno, però, un brindisino – con notevoli e consistenti esperienze lavorative all’estero – «scopre» che sulla guida è scritto che «come tutti i porti, Brindisi ha il suo lato squallido». Lo posta sul suo profilo Facebook e fa rizzare i capelli a chi aveva promosso questa collaborazione tanto da far contattare gli autori della guida nel tentativo di aggiornare le loro recensioni.
Alcune considerazioni: nulla da eccepire su una campagna di marketing territoriale, ma se si trovano 20mila euro per questo è obbligatorio trovare le risorse per curare il decoro di ciò che si vuole pubblicizzare (la città) e in tal senso abbiamo qualche problemino. Come è possibile che chi ha promosso questa iniziativa non si sia accorto di quel giudizio negativo? Sarebbero necessari dei chiarimenti poiché tra le varie dichiarazioni rilasciate c’è un po’ di confusione. P.S.: al momento ciò che è certo è che Brindisi, come città portuale, continua ad avere il suo lato squallido al pari, evidentemente, di Taranto, Bari, Trieste, Barcellona, Singapore ecc. ecc. che non si sa quali azioni abbiano intrapreso.

Giorgio Sciarra (Rubrica ZONA FRANCA – Agenda Brindisi 1 ottobre 2021)

Nella foto di Maurizio De Virgiliis l’ex Capannone Montecatini fotografato, col pubblico, nel primo dei tre concerti (venerdì 1 ottobre 2021).

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