Sergio PizziAutore: Calcio IN EVIDENZA Sport

Aldo Sensibile, col Brindisi annate indimenticabili

Dopo aver intervistato Mario Cantarelli, abbiamo incontrato Aldo Sensibile con il quale abbiamo avuto una lunga chiacchierata, percorrendo alcune vicende che lo hanno accostato al Brindisi col quale totalizzò 179 presenze, dalla stagio0ne 1969/70 al 1975. Soltanto a nominare Brindisi gli si illuminano gli occhi.
Come entrasti a far parte del Brindisi?
Ebbi una telefonata dal segretario Sergio Liuti che mi disse: «Sensibile, abbiamo saputo che lei è a casa a Lecce, il commendator Fanuzzi, presidente del Brindisi, le fa un invito e le chiede se le farebbe piacere venire in ritiro con la squadra, sarebbe nostro gradito ospite». Accettai. Pensai: vado in ritiro, intanto mi alleno e poi si pensa.
Come fu l’impatto?
Quando mi presentai, l’impatto fu stupendo. La prima persona che mi colpì fu Cremaschi, una montagna umana, che venne ad abbracciarmi. Mi sorprese per la sua umiltà: più che amici, diventammo fratelli. Incontrai poi il presidente che con il suo carisma, mi convinse a firmare.
Cosa ti colpì di Brindisi?
Mi colpì l’accoglienza di tutto l’ambiente. Ho notato subito la grande disponibilità della gente, traspariva questo amore per la squadra e per i giocatori.
Cosa ricordi di quei giorni particolari?
Quando scendevo la mattina da casa, tutti quanti che mi salutavano, chi ti offriva una cosa, chi un’altra, era stupendo.
Ricordi il momento in cui firmasti?
Andai in sede in via Vannini, al centro nei pressi del mercato. Sotto la sede erano in strada circa 300 tifosi. Sergio Liuti, aprì la finestra e gridò: «Ha firmato!». I tifosi felici mi festeggiarono. Indimenticabile!
Tra le tante partite giocate, quale ricordi che abbia lasciato il segno?
In verità sono tante ma la partita disputata a Brindisi, ricordata da tutti i tifosi brindisini, è Brindisi-Genoa 3-0. Memorabile! Era la vigilia di Natale, c’era brutto tempo e pioveva, il terreno era pesante e incontravamo la prima in classifica. Lo stadio era stracolmo. Indimenticabile quel famoso ‘tu scendi dalle stelle’, con le fiaccole realizzate con i giornali accartocciati. A pensarci mi viene la pelle d’oca.
Era una squadra che avrebbe potuto ambire a qualcosa di più importante?
Quell’anno, se ci avessimo creduto un po’ di più, chissà?! Giocavamo a memoria, vincemmo anche a Genoa con un goal di Gigi Boccolini. Mi ricordo una telecronaca di Bruno Pizzul, quando diceva: «Con Vinicio, il Brindisi ha un gioco brasiliano». Erano le partite che trasmettevano in tv sul secondo canale Rai, mezz’ora di serie B, solo il secondo tempo, in bianco e nero.
Cosa ricordi della scomparsa del commendatore?
Tornammo insieme da Milano, a Roma ci salutammo, e proseguimmo per Brindisi. Io abitavo in via De’ Carpentieri. La mattina alle sei mi citofonò Mimmo, il figlio, che mi mise al corrente della morte del padre. Ci crollò il mondo addosso un po’ a tutti.
Che persona era il commendatore?
Quando arrivava da Roma, e stava bene, era un divertimento, ci dava carica e gioia, così come quando ti rimproverava era triste e pesante. Lui era così. Era di una generosità incredibile.
Che programmi aveva?
Aveva programmi davvero ambiziosi. Costantemente ci diceva: «ei ca io in serie A vogghia vau».
Cosa ricordi si quel finale di campionato con Mimmo Renna allenatore?
Quella è una storia tutta particolare. Oramai morti, infilammo una serie di partite giocate con sangue agli occhi. L’ultima Arezzo-Brindisi 1-1 con goal di Marmo. Perdevamo 1 a 0. Ci salvammo. Fu bellissimo quando rientrammo a Brindisi, con quel treno pieno di tifosi, ci fecero festa, portandoci in giro per il corso.
Brindisi mi è rimasta nel cuore. In questa città ho trascorso gli anni più belli della mia vita calcistica. (Nella fotografia Aldo Sensibile con Gigi Boccolini)

Sergio Pizzi

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