Autore: IN EVIDENZA Rubriche Vista da Roma

Brindisi vista da Roma / Violenza tra ragazzi, casi in forte aumento

Sindaci e cittadini preoccupati per l’escalation di violenza giovanile che sta colpendo i Comuni della provincia e il capoluogo. Si tratta – chiariamolo subito – di un fenomeno uniformemente diffuso in tantissime zone del Paese, che quasi mai è viziato da influenze geografiche o politiche, ma che riguarda tutte le città indistintamente. Da Milano a Palermo, da Torino a Trieste, i giovanissimi coinvolti in questi casi spesso fanno parte di comitive che agiscono in modo violento, talvolta per crimine, altre per sfida, finanche per mera ostentazione sui canali social.  In particolare, un recente rapporto realizzato da Transcrime racconta di comitive composte da meno di 10 ragazzi, in prevalenza maschi e con un’età compresa fra i 15 e i 17 anni. Giovanissimi che spesso hanno rapporti problematici con le proprie famiglie, «con i pari o con il sistema scolastico». E ancora difficoltà relazionali o di inclusione nel tessuto sociale e disagio socio-economico. Problemi che si sono naturalmente acuiti nel periodo pandemico, che ha sortito effetti sociali e psicologici drammatici per i giovanissimi.  Nella Capitale i casi che riguardano i giovanissimi si incrociano spesso con un altro tema, quello della così detta «malamovida». Un problema sempre più sentito ed esteso, con conseguenze significative in termini di sicurezza ma soprattutto di vivibilità per i residenti in alcune zone della città, come peraltro accade in tante metropoli internazionali. Ha fatto il giro del web, la scorsa settimana, il video dell’aggressione brutale contro un senza fissa dimora, circondato da una folla di giovanissimi in piazza Trilussa – a Trastevere – e preso a calci in faccia con una violenza inaudita, inimmaginabile. Il paradosso è che l’assalto era cominciato senza alcun motivo preciso, se non quello – come spesso accade – di sfogare rabbia, frustrazione, di farsi notare, perfino di occupare le serate di noia passate in giro per i locali.

Ed è questo forse l’aspetto più inquietante di queste storie, che non possono trovare una risposta unicamente nella ferma reazione delle Istituzioni, nei maggiori controlli, nell’aumento della sicurezza in giro per le strade. Si tratta, difatti, di fenomeni sociali che hanno radici più profonde, che risiedono nella totale condizione di incertezza che coinvolge tantissimi giovani oggi nel nostro Paese, in un disagio sempre più diffuso, nell’assenza di reali alternative, nella mancanza di offerte culturali in tanti quartieri delle nostre città, nel peso che oggi i social possono avere nell’alimentare questi fenomeni. Un disagio che per molti trova origine anche nel ruolo ormai marginale di tanti presidii sociali un tempo più rilevanti, in primis quello della famiglia, ovviamente, ma anche quello della scuola, dei centri ricreativi, della parrocchia, delle associazioni.  Insomma, senza alcuna presunzione di svolgere un’analisi sociologica del fenomeno, non si può notare come quello dei casi di violenze e aggressioni che coinvolgono i giovanissimi siano problemi complessi, su cui ad incidere sono aspetti differenti e su cui non si può immaginare di intervenire unicamente con mezzi repressivi. 

Non è un caso se nel corso dell’ultimo Comitato Provinciale per l’Ordine e la sicurezza – lo scorso 9 novembre – il Prefetto di Brindisi Carolina Bellantoni abbia evidenziato che «l’attività di vigilanza e contrasto non sia da sola sufficiente ad arginare il preoccupante fenomeno, ma vada accompagnata da azioni volte a migliorare anche gli strumenti di prevenzione sociale, ponendo particolare attenzione all’aspetto educativo». Nella nostra Provincia la situazione è molto seria. Nei giorni di Halloween numerosi casi di violenza si sono verificati in tantissime zone. A Brindisi assalti contro i mezzi della STP, vetri in frantumi e feriti, e poi addirittura un attacco alle auto in sosta nella sede della Polizia Locale. E poi ancora a Ceglie, a San Pietro Vernotico, a Francavilla Fontana. Atti vandalici, aggressioni, risse durante eventi sportivi: tutti casi che hanno coinvolto i giovanissimi, che spesso sono anche le prime vittime delle aggressioni. Come uscirne, dunque? Risposta tutt’altro che semplice. Dal punto di vista degli strumenti si lavorerà ad un incremento delle attività di controllo nei luoghi più a rischio, anche avvalendosi maggiormente di strumenti di videosorveglianza e di una misura come il Daspo, che in città era stata già utilizzata per alcuni dei casi di violenza – tre in poche settimane – verificatisi nelle zone di piazza Vittoria. Ma c’è tanto da fare sul tema sociale. La collaborazione istituzionale, auspicata dal tavolo riunitosi in Prefettura, può allargarsi anche al dialogo costante con tutti gli attori coinvolti, anche in campo educativo, sociale, familiare e non solo. Fondamentale è ad esempio il confronto costante con gli operatori dei locali della movida, ma anche con le associazioni nei quartieri e quelle sportive. Tutti uniti in un grande lavoro di rete e di prevenzione sul territorio. 

Andrea Lezzi (Rubrica BRINDISI VISTA DA ROMA – Agenda Brindisi – 11 novembre 2022)

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