redazioneAutore: Primo piano

Il punto di Alfredo Sarli: Covid-19, tutti i rischi del periodo autunnale

«Il fuoco cova sotto la cenere». Parafrasando questo modo di dire, il quesito che molti si pongono è il seguente: «E’ in arrivo la seconda ondata del Covid-19?».
Gli italiani hanno abbassato la guardia e sono divenuti poco rispettosi delle tre regole fondamentali che ancora sono valide contro il virus, e che ricordo essere: 1) indosssare la mascherina al chiuso sempre, e all’aperto quando non è possibile mantenere la distanza fisica di un metro o quando si possono formare assembramenti. 2) lavarsi spesso le mani 3) mantenere una distanza fisica di almeno un metro. La deroga riguarda solo i congiunti conviventi.
E’ quindi iniziata, leggendo i dati di queste ultime settimane, la così tanto temuta «seconda ondata»? Lo scopriremo solo prossimamente. Certo, un incremento dei contagi c’è e continua ad esserci. Ma al di là dei numeri, due sono le considerazioni che fanno ritenere possibile una seconda ondata e che sono oggetto di attenzione: l’età media dei contagiati (arrivata sino a 32 anni nel mese di agosto) ricomincia a salire; aumentano ogni giorno i ricoveri in generale e – dato ancor più preoccupante – quelli in terapia intensiva, dopo che per circa due mesi nessun paziente vi era stato più ricoverato.
Le dichiarazioni giornaliere degli addetti ai lavori non aiutano a comprendere sino in fondo i possibili scenari futuri. Spesso ascoltiamo esternazioni contradditorie che lasciano confusi i cittadini. Il mondo scientifico deve farsi guidare dalla PRUDENZA, parola che sembra aver abbandonato alcuni dei più autorevoli suoi esponenti. Ricordo la lite televisiva fra Tarro e Burioni, quella di Galli con altri esimi professori. «In medio stat virtus», dicevano i latini migliaia di anni fa: la locuzione invita a ricercare l’equilibrio, che si pone sempre tra due estremi, pertanto al di fuori di ogni esagerazione. Troppe prime donne in televisione a contendersi la palma del «chi ne sa di più» e dello «io l’avevo detto» su un virus che ancora non conosciamo del tutto.
Neanche i social aiutano. Siamo diventati tutti virologi, immunologi, medici, esperti del coronavirus e ci lasciamo andare ad affermazioni a volte deliranti, basate unicamente su una dilagante presunzione personale narcisistica. Su queste basi nasce il movimento negazionista che attacca tutto e tutti, e dall’alto di una autoreferenziata conoscenza del virus, o sulla negazione dell’esistenza del virus (questo non l’ho capito bene), invita gli italiani a non rispettare più le regole anti Covid-19, perché sarebbe in atto una «dittatura sanitaria».
Resto basito di fronte a tale affermazione, come se i mesi di marzo e aprile fossero stati la proiezione di un film, come se i medici e il personale sanitario deceduto nell’assistere i pazienti contagiati fossero stati il frutto di una allucinazione collettiva, come se quella interminale fila di camion militari del bergamasco che trasportavano i cadaveri per la cremazione, non essendoci più posto neanche nei cimiteri oltre che negli ospedali, fossero un sogno collettivo, o addirittura un «inganno preconfezionato» dallo stato affinché potesse giustificare e instaurare una «dittatura sanitaria». Chiedete ai medici che hanno lottato e lottano in prima fila se riusciranno ad affrontare con la stessa forza d’animo, con la stessa vigoria fisica una seconda ondata uguale o peggiore della prima.
Il risultato di tutta questa confusione si traduce nel vedere molta gente che non indossa a dovere la mascherina, che ora sempre più spesso si vede indossata al gomito, in sostituzione del casco di recente memoria.
Perciò concludo invitando tutti i cittadini ad osservare le disposizioni governative circa l’uso della mascherina. Vi sembra una disposizione difficile da accettare, sapendo che, al di là delle convinzioni personali, indossarla potrebbe comunque salvare vite umane? Meditate, e che non succeda mai che possiate essere responsabili della morte di un vostro congiunto.
Alfredo Sarli – Medico / Già primario di medicina interna del «Perrino» di Brindisi

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