Andrea LezziAutore: IN EVIDENZA Rubriche Vista da Roma

La storia di Patrick Zaki ci coinvolge tutti

È innegabile che ci troviamo nel bel mezzo di una fase complicata, in cui ognuno di noi nella propria quotidianità è toccato da piccoli grandi problemi: difficoltà sociali, economiche, di salute, che questa crisi non ha fatto altro che intensificare. Eppure non per questo dovremmo smettere di guardarci attorno, di capire cosa accade nel mondo, provando a osservare con attenzione e curiosità oltre le nostre quattro mura.
«Stranamente – ha scritto Papa Francesco – non abbiamo mai avuto più informazioni di adesso, ma continuiamo a non sapere che cosa succede». E difatti sembra essere proprio questa la grande malattia dei nostri tempi: siamo travolti dagli eventi, sopraffatti dagli strumenti di comunicazione, ma diventiamo sempre più distratti, superficiali, disinformati. Non sempre e non tutti, per fortuna. Sbaglieremmo a voltarci dall’altra parte solo perché le cose non ci riguardano da vicino. Ci sono storie, ad esempio, che riescono a toccare nel profondo, probabilmente per la loro forte carica di ingiustizia. Storie che come le idee a volte superano i confini e riescono ad arrivare nelle nostre piazze, nelle università, nei luoghi della politica e nei tg. Storie in cui le vittime pagano il prezzo dei loro ideali, della loro libertà; in cui gli obiettivi sono le opinioni, la parola, quei diritti che a noi sembrano intoccabili ma che in altri luoghi non lo sono affatto.
Solo negli ultimi giorni in nazioni diverse e lontane tra loro si sono verificati diversi casi di persecuzioni politiche o di azioni violente causate da ragioni sociali, politiche, culturali. È accaduto in Libano, in Russia, in Birmania, in Turchia, dove attivisti, politici impegnati, giornalisti, sono stati uccisi o arrestati. E questo solo la scorsa settimana. Tra queste c’è una storia che a noi italiani ci riguarda ancor più da vicino, ed è quella di Patrick Zaki. Molti di voi avranno notato i cartelli colorati in città. Nella zona di piazza Cairoli colpiscono per i toni vivaci e la grafica originale. Sono il risultato di un bel progetto internazionale per far conoscere la storia del giovane attivista egiziano e chiederne la liberazione. Il giovane, che fino allo scorso anno frequentava un master all’Università di Bologna, a febbraio era rientrato per una breve vacanza nel proprio Paese quando è stato fermato e sottoposto a detenzione preventiva fino a data da destinarsi.
L’accusa – generica e alquanto surreale – è quella di propaganda sovversiva a causa di dieci post su Facebook che, peraltro, lui dichiara di non aver mai scritto. Accusato di «incitamento alla protesta» e «istigazione a crimini terroristici» Patrick Zaki rischia fino a 25 anni di carcere.
È evidente, dunque, la gravità di una tale situazione ed è per questo che è fondamentale sensibilizzare le persone su questa storia. Ma personalmente credo lo sia anche per un ulteriore motivo: in una fase in cui troppo facilmente si parla di regimi, di dittature sanitaria e così via, credo la lezione più importante per tutti noi possa arrivare ogni giorno da quei Paesi – non così lontani – dove il concetto di democrazia appare molto fragile se non del tutto inesistente. Dove a causa delle tue idee, a ventotto anni rischi di ritrovarti dietro le sbarre e di diventare un vero e proprio prigioniero di coscienza.
Andrea Lezzi (Rubrica BRINDISI VISTA DA ROMA – Agenda Brindisi – 12 febbraio 2021)

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