Autore: Rubriche Vista da Roma

Post Covid-19, estate e turismo: il Sud alla prova di maturità

Rubrica Vista da Roma

Non nascondo di aver provato un attimo di smarrimento qualche giorno addietro, leggendo dell’interrogazione presentata alla Commissione Europea da parte di alcuni deputati della Lega. Non fosse altro per il titolo beffardo e un po’ spiazzante: «Turismo: Lega, aprire corridoi per le regioni del Sud Italia». Chi ce lo doveva dire, proferivo tra me e me, che un giorno le parole «Sud» e «Lega» si sarebbero trovate nella stessa frase, e per di più per un fine nobile per i territori del Mezzogiorno? Si tratta, difatti, di invitare i Governatori delle regioni meridionali ad adeguarsi per tempo agli standard richiesti dall’Unione Europea e attivarsi per la stipula di accordi bilaterali tra il Governo italiano e altri Paesi per la creazione di corridoi turistici verso il Mezzogiorno.
Il tema, titoli a parte, esiste e il Governo lo sta affrontando proprio in questi giorni. Riguarda ben da vicino il destino dei nostri territori, perché diventa sempre più evidente che la prossima estate sarà sì a dimensione locale, basata soprattutto sul turismo di prossimità, sulla scoperta da parte degli italiani dei propri territori, ma anche aperta al turismo straniero. In quest’ottica i territori caratterizzati da una bassa incidenza dei contagi saranno i prediletti dai forestieri. Per questo, numeri alla mano, la strategia più discussa in questi giorni è quella che vede l’Italia del Sud come meta alternativa ad altre destinazioni classiche del Mediterraneo. In primis quelle balcaniche, le regine del bel mare a buon prezzo: Grecia, Croazia e negli ultimi anni anche Montenegro e Albania.
Si tratta di una fetta enorme del mercato europeo alla quale si aggiunge anche quella parte di turismo straniero – specie del centro e nord Europa – che rinunciando alla classica vacanza nel Nord Italia, ancora ferito dall’epidemia, proverebbe ad «allungarsi» da Roma in giù. Parliamo del turismo proveniente da Austria, Germania e Olanda, ad esempio, da sempre legato alla montagna, ai campeggi, ai grandi laghi, ma che per questa estate potrebbe azzardare un giro più a sud.
Le nostre regioni hanno davanti, dunque, una grande opportunità per ripensare la propria offerta turistica.
Un’occasione che anche le Istituzioni non devono fardi scappare, per un rilancio pieno e maturo del Mezzogiorno, per il suo pieno accreditamento tra le mete internazionali, per una vera modernizzazione dell’offerta e dei servizi.
In questo la Puglia, va detto, è messa abbastanza bene rispetto ad altre regioni: ha un brand forte e conosciuto ed è in grado di offrire standard elevati nonché un’offerta decisamente variegata. La prossima stagione estiva partirà però azzoppata dalla crisi globale che ha colpito il settore. Bisogna quindi lavorare sodo e in prospettiva, e guardare con cauto ottimismo alle prossime stagioni.
Le incognite non mancano, a cominciare dall’evoluzione stessa dell’epidemia mondiale, fino alle crisi drammatiche che hanno colpito fette importanti del turismo – pensiamo allo shock per il comparto aereo – e alla impossibilità di prevedere con certezza l’afflusso dei prossimi mesi.
La sfida però è troppo importante e offre un improvviso e inatteso vantaggio per i nostri territori. Guai però a farne una questione di rivalsa o di campanilismo con le regioni del Nord. Si tratta, invece, di poter finalmente dimostrare di essere competitivi, capaci e coesi.
Andrea Lezzi

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