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Premio alla regia per Gides della regista brindisina Valentina Castelli

Quale regista non desidererebbe ricevere un premio alla regia per la sua opera prima? La maggior parte delle volte rimane un sogno, ma per Valentina Castelli, 37 anni, regista, produttrice, attrice e sceneggiatrice, originaria di Brindisi e residente a Lecce, si tratta di una meravigliosa realtà. Il premio è arrivato in occasione del Basilicata International Film Festival, che si è tenuto a Ruvo del Monte (PZ) dal 6 all’8 Ottobre 2022, ed è stato assegnato alla miglior regia per il cortometraggio Gides, le cui riprese si sono tenute dal 14 al 18 Luglio 2021 nella zona di Lecce. La commissione di giurati che ha assegnato i riconoscimenti era composta da Pasquale Cangiano, regista, Francesco Capuano, regista, Manuela Gieri, docente di storia e teoria del cinema, e Valerio Monaco, scrittore, che hanno avuto l’arduo compito di selezionare il migliore tra i 33 cortometraggi finalisti, di provenienza nazionale ed internazionale. Gides è una donna affetta da depressione, vive sola ed è tormentata. Lavora come infermiera in un ospedale e, un giorno, arriva una coppia vittima di un grave incidente stradale. Le vittime sono Guido, il suo ex fidanzato, del quale lei è ancora profondamente innamorata, e Maddalena, la nuova compagna di Guido. Sarà proprio quest’ultima ad avere la peggio nell’incidente; infatti se non si dovesse trovare un cuore nuovo, lei morirà. A Gides spetterà, suo malgrado, affrontare una nuova inquietudine esistenziale. Tema dell’amore è il filo conduttore che ha ispirato la stesura e la realizzazione del cortometraggio, prodotto da Sussurri e Grida Vision e distribuito da Prem1ere Film, ora in corsa per l’ambito David di Donatello 2023. 

«Sono profondamente sincera nel dire che non avevo neanche osato sperarci – ha dichiarato Valentina, che nel corto ha anche interpretato il ruolo della protagonista – la qualità dei cortometraggi concorrenti era molto alta, io sono alla mia prima opera e, seppur pienamente consapevole degli sforzi e dei sacrifici che hanno portato a questo risultato, mi sembrava un sogno troppo grande da poter realizzare. Al tempo stesso ciò mi rende immensamente orgogliosa di me e della squadra che ha supportato il mio progetto e ripaga di tutta la dedizione e la disciplina con la quale mi dedico al mio lavoro ogni giorno. Considero questo premio come un segnale che mi indica di essere sulla strada giusta, quella che spero mi porterà verso un futuro lavorativo intenso, sogno di poter continuare a raccontare storie e fragilità degli esseri umani, che, in fondo, sono ciò che ispira il nostro lavoro e la parte più interessante di esso. Il personaggio di Gides, per me rappresenta la categoria dell’amore, quello che non si adegua alle leggi del mondo odierno, ma che è legato a quell’esempio di amore che ci ha voluto trasmettere la figura di Gesù Cristo.  Ringrazio le mie amiche, in particolare Francesca Cioffi, Rita Greco e Chiara De La Cruz, che mi sono state vicine fin dal primo momento e che continuano a tenermi la mano in questo percorso tortuoso e pieno di sfide. Dedico questo premio a mia madre, la donna che mi ha insegnato cosa significhi amare, alla professoressa Cristina Morisco, che mi ha insegnato l’amore per la verità e la ricerca del profondo, a Vita Nicoletti, che mi ha cresciuta con il valore della lealtà, e alla dott.ssa Agnese Rossini, che mi ha restituito la mia vita. E infine ringrazio coloro che sono le mie stelle polari, Ingmar Bergman, e la sua irripetibile cinematografia, ma soprattutto Dio, senza il quale non potrei fare nulla di tutto ciò».

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