redazioneAutore: Attualità

Tra Giorgio Sciarra e Antonio D’Amore botta e risposta sul G20

Carissimo Direttore,
in riscontro all’articolo a firma del sig. Sciarra apparso sul n. 26 del Vostro giornale, pur rammaricato del vile attacco personale subito, ma senza voler alimentare una sterile polemica dal gusto squisitamente personale, vorrei precisare che la mia dichiarazione tendeva proprio ad evidenziare l ‘ottimo lavoro svolto dalle istituzioni di Bari che hanno voluto e saputo coinvolgere tutti gli attori del loro territorio (Regione, Prefettura, Comune, Provincia, Camera di Commercio ed Associazioni di categoria), riuscendo ad intercettare l’incontro del G20 ed a trasformarlo in un occasione di promozione territoriale che li ha visti protagonisti sulle principali testate giornalistiche nazionali ed internazionali.
A Brindisi, il mancato coinvolgimento degli «attori istituzionali» sopra richiamati, ha invece prodotto uno scarso ritorno mediatico, dal carattere esclusivamente locale, generando al contempo l’ennesimo blocco delle attività commerciali e dei servizi pubblici ai cittadini. Al riguardo vorrei precisare che la Camera di Commercio di Brindisi, non è stata assolutamente coinvolta nella fase organizzativa, né ha potuto dare alcun tipo di contributo (anche solo in termine di idee). Purtroppo, essendo un Ente pubblico, la Camera di Commercio non si occupa di «fuochi d’artificio» (e sono certo che non è stato solo questo il ruolo della Camera di Commercio di Bari) ma, se coinvolta, sarebbe stata ben lieta e disponibile a collaborare con la Regione ed il Comune di Brindisi per contribuire al coordinamento di iniziative finalizzate allo sviluppo economico del territorio.
Vorrei dunque far presente al sig. Sciarra che il suo articolo, scritto leggendo un post sul mio profilo Facebook (ma senza avvertire la necessità di sentire il sottoscritto né di darmi la possibilità di chiarire il mio pensiero), risulta approssimativo e fuorviante per i vostri lettori .
Certo di aver chiarito la mia posizione, porgo cordiali saluti.
Dott. Antonio D’Amore Commissario Straordinario CdC
LA REPLICA DI SCIARRA
Credo che il dott. Antonio D’Amore faccia un po’ di confusione fra ciò che è un ruolo pubblico e quello di un privato cittadino, a parte l’uso di alcuni termini utilizzati in maniera impropria.
Il suo disappunto – per la mancata organizzazione di un evento «a latere» della visita del G20 – lo esterna attraverso il profilo privato di Facebook. Disappunto riportato integralmente nel mio articolo di Zona Franca, al quale risponde con toni risentiti. Nel farlo usa la carta intestata dell’Ente camerale, ma pubblicandola sul suo profilo privato. Quisquiglie, direte voi, forse. Ma dirigendo un Ente pubblico, si diviene inevitabilmente un personaggio pubblico, con le responsabilità che ne conseguono, sempre (H24). Piaccia o non piaccia.
Il «dispiacere» postato da D’Amore sarebbe stato plausibile se lo avessi esternato io o Teodoro o Cosimo o un qualsiasi altro cittadino, che, legittimamente o no, nutriva maggiori aspettative in tale occasione. Scritto da lui, presidente o commissario dell’Ente camerale, mi dispiace ma è molto meno accettabile. Lui – come altri suoi colleghi – non ha responsabilità eguali a quelle di un comune cittadino e, come ho già scritto, avrebbe potuto avere la possibilità «se non di organizzare, quanto meno di essere parte proponente di una qualsiasi iniziativa». Non fosse altro che per rendere un servigio alla collettività, a prescindere dall’esito delle proposte avanzate.
I «baresi», beneficiari dei complimenti di D’Amore – ai quali, peraltro, mi sono unito -, hanno fatto i loro interessi, e anche bene. Chi non li ha fatti, probabilmente, siamo stati noi e nessuno, che abbia responsabilità pubbliche (piccole, medie o grandi), si può «sfilare» da ciò.
Ritornando alla lettera vergata su carta intestata della CdC, quindi con tutti i crismi dell’ufficialità, D’Amore si dice «rammaricato del vile attacco personale». Dispiace che si rammarichi, anche perchè – come ho cercato di spiegare – non c’è nulla di personale se non la constatazione di una notevole differenza di vedute, sottolineata anche da questo episodio, e di ciò mi sono già fatto una ragione. Lo invito, però, a rivedere l’uso di alcuni termini di cui evidentemente non conosce a fondo il significato: cosa ci sarebbe di «vile» in una critica avanzata pubblicamente e non in modo anonimo?
Che la Camera di Commercio non si occupi di fuochi d’artificio è noto, ma è lui a citare questo episodio nel suo post, non io nel mio articolo. Infine, perché mai avrei dovuto avvertire la necessità di sentirlo? Le sue parole erano, anzi sono, molto chiare ed esemplificative del perché ci troviamo in questa situazione. Se occorre chiarire quanto si scrive, vuol dire che non si è riflettuto abbastanza prima di farlo. E stia sereno, non c’è «rassegnazione», semmai incazzatura, molta.
Giorgio Sciarra

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