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Virgilio e le colonne romane di Brindisi: opera di ingegneria inversa

«Dopo XX secoli e mezzo di naufragio nelle nebbie del tempo, Enea approda a Brindisi, lì dove è sempre stato. Scolpito nel marmo del capitello della colonna romana superstite, affianco alla casa del suo ideatore (Virgilio), nel luogo dove il poeta è morto il 21 settembre del 19 aC».
Lo afferma Danilo Urso (foto), autore del libro «Virgilio e le colonne romane di Brindisi – Opera di Ingegneria Inversa», che verrà presentato mercoledì 21 settembre alle ore 20 (vedi locandina a pagina 8) nel Cinema Teatro Impero di Carmelo Grassi che, con l’occasione dell’ospitalità offerta, ha accolto l’invito rivoltogli da Urso ad intitolare una sala a Virgilio. Così continua l’autore: «Virgilio ha considerato quel luogo sull’altura prospiciente il porto di Brindisi come una vera e propria ‘cabina di regia dell’Eneide’. Il magnifico paesaggio naturale ne costituiva le quinte e le immani colonne, che Egli ha ideato e fatto erigere, erano intese come una sorta di ‘scenografia a decoro delle scene future’ (Eneide, Libro I, 427)».
Certo, soprattutto di questi tempi, la notizia potrebbe essere liquidata da molti come una delle tante ‘fake news’.
Chi conosce Danilo Urso da molto tempo, sa che non è assolutamente una persona superficiale, né tantomeno avvezza a diffondere falsità per il gusto del sensazionalismo. Il suo curriculum, molto ricco di studi interdisciplinari, testimonia il contrario. Si tratta quindi di un incredibile abbaglio o di un raggio di luce che fende le nebbie del tempo? «Dall’ascolto e dalla visione attenta della grafica della presentazione della serata, ciascuno spettatore potrà riflettere. E, se lo vuole, cominciare ad approfondire la questione, leggendo il libro».
Così conclude, provocatoriamente, l’autore: «Quale biologo marino studierebbe i pesci tirandoli fuori dall’acqua? Perché, allora, studiare i poeti eliminando la dimensione dell’immaginifico? Occorre attivare una comprensione empatica, per poter capire a fondo le cose. E, nel farlo, sia chiaro, è necessario non abbandonare mai il rigore scientifico con cui condurre qualsiasi ricerca».

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